Primo giorno di chiusura totale del tunnel del Tenda, che fino al 25 aprile resterà non transitabile 24 ore su 24. Una decisione che arriva a quasi un anno dall’inaugurazione della nuova canna, avvenuta il 27 giugno 2025 in pompa magna, alla presenza del ministro dei Trasporti Matteo Salvini e dell’omologo francese Philippe Tabarot.
Da allora, però, la normalità non è mai arrivata. Tra finestre di apertura più o meno lunghe e numerosi annunci, si è continuato – e si continuerà per chissà quanto tempo - a transitare in fila indiana, “scortati” da safety car da una parte all’altra del traforo che collega Italia e Francia.
Ora la chiusura totale, necessaria per consentire sul versante francese la riduzione da quattro a due dei tornanti, con l’obiettivo dichiarato di accelerare i tempi dei lavori, il cui termine è previsto per l’autunno prossimo. Una scadenza sulla quale, tuttavia, in molti nutrono più di qualche dubbio.
Per il traffico regolato da semaforo occorrerà attendere a lungo: mancano infatti i finanziamenti necessari per il rifacimento della vecchia canna, intervento indispensabile per una gestione più fluida della viabilità. Una situazione che continua a pesare su pendolari, lavoratori e imprese del territorio.
(Il ministro Salvini, insieme con il collega francese Tabarot, al taglio del nastro del 27 giugno 2025)
In questo contesto interviene la deputata borgarina del Partito Democratico Chiara Gribaudo, che in una lettera inviata ai giornali torna a puntare il dito contro la gestione complessiva dell’infrastruttura e, soprattutto, contro il mancato potenziamento della linea ferroviaria, spesso evocata nei momenti di emergenza ma poi relegata in secondo piano.





(Chiara Gribaudo durante le ispezioni al Tenda)
“Quasi due mesi fa mi sono recata al Tunnel del Tenda per una visita ispettiva – scrive Gribaudo –. L’ho fatto perché credo che quando si rappresentano i territori nelle istituzioni lo si debba fare non solo in occasioni di feste, cerimonie e inaugurazioni, ma anche e soprattutto quando ci sono disagi”.
La deputata sottolinea di aver chiesto già allora un potenziamento della linea ferroviaria: “Ancora una volta non sono stata ascoltata e questo è un peccato, a maggior ragione oggi, primo giorno di chiusura h24 del tunnel”.
(I lavori nei tornanti sul versante francese)
Nel mirino della parlamentare anche la gestione delle aperture e chiusure del traforo, spesso coincidenti con festività e periodi turistici: “Non è un modo serio di pensare al benessere della cittadinanza, che quelle strade le attraversa per lavoro e necessità di vita, non di turismo”.
Poi l’affondo più duro, rivolto alla politica regionale, nella persona dell’assessore ai trasporti Marco Gabusi: “Dire che in quelle date non ci sono grandi eventi che giustifichino, ai suoi occhi, un potenziamento sulla tratta significa non avere a cuore il territorio. Significa mettersi l’abito buono per i tagli dei nastri ma poi non pensare realmente alle necessità delle persone”.
Un’accusa diretta, che si allarga al sistema complessivo delle scelte politiche: “Questo è inaccettabile, soprattutto da parte di un governo piemontese che si vanta delle eccellenze delle proprie terre, ma poi non se ne occupa realmente”.
(La vecchia canna resta chiusa)
Infine, i dubbi sui tempi dei lavori e sulle risorse ancora mancanti: “Non ci sono garanzie che questo avvenga, così come non ce ne sono per i famosi milioni che dovrebbero arrivare per la copertura della seconda canna del Tunnel”.
La conclusione è un appello a un cambio di passo: “Occorre affrontare la questione in modo serio e puntuale: lo dobbiamo ai cittadini e alle cittadine piemontesi, da ormai parecchi anni”.
Intanto, mentre il tunnel resta chiuso e il territorio si riorganizza tra disagi e percorsi alternativi, la ferrovia torna al centro del dibattito. Ancora una volta evocata come soluzione, ancora una volta in attesa di decisioni concrete.



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