Per la prima volta dal 2020, l’assemblea dei soci della Banca di Asti è tornata in presenza, all’Auditorium della banca, e ha approvato il bilancio 2025 aprendo formalmente il nuovo corso dell’istituto con l’elezione della lista 1 voluta dal principale azionista, la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti guidata da Livio Negro. Il bilancio è passato con 46.845.796 voti favorevoli, pari al 66,413037 per cento del capitale sociale complessivo, senza voti contrari, mentre nella votazione per il rinnovo del consiglio di amministrazione la lista 1 ha ottenuto 29.743.163 voti, pari al 63,472562 per cento delle azioni ammesse al voto.
L’assemblea ha inoltre deliberato un consiglio di amministrazione di 13 componenti, in carica per il triennio 2026-2028, secondo la proposta presentata dalla Fondazione. In base allo statuto, dalla lista risultata prima per voti espressi viene tratto anche il presidente della società, e così, come previsto alla vigilia, la presidenza va a Maurizio Rasero.

Il voto e il nuovo cda
Le liste depositate erano tre: la lista 1 della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, titolare di una partecipazione pari a circa il 31,80 per cento del capitale sociale, la lista 2 della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, titolare di circa il 12,91 per cento, e la lista 3 di Banco Bpm, titolare di circa il 9,99 per cento. La lista 1 ha raccolto 29.743.163 voti, la lista 2 9.120.879 voti e la lista 3 7.051.927 voti.
Secondo il meccanismo previsto dallo statuto, dalla proclamazione finale risultano eletti i componenti espressi dalla lista della Fondazione di Asti e, dalle minoranze, il vicepresidente espresso dalla lista della Fondazione Cassa di Risparmio di Biella e un consigliere espresso da Banco Bpm.
Ecco la composizione del nuovo consiglio di amministrazione:
Maurizio Rasero, dalla lista 1, presidente.
Roberto Fiorini, dalla lista 1.
Maria Teresa Giovanna Armosino, dalla lista 1.
Silvia Mirate, dalla lista 1.
Maria Paola Giuseppina Adele Clara, dalla lista 1.
Gian Luigi Gola, dalla lista 1.
Fernando Lombardi, dalla lista 1.
Marco Remondino, dalla lista 1.
Roberto Vercelli, dalla lista 1.
Pia Federica Bosca, dalla lista 1.
Gabriele Mello Rella, dalla lista 2, vicepresidente.
Roberto Rho, dalla lista 3.
Marilena Bolli, dalla lista 2.
La linea di Negro
A fare da sfondo al voto è rimasta la linea sostenuta da Livio Negro, che nei giorni scorsi aveva difeso la costruzione della lista spiegando di avere privilegiato "competenze bancarie, sensibilità istituzionale, capacità di governo e visione strategica, con particolare attenzione alla rappresentatività e alle esigenze del territorio". Ed è sempre Negro ad aver ribadito un altro punto politico centrale della vicenda, cioè che "Gli assetti proprietari della Fondazione non si discutono nell’assemblea della banca".

Nel suo intervento in assemblea, come ricordato poi dai soci intervenuti, Negro aveva richiamato il "massimo equilibrio tra le istituzioni", una "banca di tutti" e un percorso di "maggior crescita", parole che hanno marcato la distanza fra chi sostiene il nuovo corso e chi lo considera un passaggio critico per la governance dell’istituto.
L’attacco di Marmo
Fra gli interventi più duri c’è stato quello di Roberto Marmo, già deputato, sindaco di Canelli e presidente della Provincia che ha aperto con una citazione di Ferruccio De Bortoli e un affondo politico: "Quando l’appartenenza prevale sul merito si scambia la fedeltà per lealtà e si esaltano i rapporti amicali i casi sono due. O si è troppo sicuri della propria posizione di comando da non aver più paura del giudizio della comunità di riferimento o si è in piena sindrome di fine stagione. Io direi che siamo nel secondo caso". Marmo ha poi rivolto una domanda diretta a Negro e al futuro vertice: "Il nuovo vertice assicurerà e ci darà garanzie certe di un risultato netto superiore nei prossimi 3 anni, in progressione?".

Ancora più duro il passaggio dedicato al tema delle incompatibilità, in cui Marmo ha parlato di "macroscopico conflitto di interessi" e di un quadro che farebbe venir meno "l’indipendenza di giudizio indispensabile per ciascun membro del cda". Fino alla frase più tagliente del suo intervento: "A mio avviso sembrerebbe questo proprio il caso di scuola del periodo cosiddetto del raffreddamento", seguita da un’altra formula destinata a restare nel verbale politico della giornata: "Qui siamo già oltre la decenza".
In chiusura, Marmo ha chiesto l’inserimento integrale del suo testo nel verbale dell’assemblea e ha annunciato ulteriori iniziative presso Banca d’Italia e Anac.
Su un versante diverso si sono collocati gli interventi che hanno difeso il valore territoriale della banca e manifestato preoccupazione per l’eventualità di una perdita di autonomia, portando in sala la voce del tessuto economico e associativo astigiano.
Il commerciante e azionista Mauro Ardissone si è presentato come "uno di quei piccoli soci che costituiscono il 35 del capitale sociale" e ha chiesto al futuro consiglio di studiare strumenti per ascoltare di più la base dei piccoli azionisti. Nel suo intervento ha poi rivendicato il legame identitario con la banca: "Sono orgoglioso che ad Asti esista una grande azienda che porta avanti il nome di Asti, la più grande azienda del territorio". E ha aggiunto che pensare a una governance della Cassa in altre mani è, "da astigiano una cosa che non posso tollerare". Ardissone ha anche difeso il modello della banca di territorio, osservando che nel rapporto con clienti e piccole imprese "solo le persone possono dare una risposta", mentre "non certamente l’intelligenza artificiale, non certamente un algoritmo" possono sostituire la relazione diretta.

In difesa dell'autonomia e dei piccoli azionisti è intervenuto anche il presidente dell'associazione Cariasti, Pier Franco Marrandino, in rappresentanza di un organismo che nei mesi scorsi aveva già bocciato senza appello qualsiasi ipotesi di svendita a grandi poli finanziari a tutela dell'economia locale, confermando la posizione di vigile attenzione da parte della base societaria astigiana.

Anche Mario Sacco, ex presidente della Fondazione ha insistito sul paradosso di un bilancio approvato quasi all’unanimità e di un amministratore delegato non confermato, osservando: "Tutti hanno approvato il bilancio. Per poi mandiamo a casa l’amministratore delegato". Poco dopo ha rilanciato una domanda politica molto chiara: "Perché non confermare De Martini? Ci dobbiamo fare una grossa domanda", definendo la mancata conferma "un salto nel buio". Sacco ha inoltre messo in guardia da una possibile perdita del controllo locale: "Se si salta il fosso, poi non si torna più indietro", ringraziando poi De Martini per il "grande lavoro" svolto insieme ai lavoratori del gruppo in ottica di "banca autonoma".
Gli applausi a De Martini
Il momento più intenso sul piano emotivo è arrivato negli omaggi a De Martini da parte di tutti i dipendenti con la voce di Paola Cavagna che ne ha sottolineato l'umanità e la competenza e dal presidente uscente Giorgio Galvagno che ha parlato della "guida svolta nella realizzazione degli obiettivi previsti dalla pianificazione strategica, coniugando solidità patrimoniale e robustezza strutturale e con una visione di lungo periodo", aggiungendo che il consiglio ha sempre riconosciuto a De Martini un ruolo di "traino" e di competenza.

Da parte sua, De Martini ha trasformato il commiato in una rivendicazione piena dell’operato della banca. "Troppo spesso siamo stati accusati di mancato dinamismo, mancata evoluzione, di autoreferenzialità, in modo direi apodittico", ha detto, per poi aggiungere: "Sull'immobilismo io ci andrei un po’ piano, bisognerebbe confrontarci un po’ con quel che è successo. In questi anni la banca è molto, molto cresciuta".
A sostegno di questa lettura ha richiamato numeri e dimensioni del gruppo, dicendo che "la raccolta indiretta passa a 9 miliardi", che il gruppo "intermedia quasi 27 miliardi di euro" e "gestisce col portafoglio titoli oltre 30 miliardi di euro", oltre ad avere superato il mezzo milione di clienti. E ha chiuso con parole che hanno raccolto applausi in sala: "Questo è l’eredità che questa gestione lascia. Ed è un’eredità importante. Viva la cassa". Eredità confermata anche dalle slide, che mostrano per il 2025 un utile netto di 65,4 milioni e una raccolta indiretta a 8.853 milioni.

La nota della Fondazione: “Inizia una nuova fase per la crescita”
A sigillare l’assemblea è arrivata, a fine giornata, una nota ufficiale della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, che "saluta con rispetto istituzionale il Consiglio di Amministrazione uscente di Banca di Asti e rivolge i migliori auguri di buon lavoro al nuovo Consiglio".
Nel comunicato, il presidente Livio Negro ha espresso un ringraziamento al cda uscente "per l’impegno profuso e per il senso di responsabilità con cui ha accompagnato la Banca in questi anni". Negro ha poi smentito le letture di uno strappo fra soci: "Vorrei da subito ribadire, alla luce delle continue ricostruzioni sugli organi di stampa, che il percorso che ha condotto alla presentazione delle liste si è svolto in un clima di confronto istituzionale, di leale interlocuzione e ampia condivisione sul disegno complessivo della futura governance della Banca". E ha precisato che "Banco Bpm e Fondazione Cassa di Risparmio di Biella non sono parti di alcun patto parasociale con la Fondazione Cassa di Risparmio di Asti; la scelta di presentare liste autonome non rappresenta quindi il venir meno di un vincolo con la Fondazione, né una contrapposizione tra azionisti".
Secondo la nota, si tratta invece di una soluzione "orientata a garantire alla Banca il miglior assetto di governo possibile". La linea della Fondazione traccia un mandato chiaro per il futuro: "Tra i soci è emersa la consapevolezza che la Banca debba aprire un ciclo di rinnovamento responsabile, orientato a rafforzarne il progetto industriale e la capacità competitiva".
A questo proposito, Negro chiarisce un ultimo punto dirimente per il dibattito cittadino: "Lo sviluppo dell’Istituto e la salvaguardia dell’occupazione non sono obiettivi contrapposti", ribadendo che "una Banca più forte e competitiva è nelle condizioni migliori per valorizzare le persone". Un messaggio chiuso con un orizzonte di marcia per il nuovo vertice: "È con questo spirito che guardiamo al nuovo Consiglio di Amministrazione, al quale rivolgiamo il nostro più cordiale augurio di buon lavoro, nella convinzione che saprà accompagnare Banca di Asti in una stagione di sviluppo solido, sostenibile e coerente con le sfide del tempo che viviamo".

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