Nell'Astigiano c'è una ferita ancora aperta che continua a sollevare interrogativi inquietanti. La tragica scomparsa di Raffaele Cotto, il giovane di ventotto anni trovato senza vita a San Damiano d'Asti, è tornata alla ribalta nazionale grazie a un servizio della trasmissione Chi l'ha visto, andata in onda ieri sera 29 aprile. A distanza di oltre un anno da quel drammatico 25 marzo 2025, la famiglia non si rassegna all'archiviazione del caso. Per gli inquirenti si è trattato di un atto volontario, ma le circostanze del ritrovamento raccontano una storia che i parenti faticano a definire come un semplice suicidio.
QUI LA RICOSTRUZIONE DELLA CELEBRE TRASMISSIONE.
Le anomalie sulla scena del dramma
Tutto ha avuto inizio alle 7.30, quando un operaio di passaggio ha notato il corpo del ragazzo riverso a terra nella piazzetta della Madonnina, la riproduzione della grotta di Lourdes tanto cara alla comunità. Fin dai primi rilievi, la scena si è presentata in modo decisamente anomalo. Raffaele è stato rinvenuto con una profonda coltellata al petto, all'altezza del cuore. A rendere il quadro investigativo particolarmente complesso sono stati altri dettagli macabri: il giovane aveva due calzini in bocca che gli ostruivano il respiro e un sacchetto di plastica stretto intorno al collo.
Nonostante il medico legale abbia ritenuto compatibili la forza e la direzione del fendente con un gesto autoinferto, i dubbi restano enormi. Le telecamere di videosorveglianza, che hanno ripreso il ragazzo mentre si incamminava verso il luogo del decesso, lo mostrano a mani vuote, senza zaini né borse. Nessuno sa da dove siano spuntati l'arma bianca, i calzini e il sacchetto di plastica.
La battaglia legale e la ricerca della verità
Il fratello Gabriele, insieme ai genitori Giovanni e Liliana, si è trasformato in un instancabile ricercatore di verità. Supportata dall'avvocato Alberto Avidano e dal criminologo Fabrizio Pace, la famiglia si è opposta con fermezza alla richiesta di chiusura delle indagini della procura. Secondo la difesa, mancano all'appello accertamenti ritenuti fondamentali per escludere il coinvolgimento di terzi.
Il legale ha spiegato in modo netto la posizione della famiglia: "Non sono stati svolti numerosi accertamenti che invece, secondo noi, erano necessari". Le lacune denunciate riguardano l'assenza di verifiche sui tabulati telefonici in entrata, l'impossibilità di tracciare le utenze di passaggio nella zona in quei frangenti e la mancata ricerca di impronte digitali sugli oggetti rinvenuti accanto al corpo.
Un appello disperato a chi sa qualcosa
La convinzione di chi amava il giovane astigiano è che, anche qualora si fosse trattato di un atto estremo, qualcuno potrebbe averlo pesantemente condizionato o istigato. Il dolore si mescola alla frustrazione per i tanti misteri ancora irrisolti e per l'impossibilità di dare una spiegazione logica a quegli ultimi istanti.
A raccogliere il tormento di un'intera famiglia è la voce ferma del fratello Gabriele, che non smette di rinnovare il suo appello: "Vogliamo sapere cosa è successo, oltre ogni ragionevole dubbio, perché il sospetto che ci siano responsabilità di altri è davvero fortissimo". Una richiesta di giustizia che attende ancora risposte.



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