Qualcuno, in un impeto di euforia, mescolando sacro e profano incurante della soglia del ridicolo, ha voluto attribuire nientemeno che al miracoloso intervento della Beata Vergine del Carmelo la nascita del “cantierino” civico, che dovrebbe sostenere l’avvocato Enrico Collidà nella sua corsa al municipio di Cuneo il prossimo anno.
Con un pizzico di perfidia, si potrebbe considerare che il nubifragio che ha rovinato l’infiorata, allestita per la ricorrenza del 16 luglio, non è stato di buon auspicio.
Evidentemente – a conti fatti - il vernissage è stato gestito in maniera maldestra da una regìa frettolosa e poco accorta.
Considerate le aspettative, ci si attendeva infatti qualcosa di più nella sostanza, senza voler entrare nel merito del metodo e della tempistica.
E invece ecco un “manifestino” che dice e non dice, intriso di luoghi comuni e criptico rispetto agli intendimenti politici.
“La politica non è dire quello che si vuole, è fare quello che si può”.
Non sappiamo se Pietro Malvolti, vecchio lupo del municipio, pensasse a Cuneo quando ha affidato ai social questa perla.
Certo sarebbe potuta tornare utile come elemento di riflessione.
Ma tant’è: il dado è tratto e le ricadute politico-amministrative ora non possono più essere eluse.
Partiamo dall’elemento politico considerando che il municipio appare ogni giorno più “balcanizzato”.
Il “Centro per Cuneo”, il gruppo civico di maggioranza, implode: il capogruppo Vincenzo Pellegrino aderisce al “mini cantiere” civico insieme ai colleghi consiglieri Serena Garelli ed Ettore Grosso.
Le domande che sorgono spontanee sono tante: ma non era già civico il gruppo? Perché l’esigenza di sottolinearne ulteriormente la “civicità”?
E ancora: perché gli altri consiglieri Flavia Barbano, Silvano Enrici, Maria Laura Risso e Monica Pellegrino non hanno firmato?
Non condividono il percorso oppure sono stati volutamente tagliati fuori?
E gli assessori – a partire dal vicesindaco Luca Serale – sono stati resi edotti e, soprattutto, saranno ancora della partita?
Dal Partito Democratico si registrano le adesioni di due consiglieri comunali fuoriusciti, Antonino Pittari e Domenico Giraudo, facenti parte oggi del gruppo misto insieme all’ex capogruppo e ultimo funzionario del partito Carmelo Noto, oltre ad alcuni ex dirigenti quali l’ex segretario del circolo cuneese Paolo Cattero e il referente (anche questo ex) dei giovani dem Simone Priola.
Una vera e propria coltellata ad un Pd già in difficoltà, che ha tutti i connotati di una fronda contro la deputata Chiara Gribaudo.
La sindaca, Patrizia Manassero, da mesi sulla graticola, diffonde una nota stampa d’intesa con gli assessori sostenendo che intralciare l’attività amministrativa ad un anno dal voto ha il sapore di un “tradimento verso gli elettori”.
Questo è il quadro: una situazione grave, ma non seria, parafrasando Flaiano.
Non seria perché dai “cantierini” e dai “manifestini” emergono pochi elementi di chiarezza.
Lecito, dunque, se non doveroso porre alcuni quesiti.
Chi lavora (legittimamente) in vista dell’appuntamento elettorale del prossimo anno intende porre fine anticipatamente alla consiliatura?
Il “cantierino” civico – data la presenza di parecchi esponenti del Pd – si prefigge una collocazione, per quanto vaga, nell’area di centro-sinistra?
E se la risposta fosse affermativa, che cosa non andava bene finora?
Sarebbe unicamente il trattino da posizionare tra “centro” e “sinistra” a fare la differenza?
Il quesito è banale ma al tempo stesso determinante: come si prospetta l’annunciata discontinuità con l’amministrazione uscente?
Essendoci tra i “padri nobili” l’ex sindaco Federico Borgna è giusto o improprio parlare di riedizione del modello “Borgna 1”, quando il Pd, per intenderci, era all’opposizione?
Se è vero come è vero che ai proclami devono seguire conseguenti atti politici, nel Consiglio comunale di questa sera dovrebbe essere presentata una mozione di sfiducia alla sindaca e alla giunta con le conseguenze che ne deriverebbero.
Questo vorrebbe la logica, ma logica e politica, si sa, non vanno mai a braccetto.


