La sentenza è arrivata, ma per la famiglia Oliva non rappresenta la fine di un incubo. Anzi. Se da un lato la condanna a 6 anni e 2 mesi di reclusione inflitta a Caesar Postu segna il primo punto fermo giudiziario sulla brutale aggressione avvenuta nella notte di Capodanno tra il 2024 e il 2025, dall'altro lascia aperta una ferita che, per chi vive accanto ad Andrea Oliva ogni giorno, è ancora lontanissima dal rimarginarsi.
Fuori dal tribunale, pochi minuti dopo la lettura del dispositivo, sono soprattutto i familiari a dare voce a un dolore che in questi diciotto mesi non si è mai attenuato. Le loro parole raccontano una realtà che va oltre il processo e oltre la pena inflitta: quella di una famiglia che ha visto cambiare completamente la propria vita.
Il primo a parlare è Alen Oliva, figlio di Andrea, che non nasconde la propria amarezza. "Per me, sinceramente, sei anni e due mesi non bastano. Non è quello che si merita per quello che ha fatto a mio padre. Mio padre avrà la vita rovinata per sempre. Non penso sia abbastanza", afferma.
Il giovane si sofferma anche sulla dinamica dell'aggressione, ricordando come il padre non avesse alcun atteggiamento aggressivo. "Le attenuanti che sono state riconosciute non sono delle scuse valide. Il gesto di tirare tre pugni lo ha fatto. Mio padre non era uno che metteva le mani addosso a qualcuno. Era fermo, con le mani lungo il corpo. Trovo ingiusto tutto questo", conclude.
Parole che trovano eco nello sfogo della famiglia: "Troviamo ingiusta la sentenza, Andrea sta passando un inferno. Continua ad andare avanti e indietro dagli ospedali. È continuamente ammalato, sta male. Adesso aspettiamo persino un nuovo ricovero. Ha bisogno di assistenza ventiquattr'ore su ventiquattro, non può restare da solo nemmeno un secondo", spiegano.
Il contrasto tra la condizione della vittima e quella dell'imputato è il punto sul quale la famiglia insiste maggiormente. "Andrea è costretto a letto, soffre ogni giorno, ogni notte, con crisi epilettiche e continui ricoveri. Questa è la nostra realtà", raccontano. Da qui nasce anche la riflessione più amara sulla sentenza. "Se la vita di mio fratello vale sei anni e due mesi, allora in Italia andiamo molto bene".
Le dichiarazioni arrivano subito dopo il verdetto pronunciato ieri dal Gup Flavio Tovani, che ha condannato Caesar Postu a 6 anni e 2 mesi di reclusione, disponendo inoltre una provvisionale di 500 mila euro in favore di Andrea Oliva.
La sentenza, tuttavia, non è definitiva. La difesa dell'imputato, rappresentata dall'avvocato Massimiliano Orrù, ha già annunciato che presenterà appello una volta depositate le motivazioni, per le quali il giudice si è riservato il termine massimo di novanta giorni.
Sul piano giudiziario il procedimento proseguirà quindi nei prossimi mesi. Sul piano umano, invece, la famiglia Oliva sa che nessuna sentenza potrà restituire ad Andrea la vita che conduceva prima di quella notte tra il 31 dicembre 2024 e il 1° gennaio 2025. È proprio questo il senso delle parole pronunciate fuori dal tribunale: non la contestazione di una decisione del giudice, ma la consapevolezza che esistono conseguenze che nessuna pena, per quanto severa, riuscirà mai a cancellare.


