“La notizia lascia sgomenti: il violentatore che aggredì una bimba di 11 anni a Mestre, reato per il quale fortunatamente è stato arrestato e condannato, avrebbe compiuto altre nefandezze simili in un altro paio di occasioni in Piemonte, adescando con falsi profili le sue vittime di 12 e 13 anni su Tik Tok. Una trafila orrenda, che conferma una volta di più la necessità di vietare i social network ai ragazzini fino ai 14 anni. Così facendo ne salveremo molti da questi orchi”.
Non usa mezzi termini il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, nel commentare la notizia riguardante l'uomo accusato di aver violentato una bimba a Mestre nell’aprile dell’anno scorso e che avrebbe anche utilizzato i social network per adescare altri bimbi in Piemonte.
“Dobbiamo ad ogni costo difendere i nostri giovanissimi da questi nuovi rischi che derivano dall’uso indiscriminato del web – aggiunge Stefani – e si deve iniziare dal tenerli lontani dal pericolo vietandone l’uso fino ai 14 anni. È una scelta di buon senso e di prudenza, potenzialmente in grado di creare un baluardo di difesa per questi ragazzini, rendendo anche possibile istruirli con serietà e tranquillità sui rischi che correranno quando, compiuti gli anni, entreranno in quel mondo per certi versi pericoloso”. Stefani, sul tema, già presentò un disegno di legge alla Camera e pochi giorni fa ha presentato una proposta di legge di iniziativa regionale da far approvare anche al Parlamento nazionale.
Secondo la Procura di Torino, titolare dell'indagine, Massimiliano Mulas, 46 anni, già detenuto per reati a sfondo sessuale e ora indagato per adescamento di minori e detenzione di centinaia di file pedopornografici, sui social si sarebbe presentato come un ragazzino, per entrare nelle chat delle bambine e chiedere loro foto e video intimi.
I dettagli sono riportati nell’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato nei confronti dell’uomo, nato in Germania il 17 settembre 1979, residente a Villanovafranca, nella provincia sarda del Medio Campidano, ma domiciliato a Cervere.
Mulas, assistito dall’avvocato del foro di Treviso Giacomo Michieli, si trova attualmente recluso nel carcere di Gorizia dopo essere stato arrestato per aver violentato in pieno giorno una ragazzina di undici anni a Mestre. Un episodio, questo, avvenuto nella scorsa primavera e per cui l'uomo è già stato condannato a 14 anni di reclusione in tribunale a Venezia. “Nella mia vita, anche non volendo, ho sempre sbagliato – aveva dichiarato davanti al Gup in una breve dichiarazione spontanea –. Mi vengono questi impulsi che non riesco a trattenere. Ho chiesto aiuto per evitare di ricadere in fatti simili e sto cercando uno psicanalista".
La nuova inchiesta aperta a Torino riguarda invece fatti relativi al 2024, anno in cui Mulas abitava a Cervere e lavorava per un’azienda fossanese. Tra le contestazioni mosse a suo carico ci sono la detenzione di materiale pedopornografico e l'adescamento di minorenni “allo scopo di porre in essere atti di violenza sessuale, atti sessuali e produrre materiale pedopornografico”. Reati, questi, che rientrano tra quelli di competenza distrettuale. Per questo motivo le indagini sono state coordinate dalla Procura della Repubblica di Torino, competente per il distretto. In caso di richiesta di rinvio a giudizio e apertura del dibattimento, il processo si celebrerà davanti al Tribunale di Asti, territorialmente competente.
Secondo quanto ricostruito, Mulas avrebbe detenuto all’interno di dispositivi informatici e del suo cellulare un’ingente quantità di materiale pedopornografico: 456 file tra immagini e video realizzati utilizzando minori di anni diciotto. I fatti contestati per questo capo d’accusa sarebbero avvenuti il 12 novembre 2024 a Cervere, nel Cuneese.
I tentativi di adescamento nel Cuneese
Tra gli episodi presenti nella notifica, figura anche il caso che sarebbe avvenuto il 20 ottobre 2024 a Cervere, quando l’uomo avrebbe cercato di conquistare la fiducia di una bambina di 9 anni attraverso lusinghe e raggiri, invitandola a confidarsi e cercando di fissare un incontro. L’appuntamento, però , non sarebbe mai avvenuto perché la minore si sarebbe presentata accompagnata dal compagno della nonna.
Un secondo episodio, invece, risalirebbe all’11 ottobre 2024, sempre a Cervere. In quell’occasione Mulas avrebbe avvicinato nei giardini pubblici una bambina di 10 anni, offrendole due euro per comprare caramelle e presentandosi con un falso nome. Secondo l’accusa avrebbe cercato di stringerle la mano e avvicinarla con il pretesto di accompagnarla al negozio.
I contatti online con bambine tra gli 8 e i 12 anni
L’indagine torinese ricostruisce inoltre una serie di adescamenti online che avrebbero coinvolto diverse minorenni tra 8 e 12 anni. Secondo gli investigatori Mulas avrebbe inizialmente contattato le bambine su TikTok, chiedendo poi di continuare le conversazioni su WhatsApp.
Talvolta si sarebbe presentato come un ragazzino di 13 anni di nome Francesco, altre volte come Sofia, una ragazzina di 12 anni, utilizzando identità diverse per instaurare un rapporto di amicizia o sentimentale con le giovanissime. Una volta ottenuta la fiducia delle minori avrebbe chiesto loro di scattare fotografie o registrare video mentre si cambiavano d’abito, dicendo che si trattava di comportamenti normali, “come fanno le modelle”.
In alcuni casi, secondo il quadro delineato dalla procura torinese, le bambine sarebbero state minacciate quando non volevano continuare la conversazione o inviare il materiale richiesto.
Fra gli altri episodi, ritenuti in continuazioni, figurerebbero quelli che coinvolgerebbero altre minorenni residenti in diverse zone d’Italia, tra cui la Campania e la Sicilia, avvenuti tra l’ottobre e il novembre 2024.
Il processo a Cuneo e la perizia psichiatrica
Parallelamente Mulas è imputato davanti al Tribunale di Cuneo per altri fatti avvenuti a Savigliano nel novembre 2024. In quel procedimento, per cui è stata fatta richiesta di rito abbreviato, le accuse sono violenza sessuale e violenza privata nei confronti di una bambina di 10 anni e di una ragazza di 14 anni.
Il giudice per le indagini preliminari ha disposto una perizia psichiatrica per accertare se l’imputato fosse capace di intendere e di volere al momento dei fatti e se debba essere considerato socialmente pericoloso. L’incarico è stato affidato allo psichiatra Marco Stefanutti di Udine, che avrà 90 giorni per depositare la relazione. L’udienza per la discussione è stata fissata per l’11 settembre.



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