Non solo di Meccanica Agricola si è parlato sabato mattina a margine dell’inaugurazione della Fiera di Saluzzo.
Una volta tagliato il nastro, Paolo Bongioanni, assessore regionale all’agricoltura e il suo braccio destro Roccò Pulitanò, consigliere provinciale, esponenti di primo piano di Fratelli d’Italia, si sono ritrovati ad affrontare il tema delle elezioni provinciali insieme al consigliere regionale Mauro Calderoni e al segretario provinciale del partito Davide Sannazzaro, anch’egli consigliere provinciale, rappresentanti di prima fila del Partito Democratico.
Un incontro nemmeno troppo riservato, visto che non è sfuggito agli sguardi di quanti si interrogavano sul singolare capannello.
Che cosa si siano detti i quattro nello specifico non si sa, ma è poco verosimile che abbiano disquisito sugli ultimi ritrovati della meccanica agricola.
Non è un mistero per chi si occupa di politica che sia in corso, non da oggi, uno scambio di vedute tra Bongioanni e Calderoni sul caso Provincia e che i due si ritrovino concordi nel ritenere la soluzione unitaria la migliore per la prossima governance dell’Amministrazione Provinciale.
Lo schema sarebbe quello in parte già noto: 6 consiglieri al centrodestra (3 Forza Italia, 2 Fratelli d’Italia, 1 Lega) 3 ciascuno a Patto Civico e centrosinistra.
FdI, in questa eventualità, guadagnerebbe un posto in Consiglio ma al prezzo di un accordo che è stato escluso dalla federazione provinciale.
Il Pd perderebbe un seggio ma eviterebbe lo stress della ricerca di un candidato/a da contrapporre a Luca Robaldo per la presidenza.
A quest’ultimo la soluzione potrebbe anche non dispiacere, se non fosse che in questo modo il Patto dovrebbe sacrificare un posto, aspetto che comprometterebbe i delicati assetti di rappresentanza territoriale mortificando alcune ambizioni personali.
L’ipotesi sembra non dispiacere allo stesso presidente della Regione Alberto Cirio, che registra però la contrarietà dei pattisti e della federazione provinciale di Fratelli d’Italia, i quali si sono pubblicamente pronunciati in senso contrario.
Oltre alle divergenze politiche (di non poco conto) c’è un altro tema che – qualora la strada unitaria tornasse in auge – deve essere affrontato: l’equilibro di genere.
La norma stabilisce infatti che le liste di 12 candidati prevedano la rappresentanza di genere con un rapporto di 7 a 5.
Nel caso di lista unitaria come verrebbe declinato questo aspetto?


