Il Nazionale

Cronaca | 26 marzo 2026, 13:03

Rifiuti, traffico illecito e certificati falsi: Carabinieri sequestrano 2 impianti di trattamento del cantiere del Parco della Salute

Oltre 200mila tonnellate di terre e rocce di scavo, spesso contaminate, sarebbero state gestite in modo non conforme

Rifiuti, traffico illecito e certificati falsi: Carabinieri sequestrano 2 impianti di trattamento del cantiere del Parco della Salute

Un articolato sistema di traffico illecito di rifiuti - legato alle attività di bonifica del cantiere del Parco della Salute di Torino e basato su falsificazioni sistematiche e pratiche fraudolente- è al centro dell’operazione “Millennium”, condotta dal Gruppo Carabinieri per la Tutela Ambientale e la Sicurezza Energetica di Milano. 

Certificazioni false

Nell’ambito delle indagini preliminare il Tribunale di Torino questa mattian, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia e Antiterrorismo, ha disposto il sequestro di due impianti di trattamento rifiuti nel Torinese  riconducibili alla società PERINO PIERO S.r.l... Secondo quanto emerso dall’attività investigativa dei militari oltre 200.000 tonnellate di terre e rocce da scavo, spesso contaminate, sarebbero state gestite in modo non conforme alla normativa e successivamente reimmesse sul mercato come materiale recuperato attraverso certificazioni ritenute false.

L’inchiesta si concentra anche sull’appalto per la bonifica dell’area, caratterizzato – secondo l’impostazione accusatoria – da prezzi di trattamento fuori mercato, circostanza che avrebbe favorito il ricorso a pratiche illecite per garantire la sostenibilità economica delle attività. Numerosi gli indagati, tra amministratori, dirigenti e operatori del settore. Le accuse, a vario titolo, sono di traffico illecito di rifiuti, inquinamento ambientale, falsità materiale e ideologica e impedimento del controllo

Le accuse

Nel dettaglio il materiale di scavo sarebbe stato conferito presso impianti non idonei; in larga parte non sottoposti ai trattamenti previsti; reimmessi sul mercato come materiali “recuperati” (End of Waste), sulla base di certificazioni falsificate. Elemento chiave dell’indagine è l’appalto per la bonifica dell’area, affidato a un raggruppamento di imprese e successivamente subappaltato alla società destinataria del sequestro.

Le investigazioni hanno evidenziato come il prezzo pattuito per il trattamento dei rifiuti fosse pari a circa 7 euro a tonnellata, a fronte di costi reali stimati, a seconda del livello di contaminazione dei rifiuti trattati, fino a 60 euro a tonnellata. Uno squilibrio economico tale da rendere, secondo l’ipotesi accusatoria, l’appalto sostenibile solo attraverso pratiche illecite, con l’abbattimento artificiale dei costi e la gestione abusiva dei rifiuti.

Nel procedimento risultano indagate numerose persone – amministratori, dirigenti e dipendenti delle società coinvolte, oltre a soggetti operanti nella filiera del trasporto e della consulenza ambientale – nonché le stesse società per responsabilità amministrativa degli enti. Le ipotesi di reato contestate comprendono, a vario titolo: attività organizzate per il traffico illecito di rifiuti; inquinamento ambientale e gestione abusiva di rifiuti; falsità ideologica e materiale in atti; impedimento e intralcio alle attività di controllo.

Secondo l’impostazione accusatoria, i vertici aziendali avrebbero avuto un ruolo centrale nell’organizzazione del sistema, impartendo direttive operative e gestionali.  Sarebbero poi stata occultate le analisi sulla contaminazione dei rifiuti; ci sarebbe stata la falsificazione sistematica dei certificati analitici tramite l’utilizzo di software grafici, per attestare la conformità di rifiuti contaminati da idrocarburi, nichel e cromo; la miscelazione e diluizione illecita per abbattere gli inquinanti; strategie per eludere e ostacolare i controlli degli enti preposti (in occasione delle ispezioni ambientali effettuate da ARPA Piemonte, gli indagati sospendevano i conferimenti di rifiuti contaminati inibendo l’ingresso ai camion e indirizzavano i controlli unicamente verso materiali appositamente selezionati, definiti “cumuli civetta”, occultando i cumuli contaminati in aree meno visibili dell’impianto); reimpiego illecito dei rifiuti in qualità di materiali sottoposti a operazioni di recupero, effettuate solo fittiziamente, inclusa la gestione illecita di circa 22.000 tonnellate di fresato d’asfalto, utilizzate per la realizzazione della pavimentazione di un piazzale industriale;omissione degli interventi di bonifica presso uno dei due impianti oggetto di sequestro, con conseguente aggravamento della contaminazione del suolo e della falda.

Gli impianti sequestrati

I due impianti sequestrati, situati in Strada Bellacomba e Via Reiss Romoli a Torino, sono stati affidati a un amministratore giudiziario nominato dal Tribunale. Secondo l’ipotesi investigativa, le condotte accertate avrebbero determinato un concreto rischio per le matrici ambientali – in particolare suolo e acque – nonché per la salute pubblica.

redazione

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