Dalla riforma del lavoro sportivo varata dopo la pandemia, il calcio dilettantistico ha attraversato una profonda trasformazione. Tra nuovi adempimenti burocratici e normative sempre più articolate, il malessere dei club è emerso in più occasioni, fino ad arrivare alla rinuncia di alcune società, anche storiche, a partecipare ai campionati federali.
Chi vive quotidianamente questa realtà chiede da tempo una maggiore redistribuzione delle risorse economiche verso la base della piramide, sottolineando come il divario tra il calcio dei grandi club e quello delle piccole società di provincia continui ad ampliarsi. Anche ai vertici dello sport italiano è stata evidenziata la necessità di un intervento legislativo su alcune norme considerate penalizzanti per le realtà più piccole, a partire dal vincolo sportivo. La sua abolizione, infatti, ha privato molte società di uno strumento storico di tutela degli investimenti effettuati nei settori giovanili.
A raccogliere queste istanze è il disegno di legge n. 1902, “Disposizioni in materia di sistema calcistico italiano”, depositato al Senato dal senatore di Fratelli d’Italia Paolo Marcheschi. Il provvedimento, assegnato alla Commissione Cultura di Palazzo Madama e attualmente esaminato insieme a proposte analoghe presentate da Lega e Movimento 5 Stelle, interviene su diversi aspetti del sistema: dalla sostenibilità economica dei club ai tetti alle commissioni degli agenti, passando per diritti televisivi, contrasto alla pirateria e valorizzazione dei vivai.
Proprio quest’ultimo rappresenta uno dei punti di maggiore interesse per il mondo dilettantistico. Il ddl prevede infatti la possibilità per le federazioni di reintrodurre, attraverso propri regolamenti, un vincolo sportivo a partire dai 12 anni. La durata sarebbe biennale, con possibilità di rinnovo fino a un massimo di quattro anni complessivi, senza comunque superare il compimento dei 20 anni dell’atleta. Parallelamente, verrebbe rafforzato il premio di formazione tecnica destinato alle società che hanno contribuito alla crescita di un calciatore a partire dai 10 anni, con l’obiettivo di riconoscere e tutelare economicamente chi investe nei settori giovanili.
Il principale strumento finanziario previsto dalla riforma è un contributo del 2% sulla raccolta delle scommesse sportive legate al calcio, in vigore dal 1° gennaio 2027. La misura dovrebbe garantire alla Figc un gettito stimato tra 224 e 230 milioni di euro all’anno. Almeno la metà delle risorse sarebbe destinata ai settori giovanili, compresi quelli femminili, alla formazione dei calciatori italiani e alla realizzazione di interventi sugli impianti sportivi pubblici e sui centri federali territoriali.
Un ulteriore 20% sarebbe destinato allo sviluppo del calcio femminile e delle scuole calcio gestite dalle società dilettantistiche. Il restante 30% finanzierà invece programmi di prevenzione della ludopatia e iniziative sociali contro l’abbandono sportivo. Il provvedimento prevede inoltre la creazione presso la Figc di un fondo alimentato dal 10% dei proventi delle sanzioni Agcom contro la pirateria, con risorse destinate alle strutture e alla formazione dei giovani calciatori.
Presentato in una prima versione nella scorsa primavera e successivamente più volte modificato, il testo è stato depositato al Senato e assegnato in sede referente alla Commissione Cultura, con il coinvolgimento consultivo di numerose altre commissioni, dagli Affari costituzionali al Bilancio. L'esame prosegue in questi giorni insieme alle proposte presentate da Lega e Movimento 5 Stelle, mentre il calendario parlamentare prevede l'approdo della discussione in Aula a partire da settembre. Le federazioni sportive avrebbero tempo fino al 30 giugno 2027 per adeguare i propri regolamenti alle nuove disposizioni in materia di vincolo e premi di formazione.
Resta ora da capire se il provvedimento, ancora suscettibile di modifiche durante l'iter legislativo, riuscirà a ridurre davvero la distanza tra i vertici del calcio italiano e la sua base più fragile. La sfida sarà trasformare gli interventi previsti sulla carta in risorse concrete per le società che ogni giorno sostengono il movimento, soprattutto attraverso l'attività giovanile, oppure assistere ancora una volta a uno scontro tra buoni propositi e le logiche di un sistema che fatica a guardare oltre il breve periodo.






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