Il ricorso in Cassazione contro la condanna per adulterio è già stato depositato, ma per Nessy Guerra la strada verso il ritorno in Italia appare ancora lunga. A fare il punto della situazione è l'avvocata Agata Armanetti, che nelle ultime ore ha avuto un lungo confronto con il professionista egiziano incaricato di seguire il procedimento davanti alla Corte di Cassazione. Una telefonata durata diverse ore e servita a fare chiarezza sui prossimi passaggi di una vicenda che continua a intrecciare il procedimento per adulterio, la battaglia per l'affidamento della piccola Aisha e il blocco all'espatrio che impedisce alla bambina di lasciare l'Egitto.
Secondo quanto riferito dalla legale italiana, il nuovo difensore egiziano sarebbe una figura di grande esperienza nel panorama giuridico del Paese. Il professionista avrebbe già predisposto e depositato il ricorso contro la sentenza che ha confermato in appello la condanna di Nessy Guerra a sei mesi di carcere e lavori forzati per adulterio. “Il ricorso è stato già depositato e corredato dalla documentazione necessaria”, spiega Armanetti, precisando però che i tempi della giustizia egiziana restano inevitabilmente lunghi.
Il termine per il deposito della documentazione è fissato entro il 28 luglio, ma secondo quanto emerso dal confronto con il legale egiziano la Corte di Cassazione potrebbe impiegare diversi mesi prima di fissare l'eventuale udienza. Uno scenario che porta la stessa Armanetti a una valutazione prudente. “Fino ad allora Nessy non potrà muoversi dall'Egitto”, osserva la legale, ricordando che oltre al procedimento per adulterio restano aperte anche la causa relativa all'affidamento della piccola Aisha e quella per ottenere lo sblocco del divieto di espatrio della bambina.
I tempi stimati non sono brevi. Secondo quanto emerso dal confronto con il team legale egiziano, l'eventuale udienza in Cassazione potrebbe essere fissata tra diversi mesi e questo rischia di spostare ulteriormente in avanti qualsiasi possibile sviluppo della vicenda. “Presumibilmente Nessy non potrà lasciare l'Egitto almeno fino a dicembre 2026, se non addirittura fino al 2027”, spiega Armanetti.
Una prospettiva che rende ancora più centrale il tema dell'intervento politico e diplomatico, sul quale la difesa insiste ormai da settimane. Nel frattempo resta aperto anche il capitolo relativo a Tamer Hamouda, arrestato nei giorni scorsi dopo la denuncia presentata dal viceconsole onorario italiano di Hurgada, Orazio Gioacchini.
Su questo fronte, però, le notizie che arrivano dall'Egitto non contribuiscono a rassicurare la difesa. Secondo quanto riferito da Armanetti, infatti, nella trascrizione della denuncia presentata dal rappresentante italiano le contestazioni sarebbero state ricondotte a semplici insulti piuttosto che a minacce gravi.
Una qualificazione che potrebbe incidere direttamente sulla permanenza in carcere dell'uomo. “Se l'accusa venisse considerata quella di semplici offese verbali e non di minacce, potrebbe bastare una cauzione di circa 83 euro per consentirgli di tornare libero”, spiega la legale. Una prospettiva che preoccupa il team che assiste la giovane sanremese e che rischia di riportare al centro tutte le tensioni degli ultimi mesi.
Per questo motivo Armanetti ritiene che la mobilitazione attorno al caso non debba diminuire. “Se davvero i tempi saranno quelli che ci sono stati prospettati, l'azione per riportare a casa Nessy e Aisha dovrà essere costante e ancora più incisiva. Altrimenti il rischio è che l'attenzione sul caso si affievolisca mentre i tempi continuano ad allungarsi”, conclude.
Parole che arrivano in un momento particolarmente delicato. Da una parte l'arresto di Hamouda aveva fatto sperare in una possibile svolta. Dall'altra, però, il quadro giudiziario che riguarda Nessy Guerra resta sostanzialmente immutato: una condanna da impugnare, una battaglia per l'affidamento ancora aperta e una bambina che, almeno per il momento, non può lasciare l'Egitto.
Ed è proprio per questo che, secondo la difesa, la vicenda continua a richiedere non soltanto il lavoro degli avvocati, ma anche un intervento politico e diplomatico capace di affiancare il percorso giudiziario e accorciare tempi che, diversamente, rischiano di diventare ancora più lunghi.


