Da tentato omicidio a lesioni gravi: è questa la riqualificazione proposta dalla Procura nel processo per la violenta lite avvenuta nell’agosto 2023 in un piccolo comune della Val Varaita tra il gestore di un campeggio e un giovane del paese, rimasto ferito al costato durante una colluttazione.
Entrambi sono imputati davanti al tribunale di Cuneo.
Secondo quanto emerso in aula, tutto sarebbe iniziato in tarda serata nella piazza del paese, dove il 26enne era appena rientrato da una festa in auto.
Il gestore del campeggio ha raccontato di aver sentito poco prima uno stridio di gomme e di aver visto una vettura bianca sfrecciare a velocità sostenuta.
Dopo aver accompagnato il figlio a casa, dirigendosi al campeggio, avrebbe incrociato il giovane chiedendogli conto della guida "Mi disse 'sono io, scendi'" ha spiegato il gestore, mentre la fidanzata invitava il giovane a rientrare.
L’uomo ha riferito di aver parlato dal finestrino del proprio mezzo e di essere stato colpito con un pugno prima di allontanarsi verso la struttura. Circostanza, questa, che però non è stata confermata dall’ex fidanzata del ragazzo, riferendo di aver visto i due discutere animatamente e di aver notato che il compagno aveva bevuto.
Poco dopo il giovane avrebbe raggiunto il rivale all’interno del campeggio, dove la discussione sarebbe degenerata in uno scontro fisico. In quel frangente il gestore avrebbe preso una roncola da un capanno degli attrezzi e, durante la colluttazione, il 26enne riportò una ferita profonda al fianco, a pochi millimetri dalla milza.
La lesione non fu notata subito: solo in seguito i presenti si accorsero del foro sulla maglietta e della macchia di sangue. La ex fidanzata ha però confermato che il giovane era in stato di ebbrezza e che il proprietario del campeggio appariva impaurito, pur ritenendo che in quel momento non vi fosse una reale minaccia.
Al termine dell’istruttoria il pubblico ministero ha chiesto di riqualificare l’ipotesi di tentato omicidio in lesioni gravi, ritenendo tuttavia che l’uso della roncola non possa essere ricondotto alla legittima difesa.
Secondo l’accusa, il giovane fu la persona più aggressiva e alterata quella notte, ma il gestore avrebbe comunque accettato il rischio della colluttazione armata. Per questo sono state formulate richieste di condanna per entrambi: un anno e sei mesi per il giovane, ritenuto l’iniziatore della rissa, e un anno e quattro mesi per il gestore del campeggio, accusato di lesioni gravi.
Le difese sostengono ricostruzioni opposte. Il legale del 26enne ha chiesto l’assoluzione per legittima difesa, sostenendo che lo scontro sarebbe nato da una provocazione e che la ferita avrebbe potuto avere conseguenze ben più gravi. I difensori del gestore, invece, parlano di lesioni colpose: la roncola sarebbe stata impugnata solo a scopo intimidatorio e la ferita si sarebbe verificata accidentalmente durante la caduta nella colluttazione.
Il processo è stato rinviato per le repliche e la sentenza.













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