Il Nazionale

Cronaca | 17 aprile 2026, 18:00

Esplosioni sulla Seajewel, a colpire due ordigni al tritolo di fabbricazione militare

Solo il doppio scafo della nave ha evitato il disastro ambientale. Gli ordigni sarebbero stati posizionati "a nave ferma" con un temporizzatore

Esplosioni sulla Seajewel, a colpire due ordigni al tritolo di fabbricazione militare

Solo il doppio scafo della nave ha evitato un disastro ambientale nel mare tra Savona e a Vado Ligure.

Questo sarebbe uno dei dettagli emerso nella consulenza tecnica depositata dai periti incaricati dalla Pubblico Ministero della Procura di Genova Monica Abbatecola che coordina le indagini sull'attentato terroristico sulla nave Seajewel.

Due ordigni al tritolo di fabbricazione militare erano stati collocati con magneti temporizzati sullo scafo sulla nave petroliera colpita lo scorso 14 febbraio 2025 quando era ormeggiata al campo boe Sarpom tra Savona e Vado Ligure.

Nella perizia infatti è emerso che "l'effetto dirompente" delle due esplosioni è stato in parte attutito dal doppio scafo della nave. 

Il capo ufficio del Nucleo Regionale Artificieri Liguria Federico Canfarini e l'ingegnere navale Alfredo Lo Noce, che erano stati inviati in missione nel porto del Pireo per esaminare la nave portata in secco, non hanno però avuto a disposizione "sufficienti elementi per indicare la provenienza degli ordigni".

Gli ordigni, delle mine "a patella' (Limpet) sarebbero stati posizionati, come specificato nella relazione, "a nave ferma" con un temporizzatore di tipo meccanico posto sui magneti "che consente di regolarne l'innesco in un arco di tempo fino a 7 o 9 giorni da quando viene attivato".

Con un'alta probabilità quindi gli attentatori hanno agito non nel savonese ma in un porto precedente.

LA CRONACA

Nella notte tra il 14 e il 15 febbraio la nave petroliera Seajewel, ancorata alle boe Sarpom tra Savona e Vado Ligure, fu colpita da due ordigni piazzati sullo scafo che aprirono uno squarcio, fortunatamente senza gravi conseguenze che avrebbero potute essere catastrofiche per l'ecosistema savonese. Un disastro ambientale scongiurato.

Battente bandiera di Malta ma parte della flotta greca Thenamaris, era considerata una delle tante unità inserite nella cosiddetta “flotta fantasma” che, con GPS disattivati e rotte opache, collega i porti russi sul Mar Nero al Mediterraneo occidentale.

Dai rilievi subacquei, nonché dalle foto e riprese notturne dello scafo, era emerso come le due cariche esplosive potrebbero essere state collocate "da un commando subacqueo", con tecniche compatibili con operazioni militari speciali.

Fonti dei servizi segreti italiani, interpellate dal "Copasir", avevano confermato che la dinamica dell’attentato aveva portato ad escludere un incidente interno. Le lamiere lacerate della carena e la direzione delle deformazioni suggerivano infatt "un’esplosione proveniente dall’esterno verso l’interno dello scafo".

Inoltre, i filmati delle telecamere sulla spiaggia di Zinola e nei dintorni avrebbero mostrato "movimenti sospetti", con individui "indaffarati" dalle 22 alla mezzanotte, ovvero le ore immediatamente precedenti allo scoppio delle mignatte, i due ordigni esplosivi subacquei a fissaggio magnetico che avrebbero lacerato lo scafo della Seajewel.

Secondo la Procura di Genova che ha indagato per terrorismo, la Seajewel avrebbe caricato petrolio nel porto algerino di Arzew, ma gli incroci satellitari dimostrano una sosta precedente "nei porti russi del Mar Nero", tra cui Novorossijsk, con GPS spento. Le analisi condotte sull’origine del carico gettano un’ombra sulla reale provenienza del greggio, che potrebbe essere stato "trasbordato o miscelato per aggirare l’embargo europeo sul petrolio russo". 

Il sospetto iniziale, cioè che la nave fosse coinvolta in traffici per aggirare le sanzioni occidentali anti-russe sul trasporto di greggio, quale parte di quella che viene definita "flotta fantasma", aveva preso corpo con elementi che si erano via via aggiunti.

Era stato ipotizzato che potesse essere stato un reparto speciale ucraino, già operativo nel sabotaggio di infrastrutture navali russe nel Mar Nero, ad agire quella notte sulla spiaggia vadese e in acqua. Azione che sarebbe stata intrapresa nel solco della "guerra ibrida" tra Russia e Ucraina: gli specialisti di Kiev vogliono colpire la logistica energetica filorussa e nel contempo attirare l'attenzione sull'ambiguità dei traffici navali, senza fare in questo caso troppo danno materiale, però, perché nel Savonese una deflagrazione più potente avrebbe significato un danno ecologico significativo.

La Seajewel, comunque mai sottoposta a sequestro, era arrivata in Grecia nella zona del Pireo e i due consulenti nominati dalla Procura, l'ingegnere navale Alfredo Lo Noce e il capo ufficio del Nucleo Regionale Artificieri Liguria Federico Canfarini, si erano diretti nel porto greco per valutare ulteriormente l'entità del danno sullo scafo (appurato squarcio di 70x120 cm) e capire quale esplosivo può essere stato utilizzato (potrebbero essere state usate mine di tipo BPM1 o BPM2).

Un'altra nave petroliera, gemella della Seajewel, che si trovava allo stesso modo in rada a Vado Ligure, la Seacharm, era stata bersagliata da un attentato simile nel porto turco di Ceyhan lo scorso 17 gennaio. Per quello fu sottoposta dalle autorità savonesi a numerosi controlli, prima di riprendere la rotta.

Nell'agosto del 2025 il 49enne ucraino Serhii K., era stato arrestato in provincia di Rimini e accusato dalla Procura federale tedesca di coinvolgimento nel sabotaggio del gasdotto Nord Stream il 26 settembre 2022 nel Mar Baltico con la Procura di Genova che aveva delegato la Digos di acquisire informazione su di lui.

Proprio l'arresto in Emilia Romagna, a San Clemente aveva acceso di fatto nuovamente i riflettori sul caso che aveva destato più di una preoccupazione nel savonese. Con le attenzioni che si erano concentrate sull'arrestato (coordinatore proprio dell'attentato nel mar Baltico) per capire se possa essere stato coinvolto anche nell'esplosione nel mare di Vado. Più di 3 anni fa, tre esplosioni subacquee danneggiarono le condotte che trasportavano il gas naturale dalla Russia alla Germania, lasciando intatto solo uno dei quattro tubi. Gli inquirenti tedeschi avrebbero ricostruito che un commando composto da almeno sei persone, avrebbero utilizzato uno yacht a vela partito da Rostock e noleggiato con documenti falsi e avrebbero piazzato le cariche esplosive vicino all’isola danese di Bornholm. Con i sub professionisti tra cui Serhii K. che avrebbero posizionato gli ordigni. Insomma una sorta di modus operandi molto simile a quello avvenuto al largo del mare vadese.

Nel frattempo sul fronte politico le interrogazioni parlamentari presentate dai deputati del Partito Democratico Valentina Ghio, Alberto Pandolfo e Luca Pastorino e dai senatori Filippo Sensi, Alessandro Alfiero e Nicola Irto oltre all'onorevole Ettore Rosato di Azione anche il senatore dem Filippo Sensi insieme ai colleghi Alessandro Alfiero e Nicola Irto, indirizzate al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti e della Difesa, dopo mesi ancora non sono state discusse.

Luciano Parodi

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