Dieci anni da sindaco per Davide Galimberti, Emanuele Antonelli, Andrea Cassani. I primi cittadini di Varese, Busto Arsizio e Gallarate hanno raggiunto e superato i due lustri alla guida delle principali realtà della provincia. Tra meno di un anno, scadrà il loro secondo mandato e, come noto, nessuno dei tre potrà ricandidarsi.
Il totonomi per i loro successori è iniziato da tempo sulle pagine dei giornali, ma al momento si tratta di voci più o meno solide, ipotesi, suggestioni. Nessuna certezza, perché i partiti, al momento, di certezze non ne hanno. E lo stesso vale per il futuro politico dei sindaci uscenti.
Partendo dal capoluogo, Davide Galimberti non sembra smaniare per candidarsi altrove. In alcune dichiarazioni pubbliche ha affermato di non cercare altri ruoli e, negli ambienti della maggioranza, quella del sindaco di Varese non viene giudicata pretattica.
Ciò non significa che Galimberti si disinteresserà della politica né – tantomeno – della sua Varese. Anzi: sebbene al momento non vi sia nulla di ufficiale, da alcuni movimenti in città appare verosimile la possibilità che il futuro candidato del centrosinistra possa essere appoggiato da una “lista Galimberti” composta da professionisti o volti conosciuti.
Si vedrà, poi, se dai piani alti dem qualcuno sonderà per il Pirellone o il Parlamento il nome di colui che nel 2016, dopo 23 anni, strappò alla Lega la sua città più rappresentativa. Ma tendiamo a escludere che Galimberti – che, partendo da civico, si è ritagliato un ruolo di strategia e di "comando" – si accomodi a Milano o Roma dove le possibilità di incidere sono assai più limitate.
Qualche sicurezza in più dovrebbe esserci sul futuro politico del sindaco di Busto Arsizio. È stato lo stesso Emanuele Antonelli, infatti, a rivelare l’aspirazione di candidarsi alle elezioni regionali in programma nel 2028. Lo aveva dichiarato ai nostri microfoni lo scorso ottobre, a margine della convention lombarda di Fratelli d’Italia tenutasi ad Assago (e lo ha ribadito in altre interviste).
In quell’occasione, Antonelli aveva portato sul palco, davanti a settecento amministratori e allo stato maggiore lombardo dei meloniani, la «meravigliosa anomalia» di Busto, dove FdI esprime anche il vicesindaco, la presidente del Consiglio comunale e una nutrita schiera di consiglieri.
Difficile che il partito possa frustrare l’ambizione di colui che ha guidato la quinta città della Lombardia (e in precedenza pure la Provincia di Varese). Antonelli sarà quindi chiamato a guadagnarsi un posto a Palazzo Pirelli a suon di preferenze. Una candidatura per Roma in una posizione sicura avrebbe comportato sforzi e rischi inferiori, ma dopo l’exploit del 2022 di Fratelli d’Italia, sono tanti gli eletti che puntano a un nuovo mandato e, di conseguenza, pochi gli spazi.
Ancora meno gli spazi a disposizione della Lega. È l’amara realtà con cui deve fare i conti il sindaco di Gallarate, Andrea Cassani. In tempi di vacche grasse per il Carroccio, sarebbe stata praticamente scontata una candidatura in Regione o in Parlamento per chi, leghista fin da quando portava i calzoncini corti, ha guidato per un doppio mandato la Città dei due galli, diventando poi segretario provinciale del partito.
Invece, di certezze non ce ne sono. O meglio, una c’è: a ottobre si terrà il congresso provinciale e Cassani sarà ancora della partita. Il ruolo di segretario, tra l’altro, per statuto della Lega è incompatibile con quello di consigliere regionale e parlamentare.
Ma la ricandidatura al congresso di Cassani non va letta come una rinuncia ad ambire ad altri incarichi. Il problema, come detto, è la «situazione di appannamento» (per usare le parole dell’eurodeputata bustocca della Lega Isabella Tovaglieri) del partito.
Per intenderci, nel 2023, con una Lega più in salute rispetto a oggi, in Consiglio regionale scattò un solo seggio nella circoscrizione di Varese, a beneficio del più votato, Emanuele Monti, che di recente ha comunicato l’intenzione di proseguire la propria esperienza politica in Regione.
Per quanto riguarda Roma, nel 2022 era circolata con insistenza l’ipotesi di una candidatura in Parlamento di Cassani. La possibilità c’era, ma non se ne fece nulla: a meno di un anno dalla riconferma come sindaco di Gallarate, il leghista decise di anteporre gli interessi della collettività alle proprie «velleità personali». Il prossimo anno, invece, tra il primo cittadino gallaratese e un’esperienza nei palazzi romani c’è il momento difficile del partito. Si vedrà.


