Per Massimiliano Mulas si farà la perizia psichiatrica. È questa la decisione del Gip cuneese Cristiana Gaveglio a seguito della produzione di documentazione medica sanitaria da parte dell'avvocato del foro di treviso Giacomo Michieli, circa la salute mentale del suo assistito.
Il quesito cui il perito nominato dal giuudice dovrà rispondere è se l'uomo, al momento dei fatti verosimilmente occorsi a Savigliano, fosse capace di intendere e volere e se è da ritenersi socialmente pericoloso.
Mulas, 46enne di origine sarda, è attualmente ristretto nel carcere di Gorizia per aver violentato un’undicenne a Mestre la scorsa primavera e nei giorni scorsi, per quella vicenda, il tribunale si Venezia l'ha condannato a 14 anni di carcere.
"Nella mia vita, anche non volendo, ho sempre sbagliato - aveva detto Mulas nel corso di una breve dichiarazione spontanea di fronte al Gup veneziano – mi vengono questi impulsi che non riesco a trattenere. Ho chiesto aiuto per evitare di ricadere in fatti simili e sto cercando uno psicanalista".
A Cuneo, invece, Mulas aveva deciso di non rispondere e di non rendere nessuna dichiarazione. Sull'uomo gravavano ulteriori accuse che riguardano medesimi fatti avvenuti nella nostra provincia che hanno coinvolto due vittime: una bambina che all’epoca dei fatti, nel novembre 2024, aveva appena dieci anni e una ragazzina di quattordici.
Per quelle violenze, consumatesi a Savigliano nel novembre 2024, quindi prima di quelle di Mestre, il pubblico ministero titolare del fascicolo aveva fatto richiesta di giudizio immediato.
Le accuse riguardano quelle di violenza sessuale e violenza privata. Il pubblico ministero Carla Longo, prima del suo trasferimento al palazzo di giustizia di Udine, aveva infatti chiesto la condanna per i due episodi ai danni delle ragazzine che, prima dei fatti avvenuti in Veneto, non avevano idea di chi potesse essere quell'uomo di origini sarde ma nato in Germania.
Al nome di Mulas si era arrivati solamente dopo il suo arresto per i fatti di Mestre. Le due saviglianesi erano riuscite a riconoscerlo e poi a denunciarlo grazie alle fotografie trasmesse dai telegiornali.
In quel periodo, novembre 2024, Mulas lavorava per un'azienda di Fossano. Stando a quanto ricostruito, oltre all’abuso sessuale, l’uomo aveva anche rapinato la sua vittima più giovane per quindici euro.
L'altra ragazzina, quattordicenne, sarebbe stata invece bloccata dall'imputato per importunarla. In questo caso non si sarebbe consumata alcuna violenza, perché lei era riuscita a scappare. L'ipotesi di reato in questo caso è di violenza privata.
A carico del 45enne penderebbe un'altra accusa, un adescamento di minore verosimilmente avvenuto a Cervere. Reato, questo, che integra la fattispecie di violenza sessuale. Il delitto è di competenza distrettuale, pertanto sarà il Tribunale di Torino ad occuparsi delle indagini e, se un processo ci sarà, si celebrerà ad Asti.
Prima dell'avvocato Giacomo Michieli, l'uomo era difeso dall’avvocato Ignazio Ballai di Cagliari dal 2019. Come era stato spiegato al nostro giornale, poco dopo la scoperta dell'indagine a Cuneo, nelle condanne riportate precedentemente a quel tempo, nessuna perizia psichiatrica era mai stata effettuata.
Ma nelle numerose condanne occorse nel 1988, poi nel 2002, nel 2006 e l'ultima nel 2022, prima per rapina, poi per due violenze sessuali e, ancora successivamente, per circonvenzione di incapace, i giudici avevano applicato alcune sanzioni accessorie previste dall’art. 609 novies del codice penale.
Tra queste, l’unica pena perpetua, quindi che viene mantenuta anche dopo l’espiazione della pena definitiva, è l’interdizione dai pubblici uffici. E in effetti, risulterebbe lo stato di interdizione di Mulas.
Quanto alle altre pene accessorie previste nei confronti di chi si macchia di reati a sfondo sessuale, come nel suo caso, la loro durata non è perpetua.
Massimiliano Mulas, infatti, oltre al carcere aveva riportato anche il divieto di avvicinarsi a luoghi frequentati abitualmente da minori e quello di svolgere lavori che prevedano un contatto abituale con minori. Sanzioni, queste, che però non si protraggono oltre alla fine pena.
Pertanto Mulas, quando agì a Mestre, e verosimilmente anche anche nella nostra provincia, lo fece da uomo libero.



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