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Attualità | 22 marzo 2026, 14:56

FARINÉL / Il calcio italiano è in crisi…ma chissenefrega!

Nelle settimane in cui l’Atalanta subisce l’ennesima scoppola dal Bayern e l’Italia rimane senza squadre in Champions League e in cui la Nazionale sarà chiamata a evitare l’ennesima figuraccia mondiale, lo sport italiano vive il suo periodo d’oro con il tricolore in grado di svettare sul gradino più alto del podio in ogni disciplina, nonostante l’Italia investa poco nello sport (escluso il calcio) e nelle strutture

FARINÉL / Il calcio italiano è in crisi…ma chissenefrega!

Avrei voluto dedicare questo Farinél al referendum, ma per evitare fraintendimenti o problematiche posticiperò il mio pensiero a martedì. Un Farinel 2.0 posticipato, ma già in cassaforte.

La riflessione che andrò a fare in questo Farinél era in rampa di lancio da parecchio, ma ho preferito concentrarmi su temi più locali, ma direi che il tempismo è perfetto in una settimana in cui ancora una volta il calcio italiano è uscito con le ossa rotte dall’Europa, a quattro giorni dal primo atto di un play off da dentro o fuori per la Nazionale.

Il calcio italiano rischia di guardare ancora una volta i Mondiali in tv, surclassata, nel girone, dalla Norvegia e ora con lo spauracchio del dentro o fuori con l’Irlanda del Nord e contro la vincente tra Galles e Bosnia.

20 anni fa vincevamo la coppa del Mondo, ora temiamo Irlanda del Nord, Galles e Bosnia. Il campionato italiano che sfornava talenti ed era un punto di riferimento a livello internazionale oggi è l’anticamera della pensione per i campioni alla Modric o alla De Bruyne.

Lo sport nazionale muore mantenendo un’anima vera solo dove rimane veramente uno sport, nel calcio giovanile e dilettantistico, nei sempre più rari campetti di periferia, nei rarissimi oratori o nelle strade non ancora svuotate da smartphone e playstation.

Ci sarebbe da piangere e invece c’è di che gioire perché proprio mentre in Italia si spegne la passione per il calcio si fanno strada decine di altri sport con una generazione di campioni che nemmeno sapevamo di avere.

L’esempio più lampante di questa dicotomia si è avuta durante le Olimpiadi invernali, il 15 febbraio. Mentre il calcio italiano toccava uno dei punti più bassi con il gesto antisportivo di Bastoni in Inter-Juventus, l’Italia degli sport invernali regalava imprese epiche di Campioni con la C maiuscola.

I 300 professionisti del pattinaggio italiano riuscivano a superare i 160 mila professionisti Olandesi e poi le imprese nello sci, nel Curling, nel biathlon, per non parlare delle gesta epiche degli atleti paralimpici.

Due quarti posti in Olimpiadi e Paralimpiadi, il sesto posto totale di tutti i tempi per numero di medaglie. Eppure, l’Italia è il 72° paese al mondo per superficie, il 25° per popolazione, lo 0,2% delle terre emerse e lo 0,7% della popolazione mondiale.

Che dire poi di Jannik Sinner che è il fenomeno che di gentilezza e sportività che forse nemmeno ci meritavamo, capace di tirarsi dietro tutto un movimento che oggi annovera quattro italiani tra i primi 20 del Ranking Atp.

Nelle ultime settimane tutti hanno imparato a conoscere Andrea Kimi Antonelli, il più giovane pilota a ottenere una pole e il secondo più giovane della storia a vincere un Gran Premio. Il futuro è suo, ed è nostro perché l’Italia è il paese dei motori e non può restare nel limbo.

Tutto questo dimenticando le imprese nel baseball, nel rugby con la prima vittoria contro l’Inghilterra e nell’atletica, fino a qualche anno fa il brutto anatroccolo per l’Italia.

Ci avessero detto che un italiano avrebbe vinto i 100 metri alle olimpiadi o che una ragazza italiana avrebbe battuto le mezzofondiste etiopi o Kenyote, nessuno ci avrebbe creduto.

Ci sarebbe da scrivere km di lettere per dirla alla Max Pezzali perché siamo veramente nell’epoca d’oro dello sport italiano, cosa sia successo nessuno lo sa, il calcio continua a attirare l’80% degli investimenti nello sport con risultati deludenti, le strutture sono vetuste, gli spazi per lo sport sono pochi.

Il cahier de doléances è lunghissimo, i nostri atleti partono svantaggiati in quasi ogni disciplina, ma poi inspiegabilmente quando inizia una gara, quando suona lo start gli atleti italiani indossano i panni dei supereroi e trovano quel quid che permette di raggiungere risultati che nessuno poteva immaginare.

Il sogno di sentire risuonare l’Inno di Mameli ripaga tutti gli sforzi, con buona pace del calcio italiano. Godiamoci la migliore Italia, quella dello sport e, soprattutto, dei valori più veri dello sport, quelli che il calcio professionistico ha dimenticato da tempo.

Marcello Pasquero

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