L’aveva fatta smettere di studiare e iniziata alla cocaina. Poi arrivarono le mani addosso, le cinghiate sulla schiena, il naso rotto, le costole incrinate e le strette al collo per soffocarla.
L’ultima volta la prese per i capelli e la trascinò per qualche metro, nonostante lei lo implorasse di smetterla. Un oggetto di sua proprietà da controllare, come quei cellulari che lui pretendeva di ispezionare e che, se contenevano qualcosa che non gli piaceva, venivano spaccati o scagliati contro di lei. Lei, appena quindicenne, lui con trent’anni di più.
Oggi quella ragazzina è una giovane donna di vent’anni che ha trovato la forza di denunciare quell’uomo e di riferire ai carabinieri il suo nome.
Più volte le forze dell’ordine erano intervenute e l’avevano ascoltata dopo episodi di lite e aggressioni, chiedendole che cosa stesse succedendo. Ma la verità non la disse mai, fino al 2021.
Ora il processo a carico dell’uomo con cui aveva una relazione, un 45enne di origini albanesi residente a Fossano, è in corso davanti al tribunale di Cuneo. Le accuse contestate vanno dallo stalking, alle lesioni fino alla cessione di stupefacenti a minorenne.
Nel fascicolo dei giudici del collegio ci sono anche le fotografie dei lividi sul volto della ragazzina, oltre ai referti e agli accessi al pronto soccorso.
Secondo quanto emerso nel processo, ci sarebbero state anche botte con un manganello estensibile e fili stretti attorno al collo, vere e proprie punizioni corporali perché l’uomo sospettava che lei lo tradisse o gli rubasse la droga. A raccontarlo ai giudici è stata la stessa giovane, descrivendo una relazione "tossica e violentissima".
Nell’ultima udienza il pubblico ministero ha chiesto la condanna dell’imputato a otto anni e dieci mesi di reclusione. Secondo l’accusa, dalle testimonianze dei carabinieri intervenuti e dagli accessi medici emergerebbe chiaramente come la ragazza non abbia mai cercato di calunniare l’uomo, anzi abbia a lungo evitato di denunciarlo.
Più volte, anche dopo interventi delle forze dell’ordine, la giovane avrebbe evitato di fare il suo nome. In un’occasione, dopo essere stata spinta con violenza, avrebbe persino invitato l’uomo ad andarsene prima dell’arrivo dei carabinieri. Con le amiche chiedeva fondotinta e trucchi per coprire i segni delle botte e non farli vedere ai familiari.
La decisione di querelare sarebbe maturata solo dopo una violenta aggressione fisica e verbale avvenuta prima all’interno e poi all’esterno della sua abitazione, episodio in cui la ragazza avrebbe temuto seriamente per la propria vita. Querela che in seguito è stata rimessa per il timore di possibili ritorsioni.
Anche la madre della giovane ha spiegato in aula di non aver denunciato prima per paura delle minacce e per il timore che la figlia potesse compiere gesti sconsiderati. I carabinieri hanno riferito di essere intervenuti più volte per dissidi tra i due.
In una conversazione intercettata con un’amica, la ragazza dice: "Non sono un’infame che fa queste cose, però lui se lo merita". L’amica le risponde: "L’infame sei tu perché l’hai denunciato e non lui perché queste cose le ha fatte?". Per l’accusa si tratta di parole che dimostrerebbero come la giovane non avesse alcun accanimento nei confronti dell’imputato.
Secondo il pubblico ministero, la giovanissima si trovava in una condizione di fragilità emotiva e sarebbe stata coinvolta in un rapporto emotivamente abusante con un adulto già padre di figli.
Tra gli episodi contestati ci sarebbero anche ingressi nell’abitazione della giovane in orario notturno contro la volontà della madre e, in un’occasione, della stessa ragazza, che avrebbe riferito di essere stata minacciata con delle forbici.
La parte civile ha chiesto un risarcimento complessivo di 18mila euro.
Di segno opposto la lettura della difesa. L’avvocato Enrico Gallo ha sostenuto che, pur trattandosi di un rapporto "tossico" anche per la differenza di età tra i due, non sarebbero integrati gli elementi del reato di stalking. Secondo il legale non vi sarebbe stato un vero allontanamento tra le parti: la ragazza avrebbe continuato a frequentare l’uomo volontariamente per anni, pur avendo, secondo la difesa, una rete familiare e di amicizie che avrebbe potuto aiutarla a interrompere la relazione.
La difesa ha inoltre sottolineato i problemi personali della giovane, tra cui la tossicodipendenza e comportamenti autolesionistici, elementi che, a suo dire, dovrebbero essere valutati anche nella ricostruzione dei fatti.
Il processo è stato rinviato al 3 giugno per le repliche delle parti e la sentenza.













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