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Cronaca | 12 maggio 2026, 10:52

Stretta della Finanza sulle partite IVA "apri e chiudi": scoperti 64 operatori irregolari

Controlli su attività nei servizi alla persona e negozi etnici: lavoratori in nero, omissioni fiscali sistematiche e debiti con l’Erario per centinaia di migliaia di euro

Stretta della Finanza sulle partite IVA "apri e chiudi": scoperti 64 operatori irregolari

I finanzieri del Comando Provinciale di Savona, fin dai primi giorni dell’anno, hanno intensificato i controlli nei confronti delle partite IVA cosiddette “apri e chiudi”, in linea con le direttive fornite dall’Autorità di Governo. Le diverse operazioni di servizio hanno permesso di rilevare la presenza di 64 soggetti economici privi dei requisiti oggettivi e soggettivi previsti dalla normativa in materia di imposta sul valore aggiunto.

L’attività svolta dalle Fiamme Gialle si è concentrata principalmente su società attive nel settore dei servizi alla persona, formalmente amministrate da soggetti generalmente di origine extracomunitaria, ma di fatto gestite da altri connazionali. In particolare, i controlli hanno evidenziato che per una di queste, fin dall’apertura avvenuta anni addietro, non fossero mai state presentate le dichiarazioni fiscali annuali ai fini delle imposte dirette, dell’IVA e dell’IRAP. La società era inoltre già stata oggetto di diversi controlli risultati irregolari per mancata emissione dei corrispettivi (cosiddetto scontrino fiscale) e aveva accumulato un significativo debito con l’Erario.

In un altro caso, è stata analizzata la posizione di un’impresa operante nel settore dell’estetica e dell’acconciatura, gestita da un’imprenditrice di nazionalità cinese. Le verifiche hanno permesso di rilevare la presenza di cinque lavoratori “in nero”, l’assenza di dichiarazioni fiscali dall’anno di apertura, avvenuta nel 2021, e debiti nei confronti dell’Erario per oltre 200mila euro, derivanti da omessa emissione dei corrispettivi e da ulteriori atti di accertamento, mai sanati neppure mediante rateizzazione.

In un’ulteriore circostanza, è stato verificato un negozio di alimentari etnici, formalmente gestito da una coppia di imprenditori di nazionalità bengalese. All’atto del controllo, il lavoratore presente alla cassa ha dichiarato di non sapere dove si trovassero i datori di lavoro, che, secondo quanto riferito, sarebbero rientrati in Bangladesh da diversi mesi. Dall’analisi delle banche dati in uso al Corpo è stato inoltre possibile ricostruire come la coppia, irreperibile sul territorio italiano, percepisse sussidi previdenziali erogati dall’INPS. La società, dal 2017, anno di apertura, non aveva mai presentato dichiarazioni fiscali né versato le imposte dovute.

Alla luce delle significative evidenze emerse, i militari hanno quindi richiesto ai competenti uffici dell’Agenzia delle Entrate l’adozione di provvedimenti di cessazione delle partite IVA nella provincia e la contestuale cancellazione dalla banca dati VIES, utilizzata per le operazioni intracomunitarie. Le misure sono state motivate dalle gravi anomalie economico-contabili riscontrate e dalle sistematiche violazioni delle norme tributarie.

Redazione

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