La vicenda del mare vietato ad Arma di Taggia arriva all’attenzione della Procura della Repubblica di Imperia. Alleanza Progressista ha presentato un esposto chiedendo alla magistratura di valutare quanto accaduto durante l’ultimo episodio di inquinamento delle acque e di verificare l’eventuale sussistenza di violazioni di legge nella gestione degli impianti, nei controlli ambientali e nei provvedimenti adottati. L’atto, redatto il 18 agosto, è stato consegnato e formalmente ratificato il 20 agosto presso la Stazione dei Carabinieri di Imperia. All’esposto, composto da tre pagine, sono stati allegati i risultati analitici di Arpal relativi alla stagione balneare 2026 e una dichiarazione diffusa dal sindaco di Taggia, Mario Conio, attraverso i propri canali social. Con la presentazione dell’esposto, l’associazione sottopone alla Procura una serie di circostanze e chiede all’autorità giudiziaria di valutare se vi siano elementi sui quali svolgere ulteriori approfondimenti.
Il divieto di agosto e le analisi non conformi. Al centro dell’atto c’è il divieto temporaneo di balneazione disposto dal Comune di Taggia nei primi giorni di agosto sull’intero litorale di Arma. Il provvedimento era stato adottato dopo che un controllo ordinario di Arpal aveva rilevato una concentrazione di enterococchi intestinali superiore al limite previsto dalla normativa. Il campione aveva restituito un valore di 300 unità ogni 100 millilitri, rispetto alla soglia massima di 200, mentre l’Escherichia coli era rimasta entro i parametri. Poiché il litorale di Arma costituisce un unico tratto di balneazione associato al punto ufficiale denominato “Colonia Ruffini”, l’ordinanza aveva riguardato tutta la costa comunale. Nei giorni successivi erano stati effettuati nuovi campionamenti. Soltanto le analisi sui prelievi dell’8 agosto avevano certificato il completo rientro dei valori, consentendo al sindaco di revocare il divieto il 9 agosto. La balneazione era quindi rimasta vietata per quattro giorni, in uno dei momenti più delicati della stagione turistica e a meno di una settimana da Ferragosto. Alla riapertura del mare non era però corrisposta l’individuazione certa della causa che aveva prodotto il superamento.
Le differenti ricostruzioni di Arpal e Rivieracqua. È proprio sull’origine dell’episodio che si concentra una parte rilevante dell’esposto. Alleanza Progressista richiama le verifiche eseguite da Rivieracqua, gestore del servizio idrico integrato, e le valutazioni espresse da Arpal, evidenziando quella che considera una mancata convergenza nelle ricostruzioni. Durante l’emergenza Rivieracqua aveva comunicato di aver controllato la rete fognaria e gli impianti di sollevamento a servizio della zona, con particolare attenzione alla stazione situata sulla sponda destra del torrente Argentina. Secondo quanto riferito dalla società, non erano emerse anomalie gestionali o funzionali in grado di determinare apporti di reflui nelle acque marine interessate dal monitoraggio. Il gestore aveva inoltre spiegato che la presenza degli enterococchi, in assenza di un contemporaneo superamento dell’Escherichia coli, poteva essere compatibile con una contaminazione precedente, considerata la maggiore persistenza di questi microrganismi nell’ambiente marino. L’associazione richiama però anche le dichiarazioni rilasciate nei giorni dell’emergenza da Arpal, secondo le quali il dato appariva riconducibile a una problematica circoscritta di natura fognaria e non a un fenomeno generale esteso al mare del Ponente. Da qui la richiesta di approfondire le condizioni della rete e di chiarire come possano conciliarsi la dichiarata regolarità degli impianti e il superamento registrato nel campione ufficiale. L’esposto segnala inoltre la presenza, riferita dall’associazione, di cattivi odori percepiti nella zona. Anche questo elemento viene indicato come una circostanza da verificare e non come la prova dell’origine dell’inquinamento.
Il precedente di giugno tra gli atti allegati. La documentazione consegnata ai Carabinieri richiama anche la precedente emergenza vissuta da Arma tra giugno e luglio, quando una criticità alla condotta nella zona della foce del torrente Argentina aveva portato il Comune ad adottare limitazioni alla balneazione e a effettuare campionamenti straordinari. La ricostruzione di quelle settimane è contenuta negli articoli di stampa allegati all’esposto con una funzione di contesto. Nel corso dell’emergenza il Comune aveva disposto interventi urgenti, commissionato analisi indipendenti e trasmesso una parte della documentazione alla Procura. Alleanza Progressista mette in relazione i due episodi per sostenere la necessità di un esame complessivo delle condizioni della rete e dei sistemi di controllo. L’esposto, tuttavia, non dimostra che l’episodio di agosto sia stato provocato dalla criticità verificatasi a giugno, né individua una causa certa del superamento rilevato da Arpal.
La richiesta alla Procura. Nella parte conclusiva dell’atto, l’associazione domanda alla Procura di valutare se nei comportamenti dei dirigenti e dei tecnici di Rivieracqua, dei funzionari incaricati dei controlli di Arpal e dell’amministrazione comunale di Taggia possano configurarsi eventuali violazioni penalmente rilevanti. Si tratta della formulazione tipica di un esposto: non vengono dichiarate responsabilità già accertate, ma si chiede alla magistratura di esaminare i fatti, la documentazione disponibile e le condotte dei diversi soggetti istituzionali coinvolti. Tra gli aspetti sui quali Alleanza Progressista chiede chiarezza figurano la tempestività dei campionamenti, il rapporto tra le analisi ufficiali e quelle effettuate autonomamente dal gestore, le condizioni della rete fognaria e i criteri seguiti per adottare e successivamente revocare i divieti di balneazione. L’associazione evidenzia anche le conseguenze economiche e d’immagine provocate dalle chiusure del litorale, oltre alla necessità di garantire informazioni univoche sulla qualità delle acque a residenti, turisti e operatori balneari.
La richiesta di prelievi nel torrente Argentina. Al di fuori delle richieste contenute nell’esposto già depositato, Alleanza Progressista auspica un rafforzamento dei controlli lungo il torrente Argentina, con prelievi mirati nei punti considerati più sensibili. In particolare, il gruppo chiede che vengano effettuati campionamenti in prossimità di uno scarico che indica come destinato al convogliamento di acque grigie e meteoriche, situato circa 50 metri a nord dell’Aurelia, lungo l’argine destro del torrente. L’obiettivo indicato dall’associazione è verificare attraverso analisi ufficiali la natura delle acque immesse, accertare la presenza di eventuali contaminazioni e stabilire se possano esistere collegamenti con le criticità registrate lungo il litorale. Anche in questo caso la segnalazione non certifica che quello scarico sia responsabile dell’inquinamento: rappresenta un punto sul quale il gruppo domanda controlli e prelievi da parte degli enti competenti.
Con il deposito dell’esposto, la vicenda passa dunque dal confronto politico e tecnico a una richiesta formale di valutazione rivolta alla magistratura. Spetterà ora alla Procura stabilire se le circostanze segnalate e la documentazione allegata richiedano ulteriori accertamenti. Resta intanto aperta la questione principale: individuare con precisione l’origine degli episodi di contaminazione e impedire che nuovi divieti possano colpire ancora il litorale di Arma.


