Il Nazionale

Eventi | 24 marzo 2026, 17:00

Dominique Jaussein, la “firma gestuale” del corpo in scena (Foto)

Alla Galerie du Musée de la Photographie di Nizza, l’incontro tra luce e danza prende forma negli scatti dedicati al ballerino George Oliveira. Le fotografie del vernissage sono di Silvia Assin

Dominique Jaussein, la “firma gestuale” del corpo in scena (Foto)

Fino al 14 giugno 2026 è possibile visitare, alla Galerie du Musée de la Photographie nel Vieux Nice “Signature gestuelle”. 

Questo il titolo della mostra del fotografo francese Dominique Jaussein: si tratta di un’espressione cara al coreografo Maillot dei Ballet di Montecarlo. In italiano si potrebbe tradurre con “firma gestuale” quella traccia che rende così personale ed unico il movimento nello spazio di un ballerino. 

Durante tutta la vita un ballerino cerca di lasciare dietro di sé una scia memorabile del proprio corpo, una traccia personale. 

Il corpo é lo strumento della sua arte, così come la luce é lo strumento di un artista/fotografo che vuole esprimersi sul corpo come opera d’arte.  


Symétrie 2015 - credit Dominique Jaussein 

Questo in riassunto é il senso del titolo scelto dal poliedrico fotografo, che si rifà, per la fotografia, a Mepplethorpe ed a Rodin per la scultura. 

Dominique Jaussein nelle sue foto si esprime grazie all’esperienza sulle luci, anche quelle più complesse, fatta negli studi Harcourt di Parigi.  

Questa mostra parla infatti di un autentico incontro, che va ben al di là della padronanza perfetta della luce di un fotografo e del movimento corporeo di un ballerino di livello eccezionale. 

Abbiamo incontrato nella stessa giornata al mattino Jaussein, che ha guidato in modo informale e simpatico i giornalisti in una visita/ esplorazione della sua mostra; la sera l’abbiamo ritrovato, in un momento molto mondano e festoso con la moglie.
I numerosi amici, esponenti della politica e della cultura e tanti ballerini dell’Opera di Monaco e Nizza.  

Un momento del vernissage foto di Silvia Assin

Al centro dei festeggiamenti c’erano lui e l’altro polo della sua arte: George Oliveira: senza di lui la sua arte quella sera non sarebbe esistita. 

Nell’incontro mattutino avevamo scoperto la personalità di Dominique Jaussein, la sua apertura e la facilità di comunicazione.

La sua passione per l’unicità di un corpo danzante é pari a quella etnografica, per popolazioni che comunicano con lui con il linguaggio gestuale impreziosito dagli incontri, come quelli avuti con tribù in Etiopia, Papuasia o Giappone, con il loro forte senso della terra. 

Scopriamo anche che già un altro incontro nel campo della danza aveva dato origine ad una mostra: quello con la danzatrice in fuga da Haiti e la sua danza resiliente e ininterrotta erano diventate il progetto fotografico di successo.



La sera, ritroviamo Dominique con il danzatore George Oliveira, primo ballerino dell’Opera di Montecarlo e da poco maître de Ballet. George, dai movimenti forti e graziosi, ricordano un cerbiatto, si muove tra gli invitati e tra le proprie foto in bianco e nero.

Sono foto fatte da una mano d’artista delle luci e degli incontri, in un bianco e nero da maestro, di un corpo nudo, unico nel suo movimento o nelle sue parti, viste quasi come sculture astratte, come elementi della natura. 

La foto all’entrata mostra George abbracciato ad un grosso tronco d’albero, come a proteggere il mondo naturale; le tracce del tempo sul legno sono come il disegno dei suoi capelli sulla testa chinata.

George ci racconta con simpatia, con un divertente accento brasiliano che ha lavorato per 5 anni in una compagnia di danza a Reggio Emilia. 
Amante dell’Italia, ora nei Ballet di Montecarlo, parteciperà fra poco al Printemps des Arts. 


Un momento del vernissage foto di Silvia Assin

Per finire due parole sulla tecnica di stampa delle foto, dal nero assoluto e dalle sfumature di grigio che rendono così bene le sculture di Jaussein. 

È una stampa da foto digitale chiamata piezografica, che utilizza pigmenti di carbone.  È una tecnica dei nostri giorni che ricorda un po’ l’antico procedé Fresson della fine dell’800, per l’uso dei pigmenti di carbone. 

L’artista sarà presente in galleria il martedì, giovedì e durante il fine settimana, per comunicare con il pubblico. 
Il catalogo comprende molte più foto della selezione della mostra, con interessanti testi. 
Secondo noi la scelta delle foto esposte é curata molto bene anche nel raggruppare le opere: le sequenze sull’equilibrio estremo o, quelle delle sequenze, delle mani e dei piedi…e deambulare tra le foto fa sentire da vicino l’autentico lavoro della danza contemporanea. 










Beppe Tassone

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