Il Nazionale

Cronaca | 23 aprile 2026, 16:48

"Ti do un pugno in faccia, nel mio paese saresti già morta": le frasi choc alla compagna salvata dall’associazione Mai+Sole

Questa mattina la condanna per maltrattamenti per un 37enne pakistano residente in un Comune del Roero già allontanato dalla casa familiare

"Ti do un pugno in faccia, nel mio paese saresti già morta": le frasi choc alla compagna salvata dall’associazione Mai+Sole

Due anni e sei mesi di reclusione, senza il beneficio della sospensione della pena.

Questa la condanna che la giudice presso il Tribunale di Asti, dottoressa Victoria Dunn, ha comminato con la sentenza pronunciata questa mattina, giovedì 23 aprile, nei confronti di H.T., 37enne nato in Pakistan e residente in un Comune del Roero, condannato in primo grado per i reati previsti dall'articolo 572 del Codice Penale (maltrattamenti contro familiari o conviventi), perché "con condotte abituali" maltrattava la compagna, anche alla presenza della figlia minore, "percuotendola, minacciandola e picchiandola (…)".

Il processo prende le mosse dalla denuncia presentata dalla donna, anche lei cittadina straniera, che nell’agosto 2025 si era rivolta all’associazione Mai+Sole, decisa a chiedere aiuto per mettere fine un rapporto che la corte ha verificato essere stato caratterizzato dal clima di violenza messi in atto da quell’uomo possessivo e manesco.

"Ti do un pugno in faccia, fossi in Pakistan saresti già morta, ti avrei già tagliato la gola con un coltello", le espressioni con quali lui le si rivolgeva minacciandola e apostrofandola volgarmente, per poi insistere dicendo che "tutte le donne della sua nazione" sarebbero, parafrasando, delle poco di buono.

A tale ordine di rapporti, si affiancava uno stretto controllo della vita privata di lei, abitualmente monitorata per controllare dove andasse, cosa facesse, a chi scrivesse. Controllandole il telefono e obbligandola a chiamarlo e videochiamarlo più volte al giorno, per potere esercitare nei suoi confronti il più stretto e prevaricante dominio.

Una totale mancanza di rispetto, analoga a quella che lui usava manifestare pure nella sfera sessuale, curandosi unicamente del proprio piacere e mai delle circostante nelle quali la compagna poteva provare dolore, e capace di sfociare in violenze fisiche quali quelle messa in atto in un'occasione, quando, cercando di darle un pugno la colpì su un orecchio, o quando, nell’aprile 2025, mentre erano in auto, la colpì con un pugno sul labbro costringendo lei a sputare sangue e lasciandole una cicatrice ancora visibile.

Lo scorso 8 agosto la denuncia di lei, cui seguirono gli accertamenti messi in atto dalla Procura della Repubblica di Asti col sostituto Davide Greco.

L’uomo venne sottoposto alle misure cautelari, tuttora in essere, dell'allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento alla persona offesa.

Il giudice per le indagini preliminari Matteo Bertelli Motta aveva poi accolto la richiesta di rinvio avanzata dalla Procura disponendo per il giudizio immediato nei confronti dell’uomo, difeso dall’avvocata del foro di Asti Alessia Basso.

Stamane la decisione della giudice, che ha accolto la richiesta di condanna avanzata dalla Procura, disponendo anche il pagamento di provvisionali alle parti civili pari a 10mila euro per la donna, patrocinata dall’avvocata Silvia Calzolaro, di 5mila euro per la figlia della coppia, rappresentata dall’avvocato Angelo Battaglio, e di 1.500 euro per il padre della donna, rappresentato dal legale Marco Calosso.

E. M.

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