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Politica | 14 maggio 2026, 07:25

“Montanità” a rischio nel Savonese, la protesta dei Comuni a Roma: “Non una questione di etichette ma di equità territoriale”

Presente in piazza Montecitorio una delegazione di cinque Amministrazioni che rilanciano l’allarme al Governo: “Così si penalizzano le aree interne, a rischio servizi e risorse”

“Montanità” a rischio nel Savonese, la protesta dei Comuni a Roma: “Non una questione di etichette ma di equità territoriale”

Centinaia di fasce tricolori da tutta Italia davanti a Montecitorio per chiedere al Governo di fermare la nuova classificazione dei Comuni montani. Tra loro anche una delegazione savonese, scesa ieri mattina a Roma per contestare gli effetti della Legge 131/2025 e della delibera del Consiglio dei Ministri del 18 febbraio scorso, che ridisegna i criteri di “montanità” basandosi principalmente su altimetria e pendenza dei territori. 

Una revisione la quale, nella nostra provincia, rischia di escludere dieci Comuni da una classificazione che, per moltissimi di essi, non rappresenta un vezzo ma la possibilità di avere agevolazioni senza le quali la vita amministrativa quotidiana avrebbe contraccolpi pesanti. Albenga, Andora, Ceriale, Cisano sul Neva, Garlenda, Ortovero, Tovo San Giacomo, Vado Ligure, Villanova d’Albenga e Zuccarello: un elenco che ha già acceso le polemiche tra gli amministratori locali, soprattutto per le possibili ripercussioni sull’entroterra. Tanto che sono già diversi i ricorsi contro al riforma del ministro Calderoli.

Il nodo centrale della contestazione riguarda i criteri scelti dal Governo. Secondo i sindaci, il nuovo sistema finirebbe per penalizzare realtà dell’entroterra caratterizzate da fragilità economica, spopolamento e criticità idrogeologiche, includendo invece località costiere con economie turistiche consolidate. Una contraddizione che, secondo gli amministratori, snaturerebbe il senso stesso del riconoscimento di “Comune montano”. 

Tre le criticità, in particolare, sottolineate anche da Anci nei mesi scorsi: l’applicazione rigida del criterio di contiguità territoriale, che avrebbe portato all’esclusione di 32 Comuni liguri; il paradosso di territori già riconosciuti come aree interne o inseriti nelle “green communities” del Pnrr che perderebbero comunque lo status montano; e infine la scarsa trasparenza del parametro relativo alla pendenza media, considerato difficile da verificare tecnicamente dai Comuni interessati.

Molto critico, in tal senso, il primo cittadino di Ortovero, Osvaldo Geddo, sottolineando come la revisione proposta, oltre a rappresentare una sorta di paradosso vedendo inclusi comuni costieri, sia “anche contraddittoria con la legge 131 del 2025, focalizzata, appunto, sullo svantaggio socio economico delle zone interne”. Questo aggiungendo come il sit-in sia stato trasversale politicamente parlando, “autorganizzato da sindaci di tutta Italia, indipendentemente dagli orientamenti politici. Obiettivo di oggi è di essere sentiti dal Governo e dal Parlamento proprio mentre il Tar del Lazio esaminerà i ricorsi presentati contro gli atti amministrativi di attuazione del nuovo provvedimento”.

Trasversalità anche nei Comuni, senza alcun campanilismo. Come ha rimarcato il presidente del Consiglio comunale di Albenga, Alberto Passino: “La battaglia riguarda l’intero territorio provinciale. Il riconoscimento dello status di Comune montano non è una questione formale, ma un elemento che incide concretamente sulla capacità dei Comuni di rispondere ai bisogni delle comunità e di preservare aree fragili che richiedono attenzione e investimenti mirati. Continueremo a lavorare insieme agli altri enti per ottenere una revisione dei criteri che tenga conto della realtà dei nostri territori”.

Ancora più netta la posizione del sindaco di Tovo San Giacomo, Alessandro Oddo, che sottolinea le conseguenze pratiche della perdita dello status montano: “Non è solo una questione di ‘etichette’. Essere riconosciuti come Comune montano significa poter accedere a risorse, tutele e agevolazioni indispensabili per contrastare l’isolamento e sostenere chi vive e lavora nei nostri territori. Non si tratta di prestigio, ma di sopravvivenza amministrativa. Essere classificati come ‘montani’ sblocca una serie di meccanismi fondamentali. Tra questi i fondi per la montagna con l’accesso a finanziamenti specifici per la manutenzione del territorio e la prevenzione del dissesto idrogeologico, una fiscalità agevolata con incentivi per le imprese e le attività agricole che operano in condizioni svantaggiate, essenziali per evitare che i giovani abbandonino il territorio, e anche servizi essenziali come deroghe sui parametri numerici per il mantenimento di scuole, presidi sanitari e uffici postali”.

Un tema che nel Savonese assume un peso particolare, considerando le difficoltà croniche delle aree interne tra calo demografico, carenza di servizi e fragilità del territorio. “La sinergia tra i sindaci del Savonese è l’unico modo per evitare che le zone interne diventino invisibili rispetto alla costa - aggiunge Oddo -. La partecipazione a Montecitorio non è solo una protesta, è una richiesta di equità territoriale. Se lo Stato chiede ai piccoli comuni dell’interno di essere custodi del paesaggio e della sicurezza idrogeologica, deve fornire loro gli strumenti per farlo”.

Sulla stessa linea il sindaco di Quiliano Nicola Isetta: “Il Dpcm non dev’essere approvato e pubblicato. Il Tar Lazio, che dovrà esaminare centinaia di ricorsi dei comuni, lascia il tempo necessario per una revisione radicale del provvedimento che penalizza ingiustamente tanti comuni montani. La quantità di ricorsi fatti al Tar è un segnale fortissimo di cui il Governo deve tenere conto. La sofferenza dei comuni montani e delle aree interne è un’emergenza politica nazionale, deve trovare ascolto. Noi non molliamo”

Dal presidio romano è arrivata una sorta di apertura, almeno nel dialogo. “Una delegazione formata da un sindaco per ogni Regione ha incontrato a Montecitorio alcuni rappresentanti di gruppi parlamentari di maggioranza e opposizione - ha spiegato il sindaco di Vezzi Portio, Germano Barbano, presente nella Capitale insieme alla sua vice Rita Gravano -. Abbiamo riscontrato apertura al dialogo e disponibilità all’ascolto. Come sindaci abbiamo chiesto la sospensione degli effetti della delibera del Consiglio dei Ministri del 18 febbraio 2026 e il reintegro nella classificazione dei Comuni esclusi: i rappresentanti di maggioranza e opposizione, ciascuno per il proprio ruolo, si sono impegnati a rappresentare l’istanza agli organi di Governo. Un primo risultato importante”.

La partita ora si sposta su due fronti: quello politico, con il confronto aperto tra sindaci e Parlamento, e quello giudiziario, con il Tar del Lazio chiamato a pronunciarsi sui ricorsi. Ma dal presidio romano emerge soprattutto un messaggio condiviso dagli amministratori locali: la “montanità”, per i piccoli Comuni dell’entroterra, non rappresenta una definizione burocratica, ma uno strumento decisivo per garantire servizi, investimenti e possibilità di sopravvivenza a territori sempre più fragili. 

Mattia Pastorino

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