Il Nazionale

Cronaca | 20 aprile 2026, 20:21

Abdou annegato in Tanaro: l’accusa chiede di condannare l’amico a 6 anni e 4 mesi. Per la difesa va assolto: "Gioco sfociato in tragedia"

La tragedia il 22 aprile 2025 alla spiaggia dei Cristalli di Verduno. Per il 17enne a giudizio di fronte al Tribunale dei Minori la Procura sostiene l’ipotesi dell'omicidio volontario con dolo eventuale

Abdou annegato in Tanaro: l’accusa chiede di condannare l’amico a 6 anni e 4 mesi. Per la difesa va assolto: "Gioco sfociato in tragedia"

Sei anni, quattro mesi e venti giorni di reclusione. Questa la richiesta che l’accusa ha avanzato nei confronti del 17enne a giudizio per la morte di Abdou Ngom, il 13enne scomparso nelle acque del Tanaro il 22 aprile 2025 durante una gita con amici alla spiaggia dei Cristalli di Verduno.

La richiesta è arrivata nel corso delle cinque ore di udienza tenute a partire dalle 14 di oggi, lunedì 20 aprile, nell’ambito del processo col rito abbreviato di fronte al Tribunale dei Minori di Torino.

Nel conteggio effettuato dalla Procura dei Minori a partire dai ventuno anni della pena base figurato il riconoscimento delle diminuenti generiche, la riduzione di un terzo della pena legata alla scelta del rito abbreviato e di quelle dovute al processo minorile.

Al 17enne imputato, che dal momento dell'arresto si trova in una comunità e che oggi era presente in aula, così come il padre della vittima, la Procura per i Minorenni contesta infatti il reato di omicidio volontario con dolo eventuale. "Trovandosi presso le sponde del fiume Tanaro – si legge nel capo di imputazione –, in stato di piena, in compagnia di due amici, pur essendo a conoscenza del fatto che Abdul non sapeva nuotare, lo afferrava per le spalle cingendolo con le braccia e lo gettava nel fiume, così cagionandogli la morte per annegamento". Si tratta della condizione nella quale un soggetto non vuole direttamente causare un evento (come la morte di qualcuno), ma accetta consapevolmente il rischio che quell’evento possa verificarsi come conseguenza della propria azione. Secondo l’accusa, il 17 enne non avrebbe dato ascolto alle implorazioni di Abdou, che chiedeva di non essere gettato in acqua perché non sapeva nuotare, accettando il rischio delle possibili conseguenze fatali poi concretizzatesi.

Il giovane imputato, di origini marocchine, ha sempre negato ogni addebito, contestando la ricostruzione accusatoria.

Nel corso di una lunga e articolata arringa i suoi difensori, gli avvocati Piermario Morra e Giuseppe Vitello, hanno chiesto per il loro assistito l’assoluzione perché "il fatto non sussiste", sostenendo in via subordinata l’opportunità della riqualificazione del reato da omicidio volontario con dolo eventuale a omicidio colposo. E’ stato "un gioco sfociato in tragedia", hanno sostenuto, argomentando sul confine tra "dolo eventuale" e "colpa cosciente", e sostenendo come nel caso in esame l’elemento soggettivo rientrerebbe nella seconda fattispecie.

Come noto il corpo del ragazzo non è stato mai ritrovato. In aula era presente anche il padre della giovanissima vittima.

Il presidente del Tribunale ha aggiornato il processo al prossimo 10 giugno, udienza nella quale è attesa la sentenza.

CharB.

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