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Politica | 14 maggio 2026, 07:21

Pompeiana, il lago mai entrato in funzione e i 750 mila euro sfumati: la Corte dei Conti dichiara prescritto il danno erariale

La sentenza ricostruisce vent’anni di errori, ritardi e inerzia amministrativa sul contestato laghetto collinare. Il sindaco Lanteri: “Un colpo al cuore, il Comune rischia di essere messo in ginocchio”

Pompeiana, il lago mai entrato in funzione e i 750 mila euro sfumati: la Corte dei Conti dichiara prescritto il danno erariale

Un’opera pensata per sostenere l’agricoltura del territorio, trasformata nel tempo in uno dei casi più emblematici di spreco pubblico nel Ponente ligure. E ora, dopo anni di contenziosi, consulenze tecniche, accuse incrociate e tentativi di salvare il progetto, arriva anche la parola fine della Corte dei Conti: il danno erariale da oltre 746 mila euro è prescritto. È questo il cuore della sentenza depositata l’11 maggio dalla Sezione giurisdizionale ligure della Corte dei Conti sul caso del laghetto collinare di Pompeiana, l’invaso artificiale realizzato nei primi anni Duemila e mai realmente entrato in funzione.

Una vicenda che continua a pesare sulle casse del piccolo Comune del Ponente, costretto oggi a restituire circa 900 mila euro allo Stato attraverso un piano di rientro trentennale da circa 30 mila euro l’anno, con conseguenze pesantissime sul bilancio dell’ente. La sentenza ricostruisce passo dopo passo tutta la storia dell’opera: dal finanziamento ministeriale ottenuto nel 2001 per creare un bacino destinato all’accumulo di acqua irrigua, fino ai problemi tecnici emersi già durante la realizzazione del progetto. Secondo quanto riportato dai giudici, il problema originario sarebbe stato legato alla conformazione del terreno. Durante gli scavi emersero infatti superfici rocciose “particolarmente appuntite e taglienti” che avrebbero compromesso la tenuta della geomembrana impermeabilizzante prevista dal progetto.

Per tentare di risolvere il problema venne autorizzata una variante con una membrana più spessa del 400%, ma la soluzione si rivelò insufficiente. I lavori terminarono nel gennaio 2007, ma già pochi mesi dopo, durante le operazioni di riempimento dell’invaso, iniziarono a comparire le prime perdite. Da lì prese il via una lunga battaglia tecnica e giudiziaria. Una consulenza tecnica depositata nel febbraio 2009 individuò chiaramente le responsabilità progettuali e tecniche dell’opera, spiegando che non si era tenuto conto della natura “stratificata, irregolare e punzonante” del fondo roccioso. Secondo il consulente nominato dal tribunale sarebbe stato necessario predisporre un sottofondo adeguato con la tecnica del calcestruzzo spruzzato, invece di limitarsi alla sostituzione della geomembrana.

Nel frattempo il Comune chiamò in causa progettisti e direttore dei lavori davanti al Tribunale di Imperia. Nel 2014 arrivò una prima sentenza civile che condannò uno dei progettisti al risarcimento di oltre 41 mila euro, mentre per un altro professionista venne dichiarato il difetto di giurisdizione a favore proprio della Corte dei Conti. Ma il punto centrale della nuova sentenza riguarda soprattutto il fattore tempo. Per la Corte dei Conti, infatti, il Comune era già pienamente consapevole delle cause del danno almeno dal 15 febbraio 2009, data della prima consulenza tecnica d’ufficio. Tuttavia la Procura regionale della Corte dei Conti venne informata soltanto il 30 dicembre 2016. Troppo tardi per interrompere la prescrizione.

I giudici parlano apertamente di “inerzia” amministrativa e respingono la tesi secondo cui il laghetto potesse ancora essere considerato un’opera incompleta o recuperabile. Nella sentenza si sottolinea come il manufatto sia stato “realizzato e poi lasciato in totale stato di abbandono”, mentre il Comune continuava formalmente a sostenere la volontà di completarlo anche anni dopo. Una valutazione durissima, rafforzata anche dai sopralluoghi effettuati nel tempo. Già nel 2011 una relazione tecnica commissionata da S.P.E.I. aveva descritto il laghetto come una struttura in stato di abbandono e potenzialmente pericolosa, con la geomembrana strappata in più punti e la necessità di rifare completamente l’opera. Nel 2016 fu poi avviata la procedura di revoca del finanziamento ministeriale, perfezionata definitivamente nel 2020. Il Comune tentò anche la strada del ricorso amministrativo, ma sia il Tar sia il Consiglio di Stato confermarono la legittimità della revoca.

Durissimo il commento del sindaco Vincenzo Lanteri, che parla apertamente di un Comune messo “letteralmente in ginocchio” dalla vicenda: “In merito alla sentenza emessa dalla Corte dei Conti non posso che esprimere il mio profondo rammarico come sindaco e come cittadino di Pompeiana” – afferma –. “È un provvedimento che mette una pietra tombale su una vicenda incresciosa e incredibile e che soprattutto mette letteralmente in ginocchio il nostro Comune, costretto per trent’anni a versare 30 mila euro all’anno prelevandoli dalla parte corrente del bilancio”. Secondo il primo cittadino, le conseguenze rischiano di essere devastanti per la capacità operativa dell’ente: “Una situazione di questo genere equivale al pressoché totale azzeramento delle capacità di spesa diretta del Comune. Faremo fatica perfino a stare dietro alla contabilità delle opere pubbliche, anche se finanziate da Regione o Stato”. Lanteri punta poi il dito contro quella che definisce una lunga fase di immobilismo amministrativo. “Letta bene, la sentenza lascia chiaramente intravedere responsabilità politiche derivanti dall’inerzia che ha caratterizzato l’azione amministrativa durante tutta la vicenda, soprattutto nella fase più critica, quando cominciavano ad addensarsi all’orizzonte i rischi concreti della restituzione del finanziamento”.

Il sindaco precisa però che la situazione era già fortemente compromessa al momento dell’insediamento della sua amministrazione: “Il Tar aveva già emesso sentenza di condanna del Comune e il ricorso al Consiglio di Stato era già stato depositato. Nonostante questo abbiamo tentato in tutti i modi di intercettare finanziamenti che potessero consentire di completare l’opera e scongiurare il rischio di una sentenza negativa”. Tra i tentativi messi in campo, anche la partecipazione a bandi regionali e della Fondazione Compagnia di San Paolo. “Abbiamo provato con una misura regionale per gli invasi antincendio, ma non è andata a buon fine per la diversa finalità originaria del finanziamento, che era irrigua. Poi ci abbiamo provato con il bando ‘Simbiosi’ della Fondazione San Paolo, ottenendo 100 mila euro vincolati però soltanto al recupero della flora e della fauna”. Poi l’arrivo della sentenza del Consiglio di Stato, che di fatto ha chiuso definitivamente ogni margine di manovra. “La sentenza attuale è un colpo durissimo, direi un colpo al cuore” – conclude Lanteri – “e ci costringerà a valutare decisioni molto drastiche, come l’alienazione di immobili comunali che possano avere un valore commerciale interessante. Convocherò d’urgenza una riunione di maggioranza per affrontare questa situazione delicatissima. Ma voglio anche dire una cosa: noi di Pompeiana siamo abituati a lottare e non smetteremo certamente adesso”.

La sentenza della Corte dei Conti chiude così almeno il fronte del giudizio contabile: la domanda risarcitoria è stata rigettata per intervenuta prescrizione e le spese processuali compensate tra le parti. Resta però il peso di una vicenda che, nata come progetto di sviluppo agricolo sostenibile, si è trasformata nel simbolo di un’opera pubblica fallita e di un debito destinato a gravare ancora a lungo sulla comunità di Pompeiana.

Andrea Musacchio

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