Il Nazionale

Cronaca | 28 maggio 2026, 15:10

La droga nascosta in un capannone abbandonato: condannato 23enne già destinatario di un Daspo per i disordini sui treni della linea Mondovì-Ceva

Nove mesi di reclusione e 1.000 euro di multa la pena decisa nei confronti del giovane. Per la difesa il magazzino Rfi dove venne rinvenuto lo stupefacente costituiva un abituale punto di ritrovo per ragazzini sbandati e quell’hashish sarebbe stato destinato a un consumo collettivo

La droga nascosta in un capannone abbandonato: condannato 23enne già destinatario di un Daspo per i disordini sui treni della linea Mondovì-Ceva

È stato condannato a nove mesi di reclusione e mille euro di multa S.R., 23enne di Ceva, imputato per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio. Il tribunale ha riqualificato il fatto nell’ipotesi lieve prevista dal comma 5 dell’articolo 73 del Testo unico sugli stupefacenti, consentendo così alla difesa di chiedere la sostituzione della pena con una misura alternativa. Il pubblico ministero aveva invece chiesto una condanna a un anno di carcere.

Il giovane, già coinvolto in altri procedimenti giudiziari e attualmente detenuto con fine pena previsto nel maggio 2028, era finito sotto processo per un episodio risalente al dicembre 2023. Nella vicenda compare anche il fratello minore, il cui procedimento è seguito dal tribunale per i minorenni di Torino.

La vicenda nasce da un’operazione della Guardia di Finanza condotta nell’ambito di una più ampia attività di controllo nelle stazioni della provincia: in quell’occasione le indagini si erano concentrate nei pressi della stazione ferroviaria di Lesegno, all’interno di un capannone abbandonato e pericolante. Qui il cane antidroga aveva rinvenuto una scatola contenente circa 70 grammi di hashish. Durante il controllo, S.R. avrebbe tentato di disfarsi di un bilancino elettronico, lanciandolo sul tetto dell’edificio, ma l’oggetto era stato successivamente recuperato dai militari. Addosso al giovane erano stati trovati anche 160 euro in contanti.

Secondo l’accusa, il quantitativo sequestrato e le modalità di custodia della sostanza dimostravano una detenzione finalizzata allo spaccio. Il pm aveva infatti evidenziato come quel magazzino non fosse un luogo di facile accesso e come l’imputato vi si recasse appositamente, tra numerosi oggetti stoccati, per occultare meglio la droga.

Inoltre, il tentativo di disfarsi immediatamente del bilancino al momento del controllo, secondo l’accusa, contrastava con la tesi dell’utilizzo esclusivamente personale per pesare “2 o 4 grammi”.

Nel corso dell’udienza, S.R. aveva fornito la propria versione dei fatti, sostenendo che la sostanza stupefacente appartenesse al fratello e che lui intendesse prenderne solo una minima quantità per uso personale, prima di recarsi a una festa a Torino. Ha inoltre spiegato di portare con sé il bilancino per pesare le dosi che assumeva abitualmente, aggiungendo di essersi agitato alla vista dei finanzieri armati e di averlo gettato per paura.

L’avvocato del ragazzo, chiedendo l’assoluzione, aveva invece insistito sul contesto di disagio giovanile in cui sarebbero maturati i fatti, richiamando “la realtà di S.R.” già emersa in altri procedimenti. Il legale aveva contestato che la quantità detenuta potesse essere considerata idonea a configurare una cessione a terzi, sottolineando come non fossero stati accertati scambi di denaro o sostanza, né individuati clienti o messaggi compromettenti nei telefoni sequestrati.

Secondo la difesa, il magazzino Rfi costituiva un abituale punto di ritrovo per “ragazzini sbandati” e l’hashish sarebbe stato destinato a un consumo collettivo, situazione che – aveva sostenuto il legale – la giurisprudenza della Cassazione non equipara automaticamente allo spaccio. Anche il bilancino di precisione, sempre secondo la difesa, sarebbe stato utilizzato unicamente per suddividere la sostanza acquistata “in colletta”.

L’avvocato aveva inoltre ricordato che il fratello minorenne ha intrapreso un percorso di messa alla prova, mentre S.R., in quanto maggiorenne, “si è trovato preso in mezzo” nonostante quel giorno fosse insieme al padre.  “Una stagione di sbandamento”, culminata con l’ingresso in comunità a Lesegno nell’agosto 2024 come misura alternativa. Attualmente, aveva spiegato il legale, il 23enne starebbe svolgendo attività alla Caritas e frequentando un percorso scolastico alberghiero con l’intenzione di cambiare vita.

Il ragazzo, in passato, era stato destinatario di un Daspo disposto dal Questore dopo numerose segnalazioni per disordini lungo la linea ferroviaria Mondovì-Ceva, dove per circa due anni avrebbe creato problemi alla circolazione dei treni, disturbando i passeggeri e minacciando il personale.

Era già stato condannato per minacce a un capotreno e risulta inoltre imputato, insieme ad altri tre giovani, in altri due procedimenti: uno per il danneggiamento di una telecamera stradale e l’incendio di una torcia di segnalazione ferroviaria nella stazione di Mondovì e un altro per alcune scritte ingiuriose nella stessa stazione.

CharB.

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