La Procura della Repubblica di Padova ha chiesto il rinvio a giudizio per sei persone, ritenute componenti di un'associazione a delinquere specializzata in truffe ed estorsioni "porta a porta". L'inchiesta, condotta dalle Fiamme Gialle del Comando Provinciale di Padova, ha permesso di fare luce su un giro d'affari da 2,5 milioni di euro.
L'organizzazione faceva capo a soggetti residenti nel Padovano, ma la sua ragnatela si estendeva in molte regioni d'Italia. Tra le oltre 1200 vittime accertate, figurano moltissime persone residenti in Piemonte, con un impatto particolarmente rilevante nella provincia di Asti, oltre che nei territori di Alessandria, Cuneo, Novara, Torino e Vercelli.
Le basi del raggiro
L'indagine ha preso il via da un semplice controllo economico del territorio a Padova. I finanzieri hanno notato come alcuni indagati frequentassero i locali più esclusivi della movida arrivando a bordo di vetture d'epoca o supercar di grande valore. Un tenore di vita decisamente sproporzionato rispetto a quanto dichiarato al Fisco. Approfondendo i controlli sulla società gestita dal gruppo, è emerso un dettaglio chiave: la clientela era composta interamente da donne con più di sessant'anni.
Il sistema si basava sull'acquisto di elenchi telefonici e nominativi da altre aziende. Una volta individuati i bersagli — per lo più pensionate, casalinghe e persone vissute in solitudine — gli agenti di vendita si presentavano direttamente alla porta delle abitazioni.
Le minacce e i finanziamenti forzati
Con una forte capacità persuasiva, i venditori convincevano le vittime di essere vincolate da vecchi contratti stipulati anni prima. Per evitare presunte conseguenze legali, le anziane venivano costrette ad acquistare set di pentole, materassi, ferri da stiro o apparecchi di magnetoterapia ad un prezzo compreso tra 5.000 e 7.000 euro. Si trattava di articoli presentati come prodotti di altissima gamma, ma in realtà di modesto valore commerciale.
Per permettere il pagamento, spesso insostenibile per chi viveva con la sola pensione minima, gli agenti facevano sottoscrivere finanziamenti con primaria società di credito al consumo. In diverse occasioni, a distanza di qualche mese, i venditori si ripresentavano a casa delle vittime più vulnerabili per rimodulare i finanziamenti, aumentandone la durata e l'importo delle rate. Di fronte alle resistenze o ai rifiuti, scattavano vere e proprie minacce di azioni legali, condotta che ha portato alla contestazione del reato di estorsione.
Per rendere credibile il raggiro, i venditori arrivavano a simulare finte telefonate con ipotetici responsabili aziendali. Molte donne, sopraffatte dall'insistenza, cedevano pur di far allontanare le persone dalla propria abitazione.
Il lusso sfrenato e i sequestri
I profitti dell'attività derivavano da ricarichi sui prodotti che raggiungevano anche l'800%, oltre alle provvigioni garantite dalle società finanziarie per ogni pratica approvata. Con questi guadagni illeciti, gli indagati concedevano a se stessi vacanze di lusso, cene in ristoranti stellati, acquisti nelle boutique di alta moda e il noleggio di auto da sogno come Ferrari, Lamborghini, Bentley e Porsche.
Nel gennaio scorso sono scattate le prime misure cautelari ordinate dal Giudice per le Indagini Prelivari di Padova, con cinque provvedimenti personali e il sequestro preventivo dei beni. L'esame dei materiali informatici e le nuove testimonianze raccolte nel tempo, anche tra i cittadini piemontesi e astigiani finiti nella rete dei truffatori, hanno consolidato il quadro accusatorio, ora al vaglio della magistratura.


