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Politica | 16 giugno 2026, 06:41

Vino piemontese in stallo tra dazi e giacenze, il Pd lancia l'appello: "Convocare gli Stati Generali"

La denuncia dei consiglieri regionali di minoranza: l'Astigiano Fabio Isnardi, Domenico Ravetti e Mauro Calderoni chiedono misure immediate per i produttori

Vino piemontese in stallo tra dazi e giacenze, il Pd lancia l'appello: "Convocare gli Stati Generali"

Il mercato vitivinicoltore piemontese si trova ad affrontare una crisi strutturale profonda, definita dai rappresentanti dell'opposizione come una vera e propria tempesta perfetta. Con le cantine sature e le esportazioni rallentate dalle tensioni internazionali, i consiglieri regionali del Partito Democratico hanno formalizzato la richiesta di un Consiglio straordinario. L'obiettivo finale è l'organizzazione degli Stati Generali del settore, un momento di confronto in cui la Regione Piemonte dovrà definire strategie chiare e stanziare risorse finanziarie adeguate per sostenere i produttori.

La situazione piemontese è complessa e tocca da vicino un comparto che rappresenta la seconda forza economica d'Italia nel settore vinicolo, con un valore della produzione pari a 1 miliardo e 428 milioni di euro. Questa economia si regge sul lavoro di oltre 7mila aziende specializzate, che vantano una forte componente giovanile grazie a un 14,2% di imprese guidate da under 40, e su un patrimonio di 60 denominazioni d'origine, ripartite in 19 Docg e 41 Doc, coltivate su oltre 43mila ettari.

Secondo il consigliere regionale Domenico Ravetti, l'unione dei dazi commerciali americani con le oscillazioni dei mercati locali ha bloccato le vendite, riempiendo i magazzini. “Numeri così significativi ci fanno dire che anche per il vino piemontese, e non solo per l’automotive, è urgente un serrato confronto in sede istituzionale”, commenta il consigliere sottolineando come non sia sufficiente affidarsi al pur positivo incremento dello 0,5% registrato dall'export.

Le ripercussioni economiche colpiscono in modo trasversale i territori più vocati della regione. In provincia di Cuneo, come evidenziato dal consigliere Mauro Calderoni, la contrazione delle vendite sta incidendo pesantemente sui redditi delle famiglie dei viticoltori. Per questa ragione viene sollecitata l'apertura immediata di un canale di comunicazione diretto tra l'ente regionale, i consorzi di tutela e i singoli produttori, così da strutturare interventi a salvaguardia dell'identità territoriale.

Le critiche più severe alla gestione della crisi da parte della maggioranza e dell'assessore Bongioanni arrivano dal consigliere astigiano Fabio Isnardi. L'esponente dem ricorda come i primi segnali di calo delle vendite fossero già emersi un anno fa, quando una sua specifica interrogazione venne liquidata dalla giunta come un problema marginale.

“Si è ammesso il problema ma anziché iniziative concrete sono seguite chiacchiere, brindisi e fotografie per i media”, ha affermato Isnardi precisando che la nomina dell'Asti Docg come vino dell'anno a 2026 inoltrato o il lancio di nuovi cocktail non risolvono le criticità di fondo. I nodi da sciogliere rimangono infatti legati alla gestione delle giacenze, che rischiano di tradursi nel rifiuto di acquisto delle nuove uve a ridosso della vendemmia, alla revisione delle rese per ettaro e alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali.

La proposta del Partito Democratico punta a ricalcare lo spirito di cooperazione che permise la rinascita del settore nel secondo dopoguerra. L'invito finale di Fabio Isnardi è quello di riunire tutti gli attori della filiera intorno a un unico tavolo istituzionale, prima che la crisi diventi irreversibile per il tessuto agricolo piemontese.

Redazione

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