E alla fine manca sempre qualcuno quando si parla di ippodromo a Varese: la SVICC. Ed è questo il problema. O, meglio, il nodo della questione, perché certe assenze, forse inopportune ma di certo legittime, non sono mai casuali.
L’ex gestore dell’intero compendio è ormai il convitato di pietra di ogni riunione, compresa l’ultima commissione che si è tenuta oggi a Palazzo Estense per discutere del futuro prossimo - a nemmeno un mese dalle prime corse programmate - dell’impianto, lo scorso anno passato tramite bando nelle mani della Varese Turf & Sport.
Non nella sua interezza, come noto: le scuderie, bene privato e non pubblico quale invece è l’ippodromo, sono rimaste alla SVICC. E la SVICC le vuole dismettere, forte delle previsioni del vecchio PGT, con tanto di sfratto già notificato agli allenatori e ai proprietari dei cavalli. Quale destino per questi ultimi? E come farà l’arena a crescere e funzionare al meglio con i cavalli lontani? E cosa può fare il Comune di Varese davanti a un braccio di ferro tra privati che quindi esula dalla sua sfera di competenza?
È come il gioco dell’oca quando capiti sulla casella 58, quella disgraziata che ti fa retrocedere al punto di partenza. Nella questione ippodromo si torna sempre lì, nonostante gli sforzi della parte pubblica: alle scuderie.
I lavori di riqualificazione intanto stanno proseguendo, così almeno ha dichiarato Luigi Rinzivillo, amministratore delegato di Varese Turf & Sport: la tribuna rossa è al centro degli interventi, la pista è stata rimessa in ordine e l’obiettivo resta quello di arrivare pronti all’avvio della stagione di giugno. Ma sopra il rilancio pesa un interrogativo enorme: può esistere un ippodromo senza i box di via Galdino?
È questa la domanda che ha attraversato il consesso odierno, presenti tra gli altri i commissari di maggioranza e opposizione, l’assessore allo Sport Stefano Malerba, Rinzivillo in rappresentanza dell’attuale gestore, Valentina Oglialoro dell’Associazione Nazionale Galoppo, Marco Gonnelli, allenatore e proprietario e l’architetto Elena Di Lorenzo, che per conto dei fruitori delle scuderie ha lavorato sulla VAS propedeutica al nuovo PGT di Varese. Assente, come anticipato, la SVICC (Società Varesina Incremento Corse Cavalli): Guido Borghi era stato invitato, ma non si è collegato nemmeno da remoto. Un’assenza pesante, perché proprio la società proprietaria dei box è oggi al centro dello scontro.
Il paradosso varesino è tutto qui: il Comune ha assegnato con un bando trentennale la gestione dell’ippodromo, ma le scuderie non facevano parte del pacchetto perché non sono comunali. Restano private, in mano alla SVICC, che ha intimato agli allenatori di lasciare i box entro sessanta giorni, con l’obiettivo dichiarato di procedere verso un progetto di riqualificazione dell’area, fino alla possibile demolizione delle strutture e alla trasformazione immobiliare.
Gli allenatori non ci stanno. Hanno già incaricato i legali, contestano la risoluzione dei contratti e chiedono al Comune di non limitarsi a osservare. Il messaggio è netto: senza cavalli stanziali, senza un centro di allenamento, senza box a pochi metri dalla pista, le corse rischiano di perdere senso. «Non si può liquidare tutto come una questione tra privati» è il cuore della loro posizione.
A rafforzare la loro battaglia c’è anche la recente risposta alle osservazioni alla VAS del nuovo PGT. Un passaggio che, secondo gli operatori, cambia il quadro: le scuderie vengono riconosciute come una realtà attiva, mai dismessa, e l’aumento di superficie residenziale viene giudicato in contrasto con la vocazione sportiva dell’area a supporto dell’ippodromo. In altre parole: non si sta parlando di un capannone abbandonato, ma di una filiera che lavora.
Lo hanno ribadito in commissione i rappresentanti del mondo ippico, ricordando che le Scuderie Olona sono nate nel 1940 e da allora hanno accompagnato la vita dell’ippodromo. «Qui esiste una filiera attiva che lavora da decenni e che non è mai stata dismessa - ha detto Oglialoro - Le scuderie non sono un’ex area industriale da rigenerare: qui si lavora davvero, tutti i giorni». E ancora: «Che senso avrebbe parlare di clinica veterinaria, ippoterapia o scuola di equitazione senza cavalli?».
Rinzivillo, dal canto suo, ha confermato l’ambizione del progetto: trasformare i 14 ettari delle Bettole in un grande centro sportivo e aggregativo, mantenendo il cavallo al centro ma aprendo l’impianto alla città tutto l’anno. Non solo corse, dunque, ma scuola di equitazione, ippoterapia, attività sociali, eventi culturali, spazi per famiglie e una sala da 150-200 posti, dimensione oggi rara nel panorama cittadino (leggi QUI i progetti del nuovo gestore dell’ippodromo). Il futuro delle scuderie tocca direttamente il destino dell’ippodromo: su questo il nuovo gestore è stato chiaro. L’immagine usata è forte: pensare alle Bettole senza scuderie sarebbe come pensare a Maranello senza i box delle Ferrari. Oggi circa 150 cavalli utilizzano quotidianamente la pista. Se fossero costretti a trasferirsi, probabilmente verso Milano, Varese rischierebbe di restare con un impianto bello ma vuoto, utilizzato solo nelle giornate di corsa.
Sul piano politico, il centrodestra ha chiesto al Comune di non fare da spettatore. Salvatore Giordano (FDI) ha sintetizzato il nodo dicendo che Borghi è il mazziere, ma il tavolo è quello del Comune. Roberto Parravicini (Lega) ha parlato di «bando zoppo», perché l’impianto è stato assegnato senza risolvere il problema delle scuderie. Luca Paris (Movimento 5 Stelle) ha detto che se l’attività dell’ippodromo è destinata a morire senza le scuderie chi si candida l’anno prossimo alle elezioni lo deve ammettere chiaramente. Simone Longhini (Forza Italia) ha evocato il rischio di un atteggiamento da Ponzio Pilato: il Comune, secondo l’opposizione, non può dire soltanto che si tratta di rapporti tra privati.
Dall’altra parte, l’assessore Malerba ha inevitabilmente difeso il percorso dell’amministrazione. Il Comune, ha spiegato, ha fatto un bando che mancava da trent’anni, ha assegnato l’impianto e segue quotidianamente la vicenda. Ma resta un limite: le scuderie sono private, affittate da un privato ad altri privati, e Palazzo Estense non può imporre unilateralmente una soluzione. L’amministrazione si dice comunque impegnata a favorire il dialogo e a cercare un punto di caduta condiviso.
Il problema è che il tempo stringe. Le corse dovrebbero partire il 10 giugno, mentre allenatori e proprietari hanno in mano le lettere di sfratto. La SVICC non si presenta ai tavoli, gli operatori chiedono risposte, il nuovo gestore investe e programma, la VAS mette paletti alla trasformazione residenziale, il Comune cerca una mediazione ma rivendica i limiti del proprio ruolo.
E così le Bettole si trovano davanti alla loro contraddizione più grande: da una parte un progetto di rilancio atteso da anni nel tentativo di “rianimare” un mondo - quello dell’ippica - in verità in caduta libera in tutta la nazione, dall’altra il rischio che venga meno il cuore vivo dell’ippodromo.



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