“Grazie Luigi per averci indicato una strada chiara nei momenti difficili, che il bene comune si costruisce insieme ogni giorno: Torino ti è profondamente riconoscente”. Con queste parole il sindaco Stefano Lo Russo ha consegnato a Don Ciotti, fondatore del “Gruppo Abele” e “Libera”, il Sigillo Civico. Presenti in Sala Rossa l’ex primo cittadino Valentino Castellani, il presidente dell’Unione Industriali Marco Gay ed i massimi rappresentanti delle forze dell’ordine locali.
"Impegno che forma coscienza civica"
Un’onorificenza, ha sottolineato la presidente del Consiglio Maria Grazia Grippo, che rappresenta “il sentimento di un’intera città, ma anche un riconoscimento per gli insegnamenti che ci ha dato”. Dopo il via libera all’unanimità da parte del Consiglio Comunale, oggi l’assegnazione del Sigillo Civico “per un impegno che non si limita ad andare dove c’è bisogno, ma che contribuisce a formare una coscienza civica”.
"Non ti sei abituato al dolore"
A prendere poi la parola la vicepresidente vicaria della Federazione italiana settimanali cattolici Chiara Genisio: “Grazie Luigi perché in questi anni non ti sei mai abituato al dolore degli altri e all’ingiustizia. Nel tuo agire ti guidano il Vangelo e la Costituzione, come opere che si incarnano nella vita di ogni giorno, unendo e cielo e terra”. “Grazie - ha concluso – perché continui a ricordarci che non basta capire, ma bisogna esserci”.
L'incontro con il sindaco
Il sindaco Stefano Lo Russo ha poi ricordato il primo incontro con Don Ciotti, quando si trovava ad un campo estivo negli anni ’90 in Valle d’Aosta con don Aldo Rabino. “Si abbracciarono – ha detto - con stima e semplicità: di quel momento mi colpì anche la presenza della scorta messa a proteggere Luigi, simbolo di una vita vissuta fino in fondo e senza compromessi”.
“Fin da giovane – ha proseguito - ha scelto di stare al fianco degli ultimi con il gruppo Abele, di giovani segnati dalla marginalità in anni in cui faceva la sua comparsa massiccia la droga. Mentre altri voltavano lo sguardo altrove, Don Ciotti scelse di rimanere. Oggi il contesto è cambiato, così come le droghe ed i flussi migratori: non può esserci però legalità, senza giustizia sociale”.
Il sindaco ha poi fatto riferimento alle nuove forme di mafia, in particolare quella “dei colletti bianchi: di fronte a questo non possiamo girarci altra parte. Come amministratori dobbiamo difendere il bene comune con atti concreti: grazie per averci indicato una strada chiara. E’ nei momenti difficili che il bene comune si costruisce insieme, ogni giorno: Torino ti è profondamente riconoscente”.
"Ringrazio Torino che mi ha accolto"
A salire poi sul palco Don Luigi Ciotti, che ha chiarito: “voi non date questo riconoscimento solo a me: tutte le cose che ho fatto in mia vita le ho sempre condivise con gli altri”. Nato a Pieve di Cadore, all’età di 5 anni il sacerdote arrivò dal Veneto all’ombra della Mole con la famiglia. Una vita difficile, come ha ricordato: “Ringrazio Torino che mi ha accolto: anche se sei piccolo, ti senti comunque sradicato dai luoghi natii”.
Il padre era impiegato come operaio nella costruzione del Politecnico: “Ho visto crescere l’ateneo, noi vivevamo lì vicino in una baracca. Ho iniziato la mia avventura a 17 anni: andando a scuola ho incontrato un barbone. Lì è cominciato il percorso che mi portato a dare vita al gruppo Abele”. “Torino -ha concluso il religioso - mi ha adottato e voglio molto bene a questa città: dedico ai giovani che arrivano da lontano questo premio: facciamo in modo che nessuno si senta torinese a metà. Continuiamo ad accogliere senza pregiudizi questi ragazzi e ragazze” straniere.






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