Lo striscione "Giù le mani da Report" e una standing ovation che fa capire quanto il programma di inchieste più importante d'Italia sia apprezzato e stimato dal pubblico.
Ieri il giornalista e presentatore Sigfrido Ranucci è stato accolto in una Piazza della Concordia gremita per ascoltare la presentazione del suo ultimo libro "Il ritorno della casta" all'interno della rassegna “Parole Ubikate in mare".
Nel volume, Ranucci ricostruisce un lungo percorso della storia italiana, individuando un filo che attraversa gli ultimi cinquant’anni della Repubblica: dai retaggi della loggia P2 alle dinamiche del potere contemporaneo, dalle stagioni dell’emergenza politica ai rapporti complessi tra istituzioni, governi e magistratura.
L’autore del programma tv di Rai Tre intervistato dal collega Mimmo Lombezzi, affronta nel libro il tema della riforma costituzionale della magistratura, interpretandola come il punto di arrivo di un conflitto più ampio tra politica e giustizia, nato secondo la sua analisi negli anni successivi a Tangentopoli.
Una riflessione sul ruolo dell’indipendenza dei giudici e sul rapporto tra potere e garanzie democratiche: perché l’autonomia della magistratura, sostiene Ranucci, non rappresenta un privilegio della categoria, ma uno degli strumenti fondamentali per assicurare l’uguaglianza dei cittadini davanti alla legge.
Negli ultimi giorni ha continuato a tenere banco l'inchiesta sull'esplosione della bomba sulla sua auto parcheggiata sotto casa a Pomezia nell'ottobre del 2025. Ad essere stato iscritto nel registro degli indagati Valter Lavitola che sarebbe accusato di essere il presunto mandante dell’attentato. Tema questo che il giornalista non ha voluto trattare.
Ranucci, scortato dalla Polizia, si è inoltre scusato con i familiari delle vittime del crollo del ponte Morandi. In quanto con la sospensione estiva di Report non è andata in onda la puntata che era stata preparata.









