Da una parte una madre che parla, si commuove ricordando la figlia e nega ogni responsabilità. Dall'altra un uomo che sceglie il silenzio, rinviando ogni risposta a quando la difesa avrà accesso completo agli atti dell'inchiesta. In mezzo, una bambina di due anni morta il 9 febbraio scorso e un'indagine che continua a scavare negli ultimi mesi della sua vita. La giornata degli interrogatori davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Imperia ha segnato un nuovo passaggio nella vicenda giudiziaria che ruota attorno alla morte della piccola Beatrice. Una giornata attesa, che non ha portato confessioni né colpi di scena, ma che ha messo nero su bianco la distanza tra il quadro accusatorio costruito dalla Procura e la versione sostenuta dagli indagati.
L'inchiesta, coordinata dal procuratore Alberto Lari e dal pubblico ministero Veronica Meglio, ha ormai assunto contorni ben diversi rispetto alle prime settimane successive al decesso della bambina. Gli inquirenti non contestano più un singolo episodio, ma ritengono che la morte della piccola si inserisca in un contesto più ampio, che avrebbe coinvolto l'intero nucleo familiare e che sarebbe stato ricostruito attraverso testimonianze, tabulati telefonici, immagini di videosorveglianza, accertamenti tecnici e le dichiarazioni delle due sorelle maggiori. Proprio le parole delle bambine rappresentano uno degli elementi che hanno contribuito ad accelerare le indagini negli ultimi mesi. Secondo quanto emerso nel corso dell'attività investigativa, le sorelle avrebbero raccontato di essere state lasciate più volte sole in casa durante la notte e di aver cercato in diverse occasioni di contattare la madre chiedendo aiuto. Telefonate che, stando alla ricostruzione della Procura, troverebbero riscontro anche nei tabulati acquisiti dagli investigatori.
Un quadro che gli inquirenti ritengono particolarmente rilevante anche per comprendere le ore precedenti alla morte della bambina. La Procura sostiene infatti che il malessere di Beatrice si sarebbe protratto per diverse ore prima del decesso e che vi sarebbero stati ripetuti segnali di allarme provenienti dalle altre due sorelle. Davanti a queste accuse, Emanuel Iannuzzi ha scelto di non rispondere. Arrivato in tribunale dal carcere di Marassi, dove è detenuto dopo l'arresto eseguito sabato scorso, il quarantaduenne si è avvalso della facoltà di non rispondere su consiglio dei propri legali, Cristian Urbini e Maria Gioffrè. “Si è avvalso della facoltà di non rispondere dietro consiglio dei difensori perché, nonostante gli atti siano stati richiesti sabato durante l'esecuzione della misura cautelare, ad oggi non ci sono ancora stati messi a disposizione da parte dell'ufficio gip”, hanno spiegato i due avvocati al termine dell'udienza.
Una scelta che, secondo la difesa, non deve essere interpretata come una chiusura. “È sconvolto, è sotto shock. Continua a dichiararsi innocente. Avrebbe voluto rispondere alle domande, ma questa è stata una scelta esclusivamente difensiva”. I legali hanno inoltre sottolineato di non aver ancora potuto visionare gran parte del materiale investigativo raccolto dalla Procura. “Tutti parlano di video e di elementi che vengono definiti prove schiaccianti, ma noi ad oggi non li abbiamo. Non possiamo esprimere valutazioni su materiale che non ci è stato ancora consegnato”. Di segno opposto la scelta di Manuela Aiello. La madre della piccola Beatrice, detenuta dal 9 febbraio scorso, ha invece risposto alle domande del giudice e del pubblico ministero. Secondo quanto riferito dai suoi difensori, Bruno Di Giovanni e Laura Corbetta, la donna ha ribadito la propria estraneità alle accuse. “Ha negato ancora una volta di aver mai messo le mani addosso alle sue figlie, né a Beatrice né alle altre. Ha inoltre dichiarato che in sua presenza non ha mai assistito a episodi di violenza nei confronti delle bambine”.
L'interrogatorio si sarebbe svolto in un clima particolarmente teso sul piano emotivo. “A tratti si è emozionata e ha pianto. Si è commossa quando si è parlato di Beatrice”, hanno spiegato i legali. I difensori hanno inoltre affrontato il tema delle altre due figlie della donna, oggi affidate a una struttura protetta. Su questo punto l'avvocata Laura Corbetta ha spiegato che la madre continua a chiedere notizie delle bambine e che da mesi attende di poter riallacciare un contatto con loro. “La signora la sentiamo almeno due volte alla settimana da tre mesi e, naturalmente, chiede sempre delle bambine. C'è stata anche un'udienza specifica al Tribunale civile di Imperia per l'attivazione degli incontri, ma i servizi non hanno ancora dato riscontro sull'avvio delle videochiamate e sull'individuazione di una diversa collocazione delle minori”.
Secondo quanto riferito dalla difesa, Aiello non sarebbe mai stata seguita o monitorata dai servizi sociali prima dell'arresto. “La signora non aveva mai avuto bisogno di essere assistita o monitorata. Non lo è mai stata”, ha affermato Corbetta. I legali hanno inoltre fornito un aggiornamento sulle condizioni delle due sorelle di Beatrice. “Le bambine stanno bene. Questo è quanto ci è stato riferito nell'ultima relazione depositata dai servizi. Sappiamo che hanno cambiato scuola e hanno cambiato le insegnanti”, ha spiegato l'avvocata. Nel corso del confronto con i giornalisti è emerso anche il tema delle occasioni in cui le minori sarebbero rimaste sole in casa. Su questo punto Di Giovanni ha mantenuto una linea prudente, evitando di entrare nel merito della ricostruzione accusatoria, ma ha precisato: “Alle volte le bambine sono rimaste da sole in casa. Però vogliamo evitare che si inneschi un processo sui giornali e preferiamo che ogni valutazione venga fatta nelle sedi opportune”.
In mattinata, fuori dal palazzo di giustizia era presente anche la rappresentanza della famiglia Rao, con gli avvocati Mario Ventimiglia e Fabio Scaffidi Fonti. Quest'ultimo ha spiegato che la famiglia attende ora le decisioni del giudice e la prosecuzione dell'indagine. “Chiede una giustizia rapida, efficace e precisa”, ha dichiarato il legale riferendosi a Maurizio Rao. La famiglia, con la sorella del padre biologico, ha inoltre presentato richiesta per ottenere l'affidamento delle due sorelle di Beatrice. “Abbiamo chiesto la custodia delle bambine sia al Tribunale per i Minorenni di Genova sia al Tribunale ordinario di Imperia. Abbiamo fiducia nel percorso che verrà seguito”.
La giornata di ieri non chiude dunque alcun capitolo. Al contrario, apre una fase nuova dell'inchiesta. Da una parte la Procura continua a sostenere di aver raccolto un quadro accusatorio grave e coerente, costruito attraverso una molteplicità di riscontri investigativi. Dall'altra le difese contestano la ricostruzione degli inquirenti e chiedono di poter esaminare integralmente gli atti prima di entrare nel merito delle contestazioni.
Resta intanto una vicenda che continua a interrogare l'opinione pubblica ben oltre il profilo strettamente giudiziario. Perché al centro di tutto non c'è soltanto un processo che deve ancora iniziare, ma la morte di una bambina di due anni e il tentativo di ricostruire, fino in fondo, cosa sia realmente accaduto nelle settimane e nei giorni che hanno preceduto quella tragedia.












