Cinque campioni prelevati lungo il litorale di Arma di Taggia. Tutti nella mattinata del 6 agosto, a distanza di dieci minuti l’uno dall’altro. Tutti conformi ai limiti di legge. Nello stesso giorno, però, il campionamento suppletivo ufficiale di Arpal restituiva un valore degli enterococchi intestinali ancora superiore alla soglia consentita, imponendo al Comune di mantenere il divieto di balneazione.
Tra i cinque punti sottoposti ad autocontrollo, quello antistante i Bagni Ruffini coincide con il punto ufficiale nel quale Arpal esegue i propri campionamenti: proprio lì, nella stessa giornata, le due analisi hanno restituito risultati differenti. Sono due fotografie molto diverse dello stesso mare e dello stesso giorno. Non necessariamente incompatibili, perché scattate in punti, momenti e secondo procedure analitiche che non possono essere automaticamente sovrapposte. La loro distanza, tuttavia, apre una questione tecnica che merita di essere approfondita: come può la qualità microbiologica delle acque risultare ampiamente conforme in cinque zone del litorale e, nello stesso giorno, fuori norma nel punto ufficiale di controllo?
SanremoNews ha potuto visionare cinque rapporti di prova relativi ad analisi commissionate da Rivieracqua e condotte da un laboratorio incaricato. Dai documenti emerge che i prelievi furono effettuati il 6 agosto tra le 7 e le 7.40. Le analisi iniziarono nella stessa giornata e si conclusero l’8 agosto, data di emissione dei certificati. I risultati non possono sostituire quelli di Arpal e non avrebbero comunque permesso al Comune di revocare anticipatamente l’ordinanza. Arpal è infatti il soggetto pubblico competente al monitoraggio ufficiale delle acque di balneazione e sono i suoi esiti a determinare l’adozione o la rimozione del divieto. Quei cinque rapporti, però, aggiungono un elemento nuovo alla ricostruzione dei giorni più difficili dell’estate armese.
I cinque campioni tutti entro i limiti. Il primo prelievo venne effettuato alle 7 sulla spiaggia libera compresa tra i Bagni Germana e Vittoria. Il risultato riportato nel rapporto di prova è di 20 unità ogni 100 millilitri per gli enterococchi e 50 per Escherichia coli. Dieci minuti dopo il campionamento si spostò ai Bagni Idelmeri: 10 per gli enterococchi e 40 per Escherichia coli. Alle 7.20, ai Bagni Ruffini, entrambi i parametri risultarono pari a 20. Alle 7.30, nella zona di piazza Chierotti, furono rilevati valori pari a 30 per entrambi gli indicatori. Infine, alle 7.40, al Lido Annunziata, i risultati tornarono a 20 sia per gli enterococchi sia per Escherichia coli. In tutti e cinque i punti, dunque, i valori erano ampiamente inferiori alle soglie indicate dal decreto legislativo 116 del 2008: 200 ogni 100 millilitri per gli enterococchi intestinali e 500 per Escherichia coli. Il livello più elevato tra quelli riscontrati nei controlli paralleli fu quello dell’Escherichia coli nella zona compresa tra Germana e Vittoria, con 50 unità: un decimo del limite di legge. Per gli enterococchi, invece, il valore maggiore fu rilevato in piazza Chierotti, con 30 unità rispetto alla soglia massima di 200. I documenti precisano che i prelievi furono eseguiti sotto la responsabilità del laboratorio incaricato, seguendo la procedura di campionamento indicata dalla norma ISO 19458:2006. I campioni furono ricevuti in laboratorio alle 12 del medesimo giorno e conservati durante il trasporto a temperatura controllata.
Nello stesso giorno Arpal rilevò 360 enterococchi. La scheda ufficiale Arpal racconta però una storia differente. Il controllo routinario del 4 agosto aveva rilevato Escherichia coli a 450 MPN ogni 100 millilitri, dunque ancora entro il limite di 500, ed enterococchi intestinali a 300, superiori alla soglia di 200. Quel risultato aveva fatto scattare l’ordinanza di divieto sull’intero litorale comunale. Il 6 agosto Arpal effettuò il campionamento suppletivo. Escherichia coli risultò inferiore a 10, ma gli enterococchi salirono a 360: ancora oltre il limite e persino sopra il valore rilevato due giorni prima. Per questa ragione il Comune non avrebbe potuto revocare il provvedimento, anche disponendo dei rapporti commissionati da Rivieracqua. Dal punto di vista amministrativo e sanitario, il dato determinante rimaneva quello prodotto dal controllo ufficiale. Soltanto il successivo campionamento Arpal dell’8 agosto restituì valori pienamente conformi: Escherichia coli pari a 10 ed enterococchi inferiori a 10. Il giorno seguente il sindaco firmò la revoca e Arma tornò interamente balneabile.
La distanza non equivale a un errore. La differenza è evidente: il 6 agosto il controllo ufficiale rilevò 360 per gli enterococchi; i cinque campioni paralleli, prelevati lungo il litorale nella stessa mattinata, restituirono valori compresi tra 10 e 30. Sarebbe però scorretto trasformare questa distanza nella prova di un errore da parte di uno dei soggetti coinvolti. Un campione descrive l’acqua prelevata in un punto e in un momento precisi. Correnti, vento, moto ondoso, profondità, distanza dalla riva e presenza temporanea di una fonte contaminante possono modificare la distribuzione microbiologica anche nell’arco di poco tempo. Possono inoltre differire il punto esatto del prelievo e i metodi utilizzati per la determinazione dei valori. I rapporti esaminati specificano che i risultati si riferiscono esclusivamente ai singoli campioni analizzati. Non permettono, da soli, di estendere automaticamente la conformità all’intero tratto né di annullare il valore del controllo pubblico. Allo stesso modo, proprio perché riguardano cinque zone distribuite lungo la costa, costituiscono un elemento che non può essere ignorato nella ricerca delle cause. Mostrano che, almeno nei luoghi e negli orari indicati, non era stata riscontrata una contaminazione uniforme e generalizzata su tutto il litorale.
Un’anomalia probabilmente circoscritta, ma ancora senza origine. I dati successivi sembrano rafforzare l’ipotesi di un episodio temporaneo o circoscritto. L’8 agosto, infatti, anche il nuovo campione ufficiale di Arpal registrò valori molto bassi, consentendo la revoca del divieto. Rivieracqua aveva inoltre comunicato al Comune di non avere rilevato anomalie nel sistema fognario, sversamenti o malfunzionamenti del depuratore. È questo il punto che distingue l’episodio di agosto dall’emergenza affrontata a giugno, quando la rottura di una condotta aveva fornito una causa precisa sulla quale intervenire. Ad agosto, invece, la causa resta sconosciuta. I valori non conformi compaiono nei controlli ufficiali del 4 e del 6 agosto, ma non nei cinque campioni paralleli della mattina del 6 né nel successivo prelievo Arpal dell’8. La sequenza suggerisce prudenza. Permette di parlare di una discontinuità nei risultati, non di indicarne l’origine. Non dimostra un problema cronico della rete, ma neppure spiega che cosa abbia prodotto i due superamenti consecutivi registrati da Arpal.
Il nodo dell’unico punto ufficiale. La vicenda riporta inevitabilmente al sistema di monitoraggio di Arma, il cui litorale è classificato come un’unica acqua di balneazione e dispone di un solo punto ufficiale di controllo. Il meccanismo garantisce una decisione uniforme lungo una costa breve e considerata morfologicamente omogenea. Quando quel singolo campione risulta non conforme, però, la conseguenza è la chiusura dell’intero litorale, anche se analisi svolte contemporaneamente in altre zone restituiscono valori differenti. Il Comune aveva già chiesto nel 2024 di valutare l’introduzione di un secondo punto. L’ipotesi era stata sconsigliata perché la costa di Arma misura poco più di un chilometro, presenta un fondale sabbioso uniforme e non è attraversata da torrenti. Una suddivisione potrebbe creare il paradosso di stabilimenti confinanti, uno aperto e uno chiuso, separati soltanto da una linea invisibile in mare. Dopo quanto accaduto, la questione merita però di essere riesaminata tecnicamente. Non per ridurre la tutela sanitaria, ma per comprendere se l’attuale sistema riesca a rappresentare con sufficiente dettaglio una situazione che, almeno il 6 agosto, appariva molto diversa a seconda del campione considerato.
Il tavolo in Prefettura diventa ancora più necessario. Nei giorni dell’emergenza Mario Conio aveva annunciato la volontà di chiedere un confronto con Arpal, Rivieracqua e gli altri soggetti competenti. Alla luce dei risultati emersi dalle analisi effettuate in parallelo, sarà importante ricostruire con precisione dove e a che ora siano stati eseguiti i diversi prelievi, quali fossero le condizioni del mare e quali metodologie siano state utilizzate. Elementi indispensabili per comprendere come, nella stessa giornata, siano potute emergere fotografie tanto distanti dello stesso tratto di litorale.


