La nuova contestazione di maltrattamenti aggravati dalla morte della piccola Beatrice, gli interrogatori di garanzia e un'inchiesta che continua ad allargarsi. Sono giorni particolarmente delicati per i protagonisti della vicenda giudiziaria che da mesi scuote il Ponente ligure. Dopo essere comparsa mercoledì davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Imperia, Manuela Aiello è rientrata nel carcere Lorusso e Cotugno di Torino, dove si trova detenuta dopo il trasferimento disposto nelle settimane scorse. Secondo quanto appreso, la donna starebbe vivendo con estrema difficoltà la detenzione e avrebbe confidato ai propri legali di non stare bene.
Una condizione di malessere che, sempre secondo quanto emerge, proseguirebbe ormai da tempo, fin dai primi giorni successivi all'arresto e ai trasferimenti tra gli istituti penitenziari di Genova Pontedecimo e Torino. Ai propri legali avrebbe descritto l'esperienza carceraria come "un inferno", manifestando un forte stato di sofferenza psicologica. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, Aiello ha risposto alle domande del giudice e del pubblico ministero. Come riferito dai suoi difensori Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta al termine dell'udienza, la donna ha negato di aver mai colpito le proprie figlie e ha sostenuto di non aver assistito a episodi di violenza nei loro confronti. Durante l'interrogatorio, tuttavia, ci sono stati anche momenti particolarmente delicati. La donna si sarebbe commossa di fronte alle fotografie della piccola Beatrice mostrate nel corso dell'udienza, interrompendosi più volte mentre ricostruiva la propria versione dei fatti.
Secondo quanto trapela, Aiello continuerebbe a ripetere di non sapere se riuscirà a reggere la situazione e manifesterebbe sentimenti di rabbia nei confronti dell'ex compagno Emanuel Iannuzzi. Da questo punto di vista avrebbe accolto con sollievo il fatto di non averlo incontrato personalmente durante la giornata trascorsa al Tribunale di Imperia. Sul fronte giudiziario, intanto, l'attenzione si concentra sul materiale investigativo che sta progressivamente arrivando nelle mani delle difese. Nella giornata di giovedì gli avvocati hanno ricevuto gran parte degli atti dell'inchiesta: una mole documentale imponente, composta da circa trenta fascicoli per un totale di oltre 4.500 pagine. Restano però ancora da acquisire alcuni degli elementi ritenuti più importanti dagli investigatori, in particolare il materiale video richiamato dalla Procura nei provvedimenti cautelari e più volte citato durante le ultime settimane.
Proprio l'assenza di parte della documentazione aveva spinto i difensori di Emanuel Iannuzzi, gli avvocati Cristian Urbini e Maria Gioffrè, a consigliare al proprio assistito di avvalersi della facoltà di non rispondere durante l'interrogatorio di garanzia. Le prossime settimane saranno quindi dedicate all'analisi approfondita degli atti da parte delle difese, mentre parallelamente proseguiranno le attività investigative ancora in corso. L'inchiesta infatti non può dirsi conclusa. Gli investigatori attendono ancora gli esiti definitivi degli accertamenti medico-legali, compresi quelli legati all'autopsia, oltre ai risultati delle analisi affidate ai Ris dei Carabinieri. Elementi che potrebbero contribuire a chiarire ulteriormente il quadro accusatorio e a definire le responsabilità contestate. Una volta completata questa fase e chiuse formalmente le indagini preliminari, non è escluso che gli indagati possano tornare a parlare davanti all'autorità giudiziaria.
Nella serata di ieri è arrivata anche la conferma del trasferimento di Emanuel Iannuzzi dal carcere di Marassi, a Genova, alla casa circondariale di Ivrea, in provincia di Torino. A renderlo noto sono stati i suoi difensori Cristian Urbini e Maria Gioffrè. La scelta sarebbe legata alla presenza, all'interno dell'istituto piemontese, di una sezione protetta destinata a detenuti che necessitano di particolari misure di tutela. Anche per Iannuzzi, dunque, si apre ora una nuova fase detentiva mentre l'inchiesta continua a svilupparsi e il lavoro degli investigatori procede verso gli ultimi accertamenti ritenuti necessari.





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