Il bando regionale per la realizzazione del termovalorizzatore, e la relativa individuazione del sito, in Liguria viene prorogato di 20 giorni. La nuova scadenza dell’avviso pubblico sarà il 20 luglio alle 23.59. La decisione, adottata con decreto da Arlir, l’Agenzia regionale ligure per i rifiuti, sarà ratificata dalla giunta regionale nella seduta di giovedì.
Ad annunciarlo, a margine della seduta del Consiglio regionale, sono stati il presidente della Regione Liguria Marco Bucci e l’assessore regionale al ciclo dei rifiuti Giacomo Raul Giampedrone. Una proroga che la Regione definisce “tecnica” e valida per tutti i possibili partecipanti, ma che arriva nel pieno dello scontro politico con il Comune di Genova e dopo la decisione del Cda di Amiu di aprire una fase di studio sul progetto, rinviando ogni valutazione a quando la Regione avrà individuato sito e progetto.
“È stato fatto un decreto da parte di Arlir che prolunga di 20 giorni il bando per il termovalorizzatore nella Regione Liguria”, ha spiegato Bucci. “Gli ulteriori 20 giorni sono a disposizione di tutti i partecipanti per eventuali integrazioni, eventuali partecipazioni o qualunque altro dato che voglia essere utile per poter arrivare alla decisione finale. Penso che sia una cosa molto positiva: il lavoro è molto complesso, si parla anche di risorse economiche ingenti, per cui è giusto affrontare la cosa in questi termini”.
Il presidente ha chiarito che la proroga non è pensata per un solo soggetto, ma per l’intera procedura. “Ci sono richieste che ovviamente non possiamo discutere perché siamo in fase di gara, ma che chiedono ulteriori delucidazioni. E quindi noi lo facciamo. Mi auguro che anche Amiu colga l’occasione per poter intervenire”, ha aggiunto Bucci, precisando di non poter indicare quali aziende siano interessate: “Non posso dirlo, siamo in fase di gara”.
Bucci ha contestato la linea del Comune di Genova, che ha escluso la possibilità di realizzare un termovalorizzatore sul territorio cittadino e ha rinviato ogni valutazione sul ruolo di Amiu. “Genova è responsabile dell’80% del materiale che va fuori regione, nei termovalorizzatori fuori regione”, ha detto il presidente. “È molto difficile che si possa dire: a Genova non facciamo nulla, diamo a un altro Comune l’80% dei rifiuti della Liguria. Chi è responsabile deve darsi da fare, tirarsi su le maniche e risolvere i problemi”.
Secondo Bucci, proprio il peso di Genova nella produzione dei rifiuti rende il territorio genovese centrale nella partita. “È certo che la provincia di Genova, o addirittura il Comune di Genova, sono i posti per definizione per poter fare questo lavoro. Siccome sono responsabili dell’80% dei rifiuti, mi sembra poco etico dire ‘se ne occupa qualcun altro’, visto che i rifiuti li facciamo noi”.
Il governatore ha poi insistito anche sul tema delle ricadute economiche. Secondo Bucci, la mancata partecipazione di Amiu alla compagine che dovesse sviluppare il progetto comporterebbe una perdita di benefici per l’azienda genovese. “Non partecipare vuol dire rinunciare alle ricadute economiche e avere solo la possibilità di smistare la spazzatura”, ha spiegato. “Le ricadute economiche devono essere previste per chi si associa come azionista, come parte della compagine. Se non sei parte della compagine non avrai ricadute economiche e le compagini, una volta finito il bando, non possono essere cambiate”.
Alla domanda sulla possibilità che Amiu possa aggregarsi in una fase successiva, Bucci ha risposto: “Certo, ma non come socio. Si aggrega come partecipante, come conferitore. Vuol dire rinunciare ai benefici economici e avere soltanto il fatto che venga utilizzata la spazzatura a un prezzo, tra l’altro, deciso da altri”.
Il presidente ha poi fatto riferimento alle tensioni interne alla giunta comunale sul dossier rifiuti. “Il dato di fatto è che la giunta del Comune di Genova non è in accordo, si percepisce anche dalle dichiarazioni dell’assessore al ciclo dei rifiuti comunale Silvia Pericu”, ha detto Bucci. “Questo è il problema. È inutile nasconderlo con riferimenti alla Regione o ai bandi che facciamo, che sono assolutamente corretti, molto etici e soprattutto danno possibilità a tutti di partecipare. Mi auguro che si possa risolvere”.
Sulla stessa linea l’assessore Giampedrone, che ha definito la proroga “assolutamente tecnica” e valida per tutti i proponenti. “Il dato che ha sottolineato il presidente è un dato politico”, ha spiegato. “Oggi abbiamo letto che, per chiudere il ciclo, Genova aspetta che qualcun altro candidi un altro Comune o un impianto in un territorio fuori da Genova e poi decide eventualmente se fare parte tecnica con la propria azienda Amiu. Questo eticamente e politicamente apre uno scenario molto chiaro”.
Per Giampedrone, la posizione del Comune rischia di avere conseguenze su tutto il territorio ligure. “Genova dice: noi, pur avendo la stragrande maggioranza dei rifiuti della nostra regione, ci candidiamo eventualmente a chiudere il ciclo a casa di altri, in provincia di Savona piuttosto che in altre province. Credo che questo sia un tema che automaticamente chiamerebbe fuori tutti gli altri sindaci della regione. Se Genova ha detto di no, pur producendo la stragrande maggioranza dei rifiuti di questo territorio, ogni altro sindaco sarebbe legittimato a dire: non vogliamo che Genova chiuda il ciclo a casa nostra”.
L’assessore ha quindi invitato il Comune a una riflessione. “O Genova decide di partecipare alla chiusura del ciclo attivamente, poi dove farlo lo valutiamo insieme, oppure il tema non reggerebbe nei confronti degli altri territori”, ha aggiunto. “La nostra proroga non è ovviamente per aiutare il Comune di Genova a ragionare in questo senso, ma pensiamo che possa servire a tutti i proponenti e a tutti i player per ragionare anche di Genova e delle zone di Genova dove eventualmente il sito potrebbe essere ritenuto idoneo”.
Giampedrone ha poi riaperto il tema delle aree disponibili, dopo che il Comune ha escluso la possibilità di utilizzare Scarpino per criticità tecniche e geologiche. “Al netto di Scarpino, che sappiamo avere condizioni che il Comune ha valutato come non idonee, non penso che Genova abbia solo Scarpino come possibilità per chiudere il ciclo”, ha detto l’assessore. “Il nostro piano dice dove non si può fare: aree inondabili, aree particolarmente sismiche. Da tutte le altre parti si può fare”.
Il ragionamento, secondo Giampedrone, può riguardare anche la dimensione metropolitana. “Non penso che l’area della Città Metropolitana genovese, visto che comunque Salis è sindaca metropolitana, non abbia un potenziale sito idoneo. Parliamo ancora di siti potenziali. Dopodiché, quando arriveranno le domande, faremo le valutazioni complessive e decideremo quale sarà il sito e quale sarà la soluzione tecnica più idonea”.
L’avviso pubblico resterà quindi aperto fino al 20 luglio alle 23.59. Solo dopo la chiusura di questa fase si aprirà il passaggio successivo, con la valutazione delle proposte, l’individuazione del sito e l’avvio della procedura di gara vera e propria. Sullo sfondo resta anche la possibilità, prevista dagli strumenti a disposizione della Regione, di arrivare eventualmente alla manovra dell’esproprio, considerando inoltre la presenza di terreni di proprietà regionale nel territorio metropolitano e non solo.


