Nuova tensione attorno al caso della piccola Beatrice, la bambina di due anni morta a Bordighera lo scorso febbraio e al centro di una delicata inchiesta della Procura di Imperia. Nella mattinata di oggi, presso la caserma dei carabinieri di Vallecrosia, Emanuel Iannuzzi ha presentato una denuncia nei confronti del padre di Manuela Aiello, la madre della bimba attualmente detenuta a Torino con l’accusa di omicidio preterintenzionale. Anche Iannuzzi risulta indagato a piede libero per la stessa ipotesi di reato.
Secondo quanto riferito dal legale di Iannuzzi, l’avvocato Cristian Urbini, l’episodio sarebbe avvenuto nel tardo pomeriggio di ieri sotto l’abitazione della famiglia Iannuzzi, a Vallecrosia.
“Si è presentato sotto casa, ha citofonato e si è spacciato per un corriere chiedendo di Emanuel Iannuzzi”, spiega il legale. A rispondere sarebbe stato però il padre di Iannuzzi, che avrebbe immediatamente riconosciuto l’uomo come il nonno materno della bambina.
Da quel momento la situazione si sarebbe fatta più tesa. “Ha chiesto di far scendere il figlio perché voleva risolvere la questione”, riferisce Urbini. Durante il confronto, sempre secondo la ricostruzione contenuta nella denuncia, l’uomo avrebbe portato la mano verso un fianco mostrando un rigonfiamento sotto i vestiti, gesto che avrebbe fatto presumere la presenza di un’arma.
L’avvocato precisa che nessuna pistola sarebbe stata vista direttamente dal suo assistito, ma che il timore sarebbe nato dalla percezione del padre di Iannuzzi, presente al momento dei fatti. “È stato un atto dovuto sporgere denuncia nei confronti del nonno”, sottolinea Urbini. “Non è volontà nostra alimentare alcun tipo di tensione con il familiare. Possiamo comprendere benissimo lo sconforto di chi ha perso una nipote, ma non potevamo non tutelare Emanuel e la sua famiglia”.
La denuncia è stata formalizzata questa mattina da Iannuzzi presso la stazione dei carabinieri di Vallecrosia. “Adesso teme per la propria sicurezza personale e per quella dei propri familiari”, aggiunge il legale, spiegando che nell’abitazione vivono anche il padre e la madre del suo assistito.
Al momento non risultano ulteriori provvedimenti richiesti dalla difesa, oltre alla querela depositata. La zona sarebbe inoltre dotata di telecamere di videosorveglianza che potrebbero contribuire a chiarire con precisione la dinamica dell’accaduto.
L’episodio si inserisce in un contesto già fortemente segnato dal dolore e dalla tensione per la morte della bambina, avvenuta nella notte tra l’8 e il 9 febbraio. Sulla vicenda sono ancora in corso gli accertamenti investigativi: si attendono gli esiti dell’autopsia e delle analisi tecniche eseguite dai carabinieri del Ris.



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