Una soluzione costerebbe il doppio dell’altra.
Carta canta: come anticipato QUI, nella relazione della precedente commissione Sport del Comune di Varese, per il futuro dell’ormai ex piscina comunale di via Copelli si apre un bivio, ma le strade percorribili sono antitetiche.
O una nuova piscina, o un campo di pallavolo. Per “sfornare” un moderno impianto natatorio, però, i lavori arriverebbero a costare fino a 2900-3700 euro al metro quadro, mentre per avere una casa per il volley i costi scenderebbero fino a 1600-2400 al metro quadro. Senza la pretesa dell’esattezza, tutto ciò significherebbe che la spesa totale per una riqualificazione nel primo senso toccherebbe gli 8 milioni complessivi: una semplice palestra costerebbe la metà.
«Oggi la Fabiano ha 60 anni: la vita normale di una piscina è di 40 anni - ha spiegato l’assessore allo Sport Stefano Malerba - Dopo 40 anni l’umidità e il cloro lasciano il segno». La struttura varesina non fa eccezione: in un senso o nell’altro quindi, gli interventi ristrutturativi necessari saranno ingenti, pur se appunto non quantificabili allo stesso modo.
Partiamo dalla copertura: un collaudo decennale avvenuto 20 anni fa aveva già chiesto di monitorare lo stato delle travi. Inevitabile, dunque, ritenere indispensabile il rifacimento del tetto, anche perché lo stesso andrebbe a ospitare un impianto fotovoltaico.
Passando al piano vasca, quello di via Copelli è oggi mantenuto in piedi da un “castello” di ferro posto nel locale impianti, senza il quale tutto crollerebbe a causa delle infiltrazioni sopravvenute. Anche qui lo status quo non ha un domani in qualsiasi ipotesi presa in considerazione, ma in caso di nuova piscina sarebbe necessario demolirlo completamente e rifarlo, mentre in caso di campo da pallavolo basterebbe solo demolirlo.
La questione, inoltre, deve necessariamente vertere anche sui costi energetici e sulla modernizzazione: una piscina sarebbe molto più energivora di una palestra e richiederebbe una serie di adeguamenti agli standard attuali che influirebbero sui costi.
Se il volley la spuntasse sul nuoto, il campo di pallavolo verrebbe costruito a livello del fondo vasca attuale, e rimarrebbero in piedi le tribune già esistenti, eventualmente allungabili, con una capienza di circa 300 posti. L’altezza di 7,2 metri dal pavimento al tetto, oltretutto, renderebbe la palestra omologabile per tutte le competizioni italiane, serie A compresa.
A corroborare una tendenza pubblica che sembra sempre più orientata verso il volley (anche perché, come sempre ricordato dagli amministratori, di piscine ne sorgeranno presto due: all’ex Aermacchi e vicino al liceo artistico), Palazzo Estense ha recato anche altri dati: il numero di agonisti e quello delle realtà federali in città, che sorridono entrambi alla pallavolo piuttosto che al nuoto.
Siamo ancora lontani tuttavia da progetti e decisioni definitive: come ha ribadito Malerba, il programma ora prevede la ricognizione delle risorse, poi dei costi, quindi dei possibili modelli di gestione - il partenariato pubblico-privato, con cui è rinato il palaghiaccio di via Albani, è la soluzione preferibile - e infine degli strumenti finanziari a disposizione, tenendo anche conto che l’edificio è vincolato alla tutela della Soprintendenza.
Nella discussione che ha animato l’assemblea sul punto, una suggestione futura ha toccato un altro impianto storico di Varese, la palestra di via XXV aprile: «Sarebbe perfetta per scherma, ginnastica artistica, arti marziali e pugilato - ha avanzato l’ipotesi Malerba - Magari in un futuro, con il prossimo assessore…».



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