Ci sono giocatori che lasciano una squadra e giocatori che lasciano una parte della propria vita. Michele "Ciccio" Romeo appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Dopo una lunga storia condivisa con il Legino, l'attaccante ha deciso di chiudere il proprio percorso da calciatore al termine della stagione appena conclusa.
Una scelta maturata nel tempo, tra gli impegni lavorativi sempre più pressanti e una famiglia che meravigliosamente presto si allargherà con l'arrivo della seconda figlia. Ma soprattutto una decisione che segna la fine di un legame speciale con i colori verdeblu, una società che lo ha accompagnato nella crescita umana oltre che sportiva.
Con la sincerità che lo ha sempre contraddistinto, Romeo ripercorre le ragioni dell'addio, i ricordi più significativi vissuti al Legino e quel rapporto unico con compagni, dirigenti e tifosi che rende difficile persino immaginare un distacco definitivo dal campo.
Michele, la tua decisione sembra presa. È davvero arrivato il momento di smettere?
"Per il momento sì. Sono rimasto della mia idea e credo che sarà molto difficile tornare indietro. Poi nella vita non si sa mai, ma oggi la mia decisione è questa."
Il Legino è arrivato alla fine del suo percorso, impossibile slegare le due cose.
"È impossibile spiegarlo a parole. Chi non ha vissuto questo ambiente da dentro non può immaginare cosa significhi. Con Tobia si è creato un rapporto speciale, che va oltre il calcio. Lui ha visto nascere mio figlio, mi ha sposato, mi è sempre stato vicino. Sono arrivato qui che ero un ragazzo e sono diventato uomo. Il Legino ha visto tutte le fasi della mia vita.
Tra due mesi nascerà la mia seconda figlia e il lavoro stava iniziando a diventare sempre più impegnativo. A un certo punto bisogna fare delle scelte e capire quali sono le priorità.
Ho sempre pensato che avrei smesso prima di rischiare di fare brutte figure. Qualcuna magari l'ho fatta anche quest'anno, perché gli anni passano per tutti. Non ho mai fatto la vita dell'atleta perfetto, però una cosa posso dirla con certezza: mi sono sempre divertito."
Che calcio lasci alle tue spalle?
"Un calcio molto diverso da quello che ho conosciuto quando ho iniziato. Oggi ci sono tanti teorici, tuttologi, tante persone pronte a spiegarti come si dovrebbe fare tutto. Io resto figlio di un calcio più semplice, fatto soprattutto di spogliatoio, amicizia e passione.
Non resterò però lontano dal campo. Andrò a vedere le partite, seguirò i miei compagni e farò il tifo per loro. I legami costruiti al Ruffinengo resteranno sempre una parte importante della mia vita."
Una minima possibilità di rivederti in campo esiste ancora?
"Un piccolo margine c'è. Ho fatto una promessa a Mario (mister Gerundo, il tecnico della Veloce ndr), per me un padre calcistico. Se un giorno ci saranno le condizioni giuste, se in famiglia andrà tutto bene e ci sarà tranquillità, magari potrei anche pensare di fare un ultimo anno. Vedremo nei prossimi mesi."


