Ad accoglierci nel suo studio di avvocato a Sanremo è un Gabriele Cascino sorridente, nonostante la fatica – ça va sans dire – dell'ultimo Consiglio comunale, conclusosi solo a tarda sera. Sul tavolo trova spazio una maglia dell'Inter, poi cita Nicola Berti. "È sempre stato il mio idolo. La prima partita che ho visto a San Siro è stata Inter-Aston Villa 3-0", racconta. Non è soltanto un ricordo da tifoso, ma anche una metafora del suo modo di vivere la politica. "Mi piace essere un tuttocampista", dice. "Giocare a tutto campo".
E, in effetti, è quello che fa anche durante questa lunga conversazione. Per oltre un'ora non si sottrae a nessun argomento, passando con naturalezza dalle dinamiche politiche che stanno ridisegnando gli equilibri a Taggia ai rapporti costruiti in quattro anni di Consiglio comunale, fino ai retroscena delle ultime settimane.
Parla del sindaco Mario Conio, con il quale il confronto in aula è stato spesso serrato: "Credo sia migliorato molto in questi anni e penso possa ritagliarsi un ruolo importante nel centrodestra". Sorride quando si affrontano i rumors politici: "Se Barla ha parlato con il Partito Democratico? Posso dirti anche cosa hanno mangiato...". Analizza la nascita delle nuove liste civiche, riflette sul valore dello studio nella politica amministrativa – "questo lavoro non si improvvisa" – e riserva parole di stima ai compagni di opposizione Giuseppe Federico e Davide Caldani: "Pino è metodico, ha una carriera professionale di trent'anni ad altissimi livelli. Davide, invece, mi ha sorpreso, soprattutto sulla materia dei contratti".
Cascino, partiamo dall'attualità. Come giudica l'ultimo Consiglio comunale, in particolare la discussione sulle concessioni delle spiagge? "Credo che molte volte un'amministrazione debba avere anche il coraggio di dire: "Abbiamo sbagliato, torniamo indietro". Non ci sarebbe nulla di male. Dal mio punto di vista quella scelta continua a non reggere, né sul piano giuridico né su quello politico. Saranno i prossimi anni a dirci quali saranno i risultati economici e quali conseguenze avrà sulla città." Continuerà a portare avanti questa battaglia? "No. Ritengo di aver utilizzato tutti gli strumenti politici e istituzionali che avevo a disposizione. Potrei anche ricorrere ad altri strumenti giuridici, ma non lo farò. Come si dice tecnicamente, non mi accanisco sul malato terminale." E se un domani dovesse amministrare Taggia? "In quel caso revocherei immediatamente quella delibera. Sarebbe una delle prime decisioni da prendere, perché ritengo che quella scelta sia l'esatto contrario della gestione del patrimonio pubblico secondo il principio del buon padre di famiglia. Ovviamente ci sarebbero tante altre priorità, ma questa è una vicenda di stretta attualità e continuo a ritenerla profondamente sbagliata."

"Fare il sindaco non si improvvisa: serve esperienza, non bastano entusiasmo e buona volontà"
Sembra già essere iniziata la corsa verso le prossime elezioni comunali. Che clima si respira? "Io, sinceramente, non sono ancora in clima elettorale. Sui social, invece, vedo spuntare candidati sindaci come funghi. È una cosa che mi fa riflettere, perché fare il sindaco non significa soltanto avere entusiasmo o essere una persona stimata nella propria professione." Cosa intende? "Amministrare un Comune è una cosa completamente diversa. Bisogna conoscere la macchina amministrativa, saper distinguere una legge da una delibera, una determina da un atto di Giunta o del Consiglio comunale. Non serve essere necessariamente un avvocato o un tecnico, ma serve esperienza. C'è un percorso da fare: il consigliere comunale, magari l'assessore. Poi esistono sempre le eccezioni, ci sono persone particolarmente capaci, ma in generale credo che la politica amministrativa si impari anche con la gavetta." Oggi questa gavetta si fa meno? "Credo di sì. Io non ho mai condiviso il principio dell'"uno vale uno". Se oggi qualcuno mi dicesse: "Domani fai il Presidente della Repubblica", risponderei che sarebbe una follia, perché non ne sarei in grado. È un'iperbole, naturalmente, ma rende l'idea. Detto questo, guardo comunque con favore a chi decide di impegnarsi. Rispetto a quattro anni fa vedo una parte della società civile che ha voglia di mettersi in gioco e questo è un fatto positivo."

"Quattro anni fa ero solo contro tutti. Oggi tanti cittadini riconoscono il lavoro che abbiamo fatto"
Quando si è candidato nel 2022 il contesto era molto diverso. Cosa è cambiato in questi quattro anni? "Quattro anni fa mi sono candidato praticamente contro tutto e tutti, anche a discapito del risultato elettorale, che infatti era ampiamente prevedibile. L'obiettivo, però, non era vincere. Era entrare in Consiglio comunale e dire le cose come stavano." Oggi sente che qualcosa è cambiato? "Molto. All'inizio quasi nessuno mi salutava per strada. Oggi faccio parte di numerosi gruppi WhatsApp di cittadini, commercianti, residenti delle varie frazioni e quartieri. Tante persone mi fermano, mi chiamano, mi scrivono e riconoscono il lavoro che abbiamo svolto in questi anni. Credo che il nostro gruppo si sia guadagnato credibilità attraverso la coerenza, lo studio delle pratiche e un'opposizione fatta di proposte, non soltanto di critiche." Anche sul piano tecnico avete cercato di introdurre strumenti nuovi. "Sì. Penso, ad esempio, agli emendamenti al bilancio. A Taggia non si era praticamente mai vista un'opposizione presentare emendamenti al bilancio comunale per cercare di migliorarlo. Noi lo abbiamo fatto ogni anno. In fondo è quello che accade anche in Parlamento: il Governo presenta una manovra e il Parlamento la modifica e la migliora. Credo che il Consiglio comunale debba svolgere lo stesso ruolo. All'inizio anche gli uffici erano quasi sorpresi da questo modo di lavorare, ma ritengo che sia il normale esercizio delle prerogative di un consigliere comunale."
Uno dei temi che avete portato avanti con più insistenza è stato quello del Piano Urbanistico Comunale: "Assolutamente. E mi lasci togliere un sassolino dalla scarpa. Ho letto recentemente le dichiarazioni di un amministratore di lunga esperienza che lamentava la mancanza della volontà politica di portare avanti il Piano Urbanistico Comunale. Mi ha fatto sorridere, perché quella persona ha ricoperto per dieci anni l'incarico di assessore all'Urbanistica e quel Piano non lo ha mai approvato." Per lei è un tema centrale. "Lo è sempre stato. Durante la campagna elettorale parlavo quasi esclusivamente di PUC e molti mi dicevano: "La gente non sa neppure cos'è". Io continuo invece a pensare che sia lo strumento fondamentale per disegnare la Taggia dei prossimi decenni. Oggi ci si lamenta della sua assenza, ma bisognava approvarlo quando se ne aveva la possibilità. Per questo dico spesso che, su certi temi, a Taggia sembra davvero di vivere in un mondo capovolto."
Negli ultimi mesi stanno nascendo diversi movimenti civici. Che lettura dà di questo fermento? "La prima cosa che voglio dire è che mi fa piacere. Davvero. Vedere cittadini che decidono di impegnarsi per la propria comunità è sempre una buona notizia. Vorrei che ci fossero dieci nuove associazioni culturali, dieci circoli politici, dieci gruppi di persone che discutono dei problemi della città. È il sale della democrazia." Però... "Però amministrare un Comune non è un gioco. Bisogna studiare. Bisogna conoscere gli atti, le procedure, il funzionamento della macchina amministrativa. Non basta la buona volontà. Fare politica significa dedicare tempo allo studio. Chi pensa di poter amministrare leggendo due post sui social rischia di fare un torto prima di tutto ai cittadini." Quindi il suo consiglio qual è? "Se l'obiettivo è semplicemente testimoniare un'idea, allora ben venga anche una lista autonoma. Ma se invece si vuole davvero incidere sull'amministrazione della città, forse sarebbe più utile mettere insieme competenze, idee e persone in un progetto più ampio. Disperdere i voti tra tante liste rischia soltanto di indebolire chi vuole davvero cambiare le cose." Ha già avuto contatti con qualcuno di questi nuovi movimenti? "Sì, con alcune persone ho già parlato. Persone preparate, serie, che hanno voglia di mettersi in gioco. Poi sarà il tempo a dire se nascerà qualcosa insieme oppure no. Oggi è ancora presto. L'importante è che ci sia partecipazione"
"Su Barla posso dirti anche cosa hanno mangiato..."
Uno dei rumors politici più insistenti riguarda Lorenzo Barla e un presunto incontro con esponenti del Partito Democratico. È davvero successo? (Sorride) "Se vuoi ti dico anche cosa hanno mangiato e cosa hanno bevuto..." Quindi l'incontro c'è stato? "Sì, c'è stato. Da quello che so, Barla ha incontrato alcune persone riconducibili all'area del Partito Democratico. Però un conto sono i colloqui, un altro è costruire un progetto politico." Lei come giudica questa ipotesi? "Barla ha un suo percorso politico ben preciso. Se davvero volesse costruire un'alternativa all'attuale amministrazione dovrebbe prima dare dei segnali politici chiari. La politica si fa anche attraverso i gesti." Che cosa intende? "Se davvero ritiene conclusa l'esperienza amministrativa di Mario Conio e vuole costruire qualcosa di diverso, dovrebbe iniziare a prenderne le distanze. Se, come si dice, ha ancora persone politicamente vicine all'interno della maggioranza, dovrebbe partire da lì. Poi eventualmente si può discutere del resto." Quindi nessuna apertura? "No. Voglio essere molto chiaro. Non c'è alcun accordo. Io non ho mai parlato con lui di politica. Ci siamo incrociati, ci siamo salutati, ma niente di più. E, personalmente, continuo ad avere una visione politica diversa dalla sua."

"Sotto i 15 mila abitanti non mi interessa se una strada è asfaltata da un sindaco di destra o di sinistra"
Lei continua però a sostenere il valore del civismo nei Comuni: "Sì, soprattutto nei Comuni sotto i 15 mila abitanti. Francamente mi interessa poco sapere se asfaltare una strada sia una scelta di destra o di sinistra. O se fare una gara pubblica secondo criteri di trasparenza abbia un colore politico. Sono temi che appartengono alla buona amministrazione." Quindi il modello civico può funzionare? "Può funzionare, certo. Poi ognuno ha la propria storia politica e i propri valori. Anch'io mi riconosco in un'area moderata e liberale, credo nel mercato e nella libertà d'impresa, ma penso anche che dove il mercato non arriva debba intervenire lo Stato per garantire i servizi pubblici essenziali. Questo, però, non significa che nei Comuni tutto debba essere letto esclusivamente attraverso le lenti dei partiti." È per questo che vede con favore la nascita di nuove realtà civiche? "Esattamente. Purché siano animate dalla voglia di studiare e di amministrare bene. La politica locale ha bisogno di persone preparate prima ancora che di slogan."
"Conio è cresciuto molto. Credo possa avere un ruolo importante nel centrodestra"
Nel corso di questi quattro anni il confronto con il sindaco Mario Conio è stato spesso molto duro. Eppure oggi, parlando di lui, usa anche parole di stima: "Assolutamente sì. Nonostante in questi quattro anni lo abbia attaccato duramente, credo di aver sempre svolto il ruolo che la legge assegna all'opposizione. Lo dissi anche il giorno dopo le elezioni: il compito dell'opposizione è cercare di mandare a casa la maggioranza. Qualcuno ironizzò su quella frase, ma basta aprire un manuale di diritto costituzionale per capire che il confronto tra maggioranza e opposizione è il fondamento della democrazia." Al di là dello scontro politico, come giudica oggi Mario Conio? "Credo sia cresciuto molto dal punto di vista politico. Penso che questi anni gli abbiano fatto accumulare un'esperienza importante e, sinceramente, ritengo che possa ritagliarsi un ruolo anche al di fuori di Taggia, all'interno del centrodestra. Dieci anni da sindaco insegnano molto." Quindi promuove il sindaco? "Promuovo la sua crescita politica. Ho sempre avuto la sensazione che studiasse gli atti, che arrivasse preparato in Consiglio comunale. Il problema, semmai, è un altro.»" Quale? "Che troppo spesso è sembrato essere l'unico a conoscere davvero le pratiche. Se si riguardano i Consigli comunali, sul 90 o 95% degli argomenti risponde sempre il sindaco. Questo significa che ha costruito una squadra nella quale il peso dell'amministrazione ricade quasi esclusivamente sulle sue spalle."
Una squadra poco autonoma? "È la mia impressione. Non metto in discussione le qualità personali degli assessori, ma credo che una squadra debba anche aiutare il sindaco. Se costruisci un gruppo composto prevalentemente da persone che ti dicono sempre di sì, poi rischi di ritrovarti senza quel confronto interno che è fondamentale per amministrare. Ogni tanto serve anche qualcuno che abbia il coraggio di dirti: 'Forse stiamo sbagliando'." Questo ha inciso sull'azione amministrativa? "Secondo me sì. Gestire l'ordinaria amministrazione di un Comune è già un lavoro enorme. Ogni mattina trovi problemi nuovi da affrontare. Se il sindaco deve occuparsi di tutto, inevitabilmente gli rimane meno tempo per programmare il futuro della città. Servirebbe una squadra che lavori sulla progettazione, sui bandi, sulla ricerca dei finanziamenti, lasciandogli più spazio per le scelte strategiche." Qual è il suo giudizio complessivo sui dieci anni dell'amministrazione Conio? "Qualcosa è stato fatto, sarebbe sbagliato negarlo. Penso, ad esempio, ai parcheggi, ad alcune aree verdi, ai giochi per i bambini. Però, se guardo l'insieme, faccio fatica a individuare una grande visione di città."
Nemmeno i fondi del PNRR rappresentano un elemento distintivo? "Il PNRR è stata un'occasione straordinaria per tutti i Comuni italiani. Ma proprio per questo credo che non possa essere considerato il metro con cui giudicare un'amministrazione. Sarebbe interessante chiedersi quale Comune non abbia ottenuto finanziamenti PNRR, soprattutto per interventi come scuole o efficientamento energetico. Quelle erano risorse eccezionali arrivate dall'Europa dopo la pandemia." Quindi non basta aver ottenuto quei fondi? "No. Il vero valore aggiunto sta nella capacità di immaginare la città dei prossimi venti o trent'anni. Io continuo a pensare che manchino alcuni strumenti fondamentali, a partire dal Piano Urbanistico Comunale." La vera sfida inizierà dopo il PNRR? "Secondo me sì. Ho l'impressione che il prossimo sindaco troverà una situazione di bilancio più complicata di quanto oggi possa apparire". Perché? "Perché gli avanzi di amministrazione raccontano soltanto una parte della realtà. Poi ci sono le anticipazioni di cassa, la capacità di riscuotere le entrate e tanti altri elementi che incidono sulla salute economica di un Comune."
Lei insiste molto sul tema delle entrate: "Perché è fondamentale. Penso alle spiagge: se fosse stato il Comune a gestire direttamente le concessioni, avrebbe incassato integralmente quei canoni. Oppure penso alle convenzioni urbanistiche che non sono state concluse, ai parcheggi, all'evasione dei tributi comunali. Prima o poi quei crediti devono essere riscossi oppure cancellati dal bilancio, e quando questo accade il problema emerge in tutta la sua evidenza." Quindi bisogna cambiare approccio? "Sì. Serve un grande lavoro sia sul fronte delle entrate sia su quello delle uscite. Ho l'impressione che, in questi anni, si sia continuato a finanziare sempre gli stessi capitoli di spesa corrente, rinviando gli investimenti più importanti."

"Non ho mai avuto l'ossessione di fare il sindaco"
Tra un anno Taggia tornerà al voto. Lei si vede candidato sindaco? "Può sembrare strano, ma non ho mai avuto l'ossessione di diventare sindaco. Lo dimostra quello che è successo quattro anni fa. Tutti sapevano che sarebbe stata una candidatura difficilissima e qualcuno mi diceva: "Così ti bruci politicamente". Io, invece, ragionavo in modo completamente diverso." Cioè? "Per me non era importante la mia carriera politica. Era importante che i cittadini iniziassero a guardare la città con occhi diversi. Io la percorro ogni giorno, vedo le strade, il verde pubblico, il centro storico, la pista ciclabile. Mi chiedevo se davvero nessuno si accorgesse che molte cose non funzionavano come avrebbero dovuto." Quindi non è una candidatura che cerca a tutti i costi? "No. Se mi chiedi oggi se il mio obiettivo è diventare sindaco, ti rispondo sinceramente di no. Ho avuto un ruolo ben preciso in questi anni: rompere alcuni equilibri, mettere in discussione un sistema, fare emergere problemi che prima venivano affrontati poco o per nulla. Forse, dopo una fase del genere, servirà qualcun altro per costruire. Poi, certo, se un giorno arrivassero tutti a dirmi: "Guarda, senza di te non possiamo farcela", sarebbe un altro discorso... ma questa è una battuta."
In questi quattro anni ha condiviso il lavoro dell'opposizione soprattutto con Giuseppe Federico e Davide Caldani. Che gruppo si è creato? "Un gruppo che è cresciuto tantissimo. Pino Federico, ad esempio, mi ha impressionato per il metodo di lavoro. Ha avuto una carriera di oltre trent'anni nell'amministrazione finanziaria dello Stato, ha diretto centinaia di persone e, una volta entrato in Consiglio comunale, ha affrontato questa esperienza con un'umiltà incredibile." In che senso? "Ha iniziato a studiare tutto. Delibere, determine, regolamenti. Si stampa ogni documento, prende appunti, sottolinea, confronta gli atti. Se vai a casa sua trovi pile di fascicoli ovunque. Mi chiama continuamente per confrontarsi su una pratica, per discutere un articolo di legge o una delibera. È diventato il nostro archivio. Moltissime delle interrogazioni che porto in Consiglio nascono anche grazie al lavoro che lui svolge dietro le quinte." E Davide Caldani? "Anche Davide mi ha sorpreso. In particolare sulla materia dei contratti pubblici. È cresciuto molto in questi anni e oggi rappresenta un valore aggiunto per il gruppo. Ognuno di noi ha sviluppato competenze diverse e credo che proprio questa complementarità abbia reso più efficace il lavoro dell'opposizione."
Che ultimo anno di mandato sarà? "Vorrei che fosse un anno diverso. In questi quattro anni abbiamo fatto un'opposizione molto dura, presentando interrogazioni, mozioni, emendamenti e contestando molte scelte della maggioranza. Adesso vorrei provare anche a portare una serie di proposte concrete." Tendere la mano alla maggioranza? "La mano la tendo sulle idee, non sulla politica. Se una proposta è utile alla città mi auguro che venga approvata, indipendentemente da chi la presenta. Sto già lavorando ad alcuni atti che considero di buon senso e spero possano essere condivisi." Anche sul bilancio? "Certamente. Anzi, quest'anno presenteremo probabilmente molti più emendamenti del solito. Giuseppe Federico ci sta già lavorando. E ti dico una cosa pubblicamente: prima ancora che la Giunta approvi il bilancio, invieremo gli emendamenti al sindaco e all'assessore competente." Per quale motivo? (Sorride) "Se riterranno che tra quelle proposte ce ne sia qualcuna valida, saranno liberissimi di copiarla. Per me non sarebbe un problema. L'importante non è chi firma una proposta, ma che quella proposta migliori Taggia."


