Nel carcere di Torino ci sono circa 50 studenti iscritti all'Università di Torino, sui 1500 detenuti (con un sovraffollamento del 50%). In tutta la Regione sono 172, in costante crescita: nel 2019-2020 erano 46. Questa mattina, all'interno della casa circondariale Lorusso Cutugno, è stato inaugurato l'anno accademico 2025-2026 del Polo Universitario Penitenziario (Pup), che garantisce il diritto allo studio anche a chi è privato della libertà personale.
Non è però stato possibile parlare con gli studenti detenuti presenti: indicazioni del Ministero. I carcerati hanno infatti firmato una liberatoria esclusivamente per le immagini fotografiche e video, ma non è stato possibile intervistarli e riportare le loro storie, le loro impressioni, le loro sensazioni. Non è possibile spiegare perché Michele abbia scelto di studiare diritto né cosa abbia spinto Luca (nomi di fantasia) ad iscriversi all'età di 74 anni.
Ma le difficoltà nel raccontare una bella iniziativa come lo studio universitario per i carcerati - attivo a Torino già negli anni '80 - non è l'unica restrizione segnalata da chi ha a che fare con il carcere. Un'insegnante ha raccontato che negli ultimi mesi è più difficile organizzare progetti con le scuole: "Prima bastava l'autorizzazione dell'amministrazione giudiziaria di Torino, da ottobre invece passa tutto da Roma. Da marzo, inoltre, i minorenni non possono più entrare in carcere per progetti come le partite di calcio con i detenuti, mai successo in vent'anni".
Anche la Garante comunale delle persone private della libertà personale, Diletta Berardinelli, ha confermato la sempre maggiore difficoltà nel portare progetti nei luoghi di detenzione.
Durante la cerimonia, sono intervenuti due studenti detenuti, tra cui una delle pochissime studentesse: sono solo 7 iscritte attualmente all'Università di Torino in tutto il Piemonte. Le donne detenute nel Lorusso Cutugno sono circa 120, a fronte di 1500 uomini. "Possiamo avere una seconda possibilità" ha raccontato Antonella, che studia Diritto per le istituzioni e le imprese, paragonando i detenuti agli oggetti riparati con l'arte giapponese del Kintsugi, che mette assieme i cocci evidenziando le crepe con oro o argento. "Vogliamo dare l'impressione che qualcosa in frantumi possa tornare insieme: come il vaso riparato col Kintsugi anche noi possiamo avere una seconda possibilità".
Ivan, che studia Comunicazione interculturale, ha invece approfittato del momento con le istituzioni per promuovere alcune richieste da parte degli studenti detenuti, per migliorare il loro percorso: "Ci piacerebbe sperimentare la vita dell'Ateneo con più frequenza. Anche se ci è impossibile andare a lezione potremmo partecipare ad alcuni incontri in video oppure ospitare qui altri studenti dell'Università. Vorremmo poi avere accesso agli stessi strumenti che collegano l'Università al mondo del lavoro, come il Job Placement, per trasformare lo studio in un lavoro concreto a fine pena, come strumento di emancipazione".
Proprio per questo motivo, negli ultimi quattro anni l'Università ha attivato in carcere il corso di studi in Scienze e tecniche delle attività motorie e sportive, che è diventato subito quello con più iscritti. "È importante perché è un corso professionalizzante - ha spiegato il Delegato della Rettrice per il Polo Universitario Penitenziario, Rocco Sciarrone -, cioè spendibile nel mondo del lavoro. L'obiettivo è far partire altri corsi di questo tipo".
Sciarrone ha poi rivolto un appello alla Regione riguardo le tasse universitarie. Il Polo Universitario Penitenziario è infatti finanziato da un contributo della Fondazione Compagnia di San Paolo, aumentato recentemente. Ma di questo finanziamento, circa un quarto finisce alla Regione per servizi di cui i detenuti non possono usufruire, come mensa e dormitori. La richiesta di Sciarrone è di utilizzare questi fondi per migliorare i servizi del Pup o per finanziare borse di studio per i detenuti, come succede in Lombardia. "Parliamo di briciole per la Regione - ha spiegato -, circa 35mila euro l'anno, ma sarebbero molto importanti per noi". Nel 2024 il Consiglio Regionale aveva approvato un documento del consigliere Pd, Domenico Rossi, in cui chiedeva proprio di eliminare questa tassa regionale, ma poi non ha mai avuto seguito.
"L'Università non trasferisce solo il sapere ma deve formare comunità di persone - ha commentato la Rettrice, Cristina Prandi -, e gli studenti del Pup sono studentesse e studenti della nostra comunità universitaria. Il diritto allo studio è un diritto fondamentale che non cambia a seconda del contesto ma deve essere applicato ovunque. Prendo l'impegno a rafforzare l'impegno in questo progetto".
"Torino è una città sempre più universitaria - ha dichiarato la vicesindaca, Michela Favaro - e mi piace pensare che la comunità studentesca include anche gli studenti del Polo Universitario Penitenziario".
Sei di loro hanno proseguito e concluso gli studi anche una volta terminato la pena e usciti dal carcere. A Torino sono attualmente 23 gli studenti che risiedono nella sezione a loro dedicata nel Padiglione "E", mentre il resto frequenta dagli altri blocchi del carcere, dove le condizioni di vita sono decisamente peggiori. In tutto il Piemonte, sono 84 gli studenti detenuti in regime di alta sicurezza. Nel padiglione a custodia attenuata, invece, i carcerati possono girare più liberamente - le porte non sono chiuse - e hanno stanze più grosse. Per poter studiare, hanno anche a disposizione computer e materiale didattico fornito dall'Università grazie al contributo della Compagnia di San Paolo.



Commenti