C’è un momento, ogni anno, che non compare nei programmi ufficiali ma che racconta più di ogni altro il senso del Corso Fiorito. È la notte del sabato, quella che precede la sfilata, quando i carri non sono ancora spettacolo ma diventano qualcosa di più intimo: lavoro, attesa, comunità.
Questa sera, mentre la città rallentava, nei luoghi della preparazione si è acceso un altro ritmo. Quello delle mani, dei dettagli, degli ultimi ritocchi. Un “alveare” di persone, come lo ha definito chi lo vive da vicino, impegnato a trasformare mesi di idee in immagini pronte a sfilare.
La visita della giuria, tra silenzi e stupore. In questo clima si è inserita la visita della giuria, presieduta da Vanessa Gravina, chiamata a osservare da vicino le opere prima della loro uscita ufficiale. Un passaggio quasi rituale, vissuto con rispetto e concentrazione. Niente folla, niente applausi, ma sguardi attenti e un silenzio carico di significato, interrotto solo dal lavoro continuo dei volontari.
L’ultima curva di un lungo percorso. Quella del sabato sera è, per tutti, l’ultima curva. Il punto in cui il tempo accelera e si fa più prezioso. Dietro ogni carro c’è un percorso iniziato mesi prima, tra bozzetti, scelte, riunioni e costruzioni. E ora tutto si concentra in poche ore. “Le sensazioni sono di vera ammirazione – racconta il sindaco Alessandro Mager –. Vedere questo alveare di persone impegnate negli ultimi addobbi è qualcosa di molto bello”. Una fotografia fedele di ciò che accade: non solo tecnica, ma anche emozione.
Una comunità che si ritrova. Tra i carri, questa sera, non c’erano solo volontari. Presenti anche il sindaco Alessandro Mager, gli assessori Alessandro Sindoni ed Ester Moscato, insieme ai rappresentanti dei Comuni partecipanti. Una presenza istituzionale che si mescola con quella di chi lavora, senza barriere, in un clima definito da più parti come “di condivisione”.
“Fa piacere vedere quanto entusiasmo ci sia da parte dei Comuni del territorio – sottolinea Mager –. Qui si respira un contesto di unione, di voglia di dimostrare quanto il fiore della nostra provincia sia ancora capace di stupire”. Non è solo una competizione, ma un momento collettivo.
Il valore del Festival diffuso. Questa notte è anche il risultato di un percorso più ampio, quello del Festival dei Fiori, che ha accompagnato la città per giorni, costruendo un racconto diffuso. “L’idea nasce proprio per allungare Sanremo in Fiore – spiega Sindoni –. È un progetto che cresce, grazie al lavoro di squadra tra Comune, associazioni e territorio”. Una crescita visibile anche nella partecipazione, con tribune già sold out e una città che ha risposto con presenza e curiosità.
Tradizione e futuro. Nel lavoro che si consuma in queste ore c’è anche il senso più profondo della tradizione. Non qualcosa di statico, ma un sapere che si rinnova, che passa di mano in mano. “I carri fioriti rappresentano una tradizione storica per Sanremo – aggiunge Moscato –. E vedere tutte queste persone impegnate con passione è il segno che questa tradizione continua a vivere”.
Domani il momento della verità. Tra poche ore, tutto questo diventerà spettacolo. I carri sfileranno lungo il percorso che da lungomare Italo Calvino porterà fino ai Giardini Vittorio Veneto, passando per piazzale Carlo Dapporto. Due giri, migliaia di persone, un’intera città affacciata sul suo evento più identitario. Ma il cuore, forse, resta qui. In questa notte fatta di fiori, mani e silenzi pieni di lavoro. Perché è qui che nasce davvero il Corso Fiorito.
































































































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