"Chi non diventa pazzo, non è normale." Goran Bregović lo dice sorridendo, quasi fosse una battuta. In realtà, dentro quella frase c'è il senso di una serata che ha avuto il coraggio di essere diversa. Perché, in fondo, anche portare un'orchestra sinfonica fuori dalla propria casa è un piccolo gesto di follia.

Per una sera l'Auditorium Franco Alfano è rimasto alle spalle. La musica ha attraversato la città, ha raggiunto il mare e si è fermata in Pian di Nave, dove migliaia di persone l'aspettavano. Non c'erano soltanto gli habitué della Sinfonica. C'erano famiglie, ragazzi, turisti, curiosi, persone che forse non avevano mai assistito a un concerto orchestrale. Alcuni erano arrivati per Bregović, altri semplicemente perché la musica, quando è libera, riesce ancora ad attirare chi non sapeva nemmeno di averne bisogno.

Sul palco erano più di cinquantacinque. L'Orchestra Sinfonica di Sanremo diretta dal maestro Danilo Rossi, la storica Wedding and Funeral Band di Bregović, le voci bulgare, il sestetto vocale maschile e il violino solista di Grazia Raimondi. Un mosaico di culture, suoni e sensibilità diverse che sembrava quasi impossibile tenere insieme. Eppure è proprio lì che è accaduto qualcosa.

Non soltanto un concerto. Un incontro. Per anni abbiamo immaginato la grande musica come un luogo preciso. Una sala, una poltrona, il silenzio prima del primo movimento. Ieri sera, invece, la musica ha dimostrato di poter cambiare scenario senza perdere un grammo della propria autorevolezza. Anzi. Forse è proprio quando esce dai suoi confini che riesce a ricordarci perché è nata.
Bregović non è soltanto uno dei compositori più celebri della scena balcanica. È un figlio di Sarajevo, città di confine, sospesa tra Oriente e Occidente, dove convivono culture, religioni e identità diverse. È proprio questa idea di convivenza che racconta "The Belly Button of the World", il progetto portato a Sanremo: la dimostrazione che linguaggi diversi possono non solo convivere, ma arricchirsi a vicenda.

Ed è esattamente quello che è successo sul palco. Bregović e l'Orchestra Sinfonica sembravano appartenere a due universi diversi. Da una parte la disciplina, il rigore, la precisione. Dall'altra il caos creativo dei Balcani, le fanfare, i ritmi popolari, quella gioia malinconica che attraversa tutta la sua musica. Eppure, nota dopo nota, quei due mondi hanno smesso di essere opposti. Si sono cercati. Si sono ascoltati. Si sono riconosciuti.
È difficile spiegare cosa succeda quando un'orchestra accompagna Bregović. Bisogna viverlo. Perché improvvisamente la musica colta diventa popolare senza impoverirsi, mentre quella popolare acquista una profondità nuova senza perdere la propria anima.
È un equilibrio raro. Come quando due lingue diverse scoprono di raccontare la stessa storia. Dal palco arrivavano le note. Davanti al palco arrivavano i sorrisi. C'era chi ballava, chi chiudeva gli occhi, chi si limitava ad ascoltare in silenzio. Nessuno sembrava fuori posto. Perché la musica, quella vera, non chiede il curriculum di chi la ascolta. Chiede soltanto disponibilità a lasciarsi attraversare. Ed è probabilmente questa l'immagine più bella della serata.

Una piazza piena. Non soltanto di persone. Di possibilità. Perché quello che fino a ieri sembrava un esperimento organizzativo oggi assomiglia molto di più a una riflessione culturale. Per anni la città si è interrogata su come avvicinare i giovani alla musica, come allargare il pubblico, come evitare che certe forme artistiche diventassero patrimonio esclusivo di pochi.
Forse la risposta non è cambiare la musica. Forse basta cambiare il luogo in cui la si incontra. L'Orchestra Sinfonica non ha suonato diversamente. È rimasta fedele a se stessa. Ha semplicemente deciso di uscire dalla propria comfort zone. E la città ha risposto. Con una Pian di Nave colma in ogni ordine di posto. Con applausi lunghi. Con un bis inevitabile sulle note di Kalašnjikov, quando ormai il pubblico era diventato parte dello spettacolo. Con persone che, probabilmente, torneranno anche all'Alfano. Perché una serata può essere soltanto una serata. Oppure può cambiare il modo in cui guardi qualcosa.

La Summer Symphony continuerà nelle prossime settimane nel suo teatro naturale, l'Auditorium Franco Alfano. Pian di Nave, invece, lascerà spazio ai grandi appuntamenti dell'estate, dall'One Night Summer Hits alla Notte dei Fiori.
Ma resta una sensazione difficile da ignorare. Che ieri sera non abbia semplicemente debuttato una stagione musicale. Abbia debuttato un'idea. Quella di una Sinfonica che non aspetta più il pubblico, ma decide di andargli incontro. E, a giudicare da quello che è successo sotto il cielo di Sanremo, forse era proprio il pubblico ad aspettare lei.
(Foto di Erika Bonazinga)





















































































