I cavalli (e i loro allenatori) fuori da Palazzo Estense.
Si è aperto così questa sera il primo dei consigli comunali di Varese dedicati all’esame del nuovo Programma di Governo del Territorio. Una presenza - meglio un presidio - non casuale e non inatteso, a sottolineare uno dei nodi “particolari” che il PGT firmato Galimberti nella sua formazione si è portato con sé: il destino delle scuderie Olona (resteranno o saranno sostituite da altri complessi immobiliari?) e il loro ruolo nel futuro dell’Ippodromo.
«Chiediamo di modificare la scheda del PGT relativa alle scuderie, là dove oggi è prevista la possibilità di trasformare tutto in residenziale - ha dichiarato Valentina Oglialoro, in rappresentanza delle 30 persone che a vario titolo sono legate alla struttura (allenatori e non solo) - Le nostre non sono attività dismesse: ci sono i cavalli, ci sono attività lavorative e l’ippodromo è ripartito. Chiediamo quindi di modificare la scheda già in questa fase, prevedendo l’acquisizione delle scuderie da parte del Comune. Con il cambio di gestione, infatti, le scuderie sono rimaste private e in capo al vecchio gestore, mentre l’ippodromo è comunale ed è passato a un nuovo gestore».
Prima ancora di queste parole, però, il gruppo aveva già incassato le parole di apertura del sindaco Davide Galimberti e dell’assessore allo Sport Stefano Malerba e un ordine del giorno presentato nel pomeriggio (leggi QUI) che ne rafforzava il senso: «La volontà del Consiglio comunale è creare da subito un tavolo con tutti i soggetti interessati, dagli operatori dell’ippica ai residenti, per trovare una soluzione che risponda alle diverse esigenze della zona. Un anno fa c’era grande preoccupazione per la possibile chiusura dell’ippodromo; oggi, grazie all’iniziativa dell’amministrazione e a un operatore che sta investendo, la situazione è diversa: l’ippodromo prosegue la propria attività e siamo contenti che il settore sia tornato vivo e vivace. È interesse di tutta la città trovare una soluzione».
«Un significato politico molto forte»
Una parentesi quella descritta, pur importante, in una serata di discussioni e confronti che dal cortile si sono trasferiti in aula. In primo luogo il PGT in corso d’adozione è stato presentato dallo stesso Galimberti e dall’assessore Andrea Civati: «Quello che affrontiamo questa sera è un momento dal significato politico molto forte - ha detto Galimberti - frutto di un percorso lungo e partecipato che ha coinvolto consiglieri, assessori, tecnici e tante realtà associative della città. Il PGT è uno degli strumenti più importanti per delineare la Varese del futuro, accompagnarne lo sviluppo e accelerare i processi di rigenerazione urbana. Il lavoro di queste settimane ha portato anche a una serie di proposte della maggioranza che migliorano alcuni aspetti puntuali senza stravolgere l'impianto del piano. Ma soprattutto il percorso non finisce con il voto di questa sera: nei prossimi mesi dovrà continuare il confronto con cittadini, associazioni e soggetti interessati. Questo deve essere il PGT di tutta la città».
«Quando parliamo di urbanistica non parliamo soltanto di regole o di come si costruisce un edificio, ma di come vogliamo che si svolga la vita quotidiana dei cittadini. La prima sfida è rispettare il territorio e fermare il consumo di suolo: con questo PGT recuperiamo e salvaguardiamo oltre 300 mila metri quadrati, l'equivalente di circa 40 campi da calcio. Questo non significa rinunciare agli investimenti, ma concentrarli sul patrimonio esistente, incentivando attività produttive, strutture alberghiere e interventi di rigenerazione. Allo stesso tempo vogliamo costruire sempre di più una città dei 15 minuti, riportando servizi e attenzione nei quartieri, anche attraverso un fondo specificamente destinato ai 12 consigli di quartiere. In sostanza vogliamo passare dalla stagione delle grandi trasformazioni a quella della cura della città: dei cittadini, dei quartieri e di chi ha più bisogno, senza dimenticare il sostegno a chi vuole investire, alle attività economiche, ai commercianti e ai professionisti».
«Scelte coraggiose»
Alle premesse della giunta sono seguite quelle tecniche, che hanno chiamato in causa il professor Andrea Arcidiacono del Politecnico di Milano, coordinatore del gruppo di lavoro redigente il PGT varesino, il professor Emanuele Boscolo dell’Università dell’Insubria, altro esperto che ha contribuito alla stesura, e il dirigente comunale architetto Gianluca Gardelli.
Le parole del consigliere PD Domenico Marasciulo hanno invece aperto la discussione politica: «Non si può sostenere che questo Piano sia stato costruito in poche settimane o prevalentemente durante l’estate - ha detto rispondendo alle polemiche che per tutto il mese di agosto sono state sollevate dalla maggioranza - Il procedimento è iniziato nel febbraio 2023, è passato attraverso commissioni, incontri con i quartieri e le realtà economiche e sociali e ha raccolto 454 contributi. Una cosa è discutere nel merito le scelte del PGT, un’altra sostenere che sia mancato il confronto». «Va inoltre chiarito - ha continuato - che quella di oggi è l’adozione, non l’approvazione definitiva. Dopo il deposito sarà possibile presentare osservazioni e il Piano tornerà in Consiglio, che potrà apportare modifiche. Da domani, quindi, il confronto non finisce: entra semplicemente in una nuova fase. Molte delle scelte contestate non nascono a Palazzo Estense: riduzione del consumo di suolo, rigenerazione urbana, adattamento climatico e tutela ambientale derivano da un quadro normativo europeo, nazionale e regionale che il Comune è chiamato a tradurre nella propria pianificazione».
Come da copione l’endorsement dell’intera maggioranza, con gli interventi di Maria Paola Cocchiere (Varese Praticittà), Guido Bonoldi e Giuseppe Pullara (Lavoriamo per Varese) e di Maria Grazia D’Amico (Progetto Concittadino), che in particolare si sono soffermati sugli aspetti ambientali. Cocchiere: «Questo è un PGT che ha voluto coinvolgere e che affronta temi fondamentali come transizione energetica, accessibilità e cambiamento climatico. È una scelta coraggiosa perché punta davvero al consumo di suolo zero, a rendere il verde accessibile in ogni quartiere, a contrastare le isole di calore e a recuperare le aree dismesse. I bisogni e il contesto sono cambiati e servono strumenti nuovi: per questo il nostro voto sarà convintamente favorevole». Bonoldi: «Questo Piano mette in relazione urbanistica, salute e inclusione sociale: contrasta le isole di calore con parametri concreti sul verde, incentiva il recupero degli immobili dismessi per finalità sociali e riconosce la casa come luogo di cura, consentendo ampliamenti fino a 20 metri quadrati per le esigenze di persone con disabilità e ultrasettantenni. Importante anche il recupero del patrimonio delle cooperative sociali e storiche, che potrà offrire soluzioni abitative ad anziani, studenti e operatori sanitari. È un PGT che riconosce che la salute dipende anche dalla qualità dell’abitare e dell’ambiente urbano, con l'obiettivo di prevenire la fragilità e permettere alle persone di rimanere nel proprio ambiente di vita». Pullara: «Questo PGT indica una direzione chiara e coraggiosa per il futuro di Varese: stop al consumo di suolo, sì alla rigenerazione e al recupero dell’esistente, a una città più verde, vivibile, resiliente e attrattiva, capace di crescere senza espandersi in modo disordinato e di coniugare tutela del territorio, sviluppo e nuove opportunità, perché governare significa avere la responsabilità e il coraggio di guidare il cambiamento».
«Sì ma dov’è l’attrattività?»
Decisamente diverse le opinioni della minoranza sul documento:«Abbiamo avuto solo un mese per esaminare una mole enorme di documenti, e credo che il Consiglio ne esca svilito - il verbo di Luca Boldetti (Forza Italia) - Nel merito, il principio del consumo di suolo zero è condivisibile, ma non trova sempre applicazione concreta, a partire dalle maggiori volumetrie previste nelle aree industriali. Ho dubbi anche sulla città dei 15 minuti, considerando il calo demografico e la bassa densità abitativa di Varese: a Bizzozero, per esempio, le attività continuano a chiudere. Sugli immobili dismessi, togliere capacità edificatoria rischia di penalizzare proprietari già in difficoltà, costringendoli a svendere. Infine, non condivido l'idea dell'Agenzia dell'abitare: Varese non è Milano e non credo abbia bisogno di un nuovo soggetto pubblico di questo tipo: piuttosto cerchiamo di scongiurare il rischio che Varese diventi una città dormitorio».
A “due velocità” l’opposizione critica della Lega. Bocciatura dura, totale, distruttiva quella del capogruppo Stefano Angei: «Questo PGT non è uno strumento di sviluppo né un disegno per il domani: è l’ultimo colpo di coda di una giunta allo scadere, che tenta di blindare ideologicamente il futuro della città. Dietro un ambientalismo da salotto c’è una mentalità del “non fare”, che rischia di ingessare e bloccare Varese». «Lo scandalo più grande è il Piano dei Servizi: centinaia di pagine che non programmano nulla e si limitano a fotografare l’esistente, senza idee, prospettive o visione. È il Piano del declino rassegnato». «Questo documento rischia di provocare la totale ingessatura di Varese, allontanando investimenti, spaventando professionisti e spingendo le giovani coppie verso i comuni vicini. Avete trasformato l’opportunità del PGT nella certezza della paralisi».
Meno dure, ma comunque negative, le posizioni dei colleghi di partito Matteo Bianchi ed Emanuele Monti: «Il Piano attribuisce inoltre un forte potere discrezionale al sindaco e alla Giunta su scelte molto pesanti per la trasformazione della città. A mio avviso decisioni di questa portata dovrebbero invece passare maggiormente dal Consiglio comunale, che è il luogo chiamato a esprimere e discutere una visione complessiva della città». E ancora: «Diciamo di voler creare opportunità e rendere Varese attrattiva, dall'altra introduciamo meccanismi che rischiano di non offrire un reale vantaggio a chi vuole investire. Anche i criteri di carattere sociale e ambientale sono condivisibili, ma devono essere definiti in maniera chiara e non lasciare eccessiva discrezionalità. Infine c'è un problema di partecipazione reale: possiamo dire di aver ascoltato cittadini e soggetti interessati, ma bisognerà vedere quante delle osservazioni e delle proposte presentate troveranno effettivamente spazio nel Piano».
«Dobbiamo dare una connotazione forte alla città di Varese: una visione che allo stato attuale non c’è - ha invece affermato Bianchi - Io non ho capito oggi, nel 2026, che tipo di città vogliamo tra vent’anni. Dobbiamo misurare questo documento anche in termini di quanto lavoro viene prodotto o creato. Non possiamo pensare che le persone vengano a vivere qui solo perché Varese è una città verde e ha una qualità dell’aria migliore di Milano…».
Infine, dopo un più equidistante Luca Paris (Movimento 5 Stelle), ecco Salvatore Giordano (Fratelli d’Italia): «Manca una visione strategica della città che la metta in condizione di essere attrattiva. Bisogna attrarre investimenti per chi vuole venire a Varese».
Stasera, mercoledì 2 settembre, sarà la volta di emendamenti, che saranno 66, e ordini del giorno, che saranno 6.












