Alle pendici del Monte Saccarello, dove nasce il sistema di corsi d’acqua che alimenta la Valle Argentina, il quadro è quello che non si vorrebbe vedere dopo una stagione caratterizzata da precipitazioni insufficienti e temperature elevate. Siamo andati a verificare direttamente lo stato della fonte e qualcosa, ancora, scorre. Ma è poco. La sensazione è che si sia arrivati davvero agli sgoccioli, con una disponibilità che appare sempre più fragile e legata alla possibilità che nelle prossime settimane arrivino precipitazioni significative. Non si tratta soltanto di una fotografia suggestiva dell’entroterra, ma del segnale concreto di una provincia che da anni deve fare i conti con una risorsa idrica sempre meno prevedibile.
La cronistoria recente racconta bene quanto il problema sia diventato strutturale. Nel 2022 l’Imperiese affrontò una delle emergenze idriche più pesanti degli ultimi anni: la siccità, unita alle temperature fuori norma, mise sotto pressione il sistema e rese necessari interventi sulla rete, autobotti e operazioni per riequilibrare le diverse fonti di approvvigionamento. La situazione venne definita dalla Provincia come una crisi particolarmente severa e Regione Liguria stanziò 5,8 milioni di euro per interventi urgenti sull'acquedotto del Roya e sulla rete. In quell'occasione si tornò a parlare anche della necessità di realizzare nuovi invasi, di recuperare fonti e pozzi e di intervenire su tubazioni ormai vecchie.
L'estate successiva dimostrò che il problema non era affatto superato. Nel 2023 la siccità tornò a mordere, fino a rendere necessarie limitazioni all'utilizzo dell'acqua potabile. A Imperia venne adottata anche un'ordinanza che vietava l'utilizzo dell'acqua nelle ore notturne, misura poi revocata dopo circa dieci giorni grazie a un temporaneo riequilibrio del sistema Roja. "Complessivamente, gli interventi messi in campo nell’ultimo anno ci hanno permesso di avere un’estate meno difficile rispetto al 2022, ma comunque non sono mancate le criticità, soprattutto nei giorni di maggior afflusso turistico", spiegò allora il sindaco Claudio Scajola.
Ma a raccontare meglio di qualsiasi numero la profondità della crisi furono i piccoli comuni dell'entroterra. A Chiusavecchia, nell'ottobre 2023, le sorgenti di Rezzo erano ai minimi storici e il Comune dovette ricorrere alle autobotti per garantire l'approvvigionamento del capoluogo e delle frazioni. "Non abbiamo acqua", fu la sintesi del sindaco Luca Vassallo, che descrisse una situazione nella quale anche le sorgenti locali avevano smesso di garantire continuità. Un'emergenza che mostrava la vulnerabilità di quei territori che non possono contare sul sistema del Roja e che, in caso di prolungata assenza di piogge, rischiano di trovarsi rapidamente senza alternative.
E mentre la disponibilità diminuiva, anche la qualità dell'acqua diventava un campanello d'allarme. Nell'autunno del 2023 a Sanremo furono numerose le segnalazioni di acqua gialla o arancione dai rubinetti, soprattutto nelle frazioni e nell'entroterra. I controlli di Arpal e Asl non evidenziarono problemi sotto il profilo della potabilità, ma Rivieracqua spiegò che la siccità aveva portato a pescare maggiormente dal fondo delle riserve, con conseguenze sulla limpidezza dell'acqua. Anche la diga di Tenarda risultava da mesi sotto il livello abituale. Un altro effetto, meno immediato ma altrettanto significativo, di una disponibilità idrica sempre più ridotta.
Nel frattempo il tema delle riserve strategiche è tornato più volte al centro del dibattito. Già nel marzo 2023, durante un tavolo provinciale dedicato alla crisi, tra le soluzioni individuate figuravano la riattivazione di vecchi pozzi e il progetto di un invaso. Nel 2024 il confronto si è acceso anche intorno all'ipotesi di una diga in Valle Argentina, con associazioni e comitati che hanno espresso una netta contrarietà al progetto di Glori, chiedendo invece di valutare soluzioni alternative e meno impattanti sul territorio. Il tema, dunque, resta aperto: conservare l'acqua quando c'è per poterla utilizzare quando manca è diventata una necessità che non può più essere rinviata.
Il problema è che oggi non basta più aspettare la pioggia. La provincia deve fare i conti con reti obsolete, perdite, fonti che hanno portate sempre più variabili e una domanda che nei mesi estivi aumenta sensibilmente per la presenza dei turisti. Nel 2026 il quadro climatico ha aggiunto ulteriori elementi di preoccupazione: giugno è stato caratterizzato da caldo eccezionale e ben 15 notti tropicali registrate a Imperia, mentre le precipitazioni estive nell'entroterra hanno prodotto, in alcuni episodi, soltanto quantitativi limitati e temporanei. Il rischio è che precipitazioni brevi e intense non siano sufficienti a ricostituire in modo stabile sorgenti e falde.
Una risposta concreta arriva dal progetto sul Rio Ferraia ad Aquila d'Arroscia, dove la Provincia sta recuperando una diga e il relativo invaso, inutilizzato da anni. L'intervento, finanziato con 730 mila euro nell'ambito del programma Interreg Alcotra e del progetto "Siccità e Territorio", prevede il recupero di una struttura capace di contenere fino a 40 mila metri cubi d'acqua, affiancando alla risorsa idrica anche produzione energetica e valorizzazione turistica. È un intervento diverso per dimensioni e caratteristiche rispetto ai grandi progetti discussi negli anni, ma indica una direzione precisa: creare e recuperare capacità di accumulo per affrontare un clima nel quale l'acqua può arrivare tutta insieme oppure non arrivare affatto.
Il sopralluogo alle sorgenti dell'Argentina restituisce quindi un'immagine che vale più di molte dichiarazioni. Un filo d'acqua c'è ancora, ma non è una garanzia per il futuro. Se la siccità dovesse proseguire, i primi effetti potrebbero essere una maggiore pressione sulle sorgenti, il ricorso a pozzi e autobotti, cali di pressione e possibili limitazioni ai consumi. E il problema potrebbe diventare ancora più delicato nei mesi di maggiore presenza turistica, quando la domanda cresce proprio nel momento in cui la disponibilità naturale tende a diminuire. La lezione degli ultimi anni è chiara: non basta intervenire quando l'emergenza è già arrivata.
Per questo il tema degli invasi torna inevitabilmente sul tavolo, insieme alla necessità di ridurre le perdite della rete, recuperare le fonti abbandonate e completare gli interventi sull'acquedotto del Roja. L'obiettivo non dovrebbe essere soltanto superare l'estate di turno, ma costruire un sistema capace di affrontare periodi siccitosi più lunghi e frequenti. La recente esperienza della diga sul Rio Ferraia dimostra che esistono anche interventi di dimensione più contenuta, mentre il dibattito sulla Valle Argentina evidenzia quanto ogni nuova opera debba essere valutata attentamente sotto il profilo ambientale e della sicurezza. L'acqua che oggi scorre ancora alle pendici del Saccarello è poca, ma il messaggio che porta a valle è molto grande: bisogna cominciare a conservarla prima che sia troppo tardi.




