Una piscina condominiale che pescava acqua direttamente dal mare e ne scaricava i reflui senza alcuna autorizzazione. Questo quanto scoperto dalla Guardia costiera di Savona a Capo Noli, nell'ambito dell'operazione "Mare e Laghi sicuri 2026".
Durante uno dei consueti sopralluoghi lungo il litorale di competenza, i militari hanno notato, in posizione sopraelevata a ridosso della costa sul promontorio a ponente del centro nolese, un impianto natatorio privato di uso condominiale. Ispezionando la scogliera sottostante, hanno individuato un collettore bianco che prelevava acqua marina per riempire la piscina, e un secondo tubo, di colore scuro, che scaricava in mare in modo continuativo le acque reflue dell'impianto.
Il prelievo di acqua di mare richiede un'autorizzazione del Comune competente ai sensi dell'articolo 51 del Codice della navigazione: la sua assenza viola l'articolo 1162 dello stesso codice. Le acque della piscina, inoltre, sono equiparate per legge a quelle domestiche (legge regionale 29/2007) e il loro scarico in mare necessita di un'autorizzazione comunale prevista dalla Parte III del Dlgs. 152/2006, il Testo unico ambientale. Anche in questo caso, l'impianto ne era privo.
La Guardia costiera ha contestato all'amministratore del condominio due verbali distinti: 3.100 euro per il prelievo abusivo di acqua marina e una sanzione compresa tra 6mila e 60mila euro per lo scarico non autorizzato in mare, il cui importo definitivo sarà stabilito dalla Regione Liguria. Della vicenda è stato informato anche il Comune di Noli, competente per le determinazioni di propria competenza.






