Un gesto coraggioso, ma poteva trasformarsi in tragedia.
Qui sta il punto. Ha realmente rischiato.
Andrea non ha esitato ad entrare nella cisterna. Ma per lo S.Pre.S.A.L. (Servizi di Prevenzione e Sicurezza Ambienti di Lavoro dell'ASL) il suo comportamento non è da prendere ad esempio perché, senza girarci troppo attorno, nella stragrande maggioranza dei casi la storia finisce con due bare invece di una.
E' il direttore sostituto dottoressa Denise Sorasio a commentare la vicenda. Lo fa da tecnico, mettendo da parte l'aspetto umano, che ha commosso molti.
E ricordando che di vicende simili, ma non a lieto fine, ce ne sono state tante anche nella nostra provincia.
Ci è sembrato corretto dare voce anche a chi interviene sui luoghi di lavoro, per incidenti che nei casi peggiori chiamiamo, noi giornalisti, morti bianche.
"La mia non è una critica al dipendente che è intervenuto per salvare un uomo, sarebbe sbagliato e ingeneroso. Il problema non è il coraggio, è un altro.
In un ambiente con percentuale di ossigeno inferiore a 8% la sopravvivenza può essere a rischio, in meno di dieci minuti; se inferiore al 5% di ossigeno, la comparsa di sintomi gravi avviene già nel primo minuto, la perdita di coscienza in tre minuti e danni cerebrali permanenti entro 5 minuti. Chi entra in una cisterna dove l'ossigeno è così basso non ha il tempo di accorgersene, di ragionare, di correggersi. Perde conoscenza in pochi respiri, spesso senza alcun segnale d'allarme. Il pericolo non si percepisce, l’assenza di ossigeno drammaticamente toglie la coscienza e poi la vita", spiega.
Come si deve agire nel lavaggio di una cisterna?
"Lavare una cisterna dall’interno è tecnicamente un accesso ad “ambiente confinato”, le misure di sicurezza di prevenzione e di protezione devono essere tassative, la preparazione dei lavori deve essere meticolosa, non è una operazione che può fare un solo lavoratore e le misure di emergenza devono essere predisposte prima di iniziare le operazioni.
Le principali misure di prevenzione sono l’areazione, la misurazione del tenore di ossigeno, l’uso di DPI e soprattutto la programmazione della sicurezza di queste attività.
La formazione in merito è la base. Il nuovo Accordo Stato-Regioni del 2025 l’ha adesso regolamentata e strutturata, come avviene per gli addetti al carrello elevatore.
Rileggendo insieme la narrazione, i fatti hanno coinvolto tre persone, esposte in sequenza, allo stesso pericolo invisibile, e la sequenza ha un nome, nella letteratura sulla sicurezza nei luoghi di lavoro: si chiama catena della solidarietà o del soccorso.
Questo è il meccanismo che trasforma un incidente con una o due vittime in una strage.
È capitato nel 2008 a Molfetta (Truck Center) con 5 morti, nel 2019 a Pavia (vasca/fossa liquami) con 4 morti e nel 2024 a Casteldaccia (rete fognaria) 5 morti, e non dimentichiamo le due tragiche vicende che si sono verificate nella nostra provincia negli ultimi anni. Nella metà dei casi, le vittime erano non solo i lavoratori entrati per primi, ma i soccorritori, colleghi, passanti, a volte familiari. Non persone imprudenti, non persone impreparate in senso generale ma persone normali.
Cosa ci insegnano la norma e la tecnica?
Chiamare immediatamente il 112 e i Vigili del Fuoco comunicando: cisterna -vittima priva di sensi - presenza di vapori e poi impedire a chiunque di avvicinarsi all'apertura, se possibile arieggiare, con ogni mezzo, e la misura che può apparire quasi disumana “nessuno entra”.
I Vigili del Fuoco dispongono di autorespiratori, di tecniche di estrazione in sicurezza, di rilevatori di gas e vapori, e soprattutto sono addestrati e sanno esattamente come operare. Quei minuti avrebbero fatto la differenza, forse no ma sicuramente nessun altro avrebbe rischiato la vita.
La vicenda merita di essere raccontata e il modo in cui viene raccontata conta enormemente.
Il direttore ci invita quindi a trasmettere un messaggio che possa essere uno strumento di prevenzione.
Se il messaggio che passa è "fa bene sapere che c'è ancora qualcuno che non resta a guardare", forse stiamo inconsapevolmente seminando il seme del prossimo incidente.
Se invece il messaggio diventa "vivo per un soffio e la sicurezza ci insegna come fare in modo che non serva più un miracolo", questa storia diventa uno strumento potente di prevenzione.



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