Nessun nuovo hub regionale per migranti a Castello di Annone, nessun aumento dei posti disponibili e nervi tesi in un sopralluogo, blindato per la stampa, che si è chiuso tra scambi piccati e reciproche accuse politiche.
Il futuro del centro di prima accoglienza gestito dalla Croce Rossa ha infiammato il dibattito locale negli ultimi giorni, portando oggi il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, a una visita sul posto. Al sopralluogo, vietato ai giornalisti rimasti in attesa all'esterno, erano presenti l'assessore all'Immigrazione Enrico Bussalino, i deputati Marcello Coppo e Andrea Giaccone, i consiglieri regionali Sergio Ebarnabo e Fabio Carosso e il consigliere astigiano di minoranza Mauro Bosia. Presente anche il sindaco di Castello di Annone, Valter Valfrè, che però è rimasto fuori con i giornalisti senza commentare, limitandosi a liquidare l'intera vicenda come una "Campagna elettorale spudorata".

Il botta e risposta e il giallo dell'hub
A far scattare l'allarme era stata un'interpretazione di una recente circolare ministeriale. Il timore era che la struttura potesse diventare l'unico grande polo regionale di riferimento nell'ambito del nuovo Patto europeo per l'immigrazione. La stessa Regione Piemonte aveva diffuso nei giorni scorsi un comunicato definendo l'ipotesi inopportuna per il territorio, scatenando l'allarme politico e mediatico.
Oggi, però, davanti ai cronisti, il presidente Cirio ha sgonfiato il caso, difendendo a spada tratta il suo metodo di lavoro di fronte alle domande incalzanti della stampa. "Io sono qua di persona perché sono abituato a verificare le cose e a metterci la faccia", ha esordito. "Quando si parla di temi così delicati, bisogna prevenire i problemi. Ho capito che questa riforma, essendo in itinere, a volte può creare non chiarezza e nella non chiarezza a volte si infila la politica, che non sempre aiuta ad avere le idee chiare".
"I posti restano 72, non cambia nulla"
Entrando nel merito tecnico della struttura, Cirio ha voluto sgombrare il campo dall'ipotesi di maxi ampliamenti: "Si tratta di prospettive puramente nominali. Questo è un CAS che diventa PAF, non cambia nulla in termini di occupazione, non cambia nulla in termini di posti. È un centro autorizzato per 72 persone già oggi e non arriveranno ulteriori persone. Oggi ce ne sono 17, domani potrebbero essere zero, ma mai sopra 72. I numeri fluttuano a seconda delle esigenze legate agli sbarchi. Questa è la prima garanzia che noi dobbiamo dare al sindaco e agli amministratori".
Sulla polemica sollevata dai giornalisti riguardo alle rassicurazioni odierne in contrasto con le preoccupazioni diffuse nei giorni scorsi, il presidente ha replicato in modo molto fermo, negando di aver fatto un "giro a vuoto" sul territorio. "Se a me viene chiesto se fare un hub qua sia opportuno, io rispondo di no", ha ribattuto piccato. "Ma dico anche: sono una persona seria, vengo sul posto, parlo con il prefetto e approfondisco. L'approfondimento ci ha permesso di smentire totalmente l'ipotesi che questo sia un nuovo hub. Se poi la prospettiva non è prevista, io ne prendo atto, sono contento e continuerò a vigilare perché la capienza rimanga di 72 persone. Il mio modo di governare è che se c'è un problema parto e vado dove c'è il problema. Io sono molto contento che il mio sopralluogo abbia certificato che il problema non c'è".
Il sopralluogo è servito anche a spiegare come cambieranno le regole europee: la permanenza massima sarà fissata a 12 settimane, garantendo procedure rapide e certe per l'identificazione, i controlli sanitari e l'eventuale via libera all'asilo o al rimpatrio, cancellando le vecchie procedure in cui "ricorsi e non ricorsi potevano rendere quasi perpetua una presenza".

Coppo e Giaccone: "Allarmismo inutile, arrivi in netto calo"
La polemica si è poi spostata sul piano delle responsabilità politiche. L'attacco all'opposizione è arrivato dal deputato di Fratelli d'Italia Marcello Coppo, che ha rispedito al mittente ogni ipotesi di cortocircuito tra Roma e Torino. Ha attaccato il parlamentare: "C'è stata la sparata di un esponente dell'opposizione che ha intenzione di candidarsi a sindaco, per creare allarmismo. La verità è un'altra: nel 2023 in provincia di Asti avevamo 1350 ospitati, l'anno scorso 750. Questo ha fatto risparmiare solo alla provincia di Asti sei milioni e mezzo di euro. Se il centro oggi è vuoto è perché gli arrivi sono calati".
Dello stesso avviso il deputato della Lega Andrea Giaccone, che ha ribadito la bontà del nuovo corso: "Il Patto recepisce molte delle istanze del governo italiano: tempi certi, permanenza ridotta, facilità di espulsione per gli irregolari. Si va nella direzione giusta".

Ebarnabo: "Basta ambiguità, il centro rafforza la sicurezza"
A tracciare una linea di difesa decisa sull'operato del Governo è intervenuto anche il consigliere regionale di Fratelli d'Italia Sergio Ebarnabo, che ha voluto spostare l'attenzione sull'utilità logistica del presidio per il controllo del territorio. Ha commentato infatti: "Sul centro di Castello di Annone si sta facendo inutile allarmismo. Comprendo la necessità di verificare ogni aspetto tecnico e logistico e di ascoltare le preoccupazioni del territorio, ma non si può trasformare una struttura ad alta vigilanza in uno strumento di polemica contro il Governo".
Secondo il consigliere, la trasformazione in un Centro governativo per identificazione e rimpatrio non rappresenta affatto una minaccia per i cittadini locali. Ha spiegato: "Non è un centro aperto, non è un vecchio CAS e non è una struttura che porta insicurezza sul territorio. È esattamente il contrario: concentra in un luogo controllato, presidiato dalle forze dell'ordine e coordinato dalla Prefettura, persone che altrimenti rischierebbero di restare sul territorio senza adeguato controllo".

Una visione che punta sulle potenzialità di contenimento del presidio governativo. Ha precisato Ebarnabo: "Il potenziamento di Castello di Annone, se accompagnato da personale adeguato, videosorveglianza, procedure certe e presenza costante dello Stato, può diventare un presidio di sicurezza per tutta l'area astigiana. Più controllo, più identificazioni, più capacità di rimpatrio significano maggiore sicurezza per i cittadini".

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