È morto Umberto Bossi, lo storico fondatore della Lega Nord. Con la sua scomparsa se ne va una delle figure più dirompenti e controverse della Seconda Repubblica, un leader politico capace di intercettare il silente malessere del settentrione e trasformarlo in un movimento di massa senza precedenti.
Nato a Cassano Magnago nel 1941, il Senatur ha incarnato per decenni il sogno autonomista, portando la lingua dialettale, il folcloristico rito dell'ampolla alle sorgenti del fiume Po e la feroce rivendicazione di Roma ladrona fin dentro i compassati palazzi delle istituzioni romane.
L'ascesa politica e l'intuizione vincente
La sua mossa più audace e riuscita fu senza dubbio quella di unire le varie e frammentate anime regionali in un unico, compatto, soggetto politico.
Negli anni Novanta, il suo partito divenne rapidamente il vero ago della bilancia del Paese. Da abile e spregiudicato stratega, Bossi seppe stringere e rompere alleanze, in particolar modo con Silvio Berlusconi, alternando momenti di aspra rottura a fasi di solida coalizione governativa.
Divenne ministro per le Riforme istituzionali, sventolando sempre e comunque il vessillo del federalismo. La sua retorica verace ha segnato profondamente il linguaggio moderno. Dal palco, guardando la sua folla, ripeteva: "La Padania non è un'invenzione, è un'esigenza del cuore e dell'economia".
La malattia e la lenta marginalizzazione
Il drammatico punto di rottura umano e politico si manifestò nel 2004, quando un grave ictus lo colpì all'improvviso, lasciando segni indelebili sul suo fisico e sulla sua voce. Nonostante la fatica e la sofferenza, Umberto Bossi non abbandonò mai l'arena, spinto da una passione civica incrollabile.
Tuttavia, nel 2012, lo scandalo dei rimborsi elettorali lo costrinse a rassegnare le dolorose dimissioni da segretario. Negli anni successivi ha assistito, nel ruolo di presidente onorario, alla profonda trasformazione della sua creatura sotto la nuova e diversa guida di Matteo Salvini, dalla quale ha spesso preso le distanze con un velo di amarezza.
Non ha mai smesso di credere nel suo progetto originario, dichiarando ai suoi fedelissimi: "Il nord ha ancora bisogno di chi lo difenda".
In lutto anche la politica astigiana e i rappresentanti della Lega locale.



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