"Otra vez reyes del mundo" titola a tutta pagina Marca.
L'Argentina all'italiana, asserragliata in difesa e bersagliata a lungo, in 10 per due supplementari, ha tentato il colpo della disperazione in vista del 120', provando a sopravvivere da "indios" come evocato da Scaloni, ma il calcio stavolta è stato giusto e ha consegnato il secondo titolo di campioni del mondo alla Spagna.
Gioco e gioventù, un assedio di popolo ma senza furia, quasi macinando campo e metri con tecnica, trattando la palla con una serie infinita di soluzioni e opportunità, ha permesso alla Spagna di sfondare il muro albiceleste al 106' con Ferran Torres.
La capacità di non morire che aveva portato fin qui Messi (contraddizione in essere dire che è il canto del cigno del più grande) e compagni ha prodotto un'ultima stilla di vita con due occasioni per centrare i rigori, ma forse l'Argentina aveva dato troppo, anzi tutto, riprendendo e ribaltando il Mondiale quando sembrava già sconfitta in troppe occasioni.
È il trionfo di un sistema e dei migliori, belli e pieni di futuro, forse non solo nel calcio.


