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Politica | 17 marzo 2026, 10:37

Presunto dossieraggio sul Secolo XIX, Bucci: "Noi parte lesa di questa vicenda”

Il governatore in consiglio regionale: “Un caso che non esiste, non ci sono sono dossieraggi, black list di giornalisti o vademecum occulti, esiste un puro confronto quotidiano. È un caso mediatico creato apposta su presupposti che non trovano riscontro sui fatti"

Presunto dossieraggio sul Secolo XIX, Bucci: "Noi parte lesa di questa vicenda”

Ha aperto il Consiglio regionale con una dichiarazione letta, invece di andare a braccio. Così il presidente Marco Bucci è intervenuto sul caso del presunto dossieraggio del Secolo XIX in aula.

La vicenda è emersa nei giorni scorsi dopo la pubblicazione di alcuni articoli di Repubblica e Il Fatto Quotidiano che parlavano di report e dossier preparati dallo staff di comunicazione del governatore per analizzare e contestare articoli del giornale ritenuti non equilibrati dal punto di vista politico. Secondo la ricostruzione dei due quotidiani, questi documenti sarebbero stati utilizzati anche per segnalazioni all’editore del giornale. 
“Intervengo oggi per riferire con chiarezza e senso istituzionale su una vicenda che per come è stata raccontata, se fosse vera, cosa che non è, avrebbe toni molto gravi, il presunto monitoraggio nei confronti del secolo XIX. Lo dico con nettezza: questo caso non esiste”. Ha aperto il suo intervento Bucci.

Nel suo intervento Bucci difende il proprio operato e quello del suo staff. “Si è costruita una narrazione che attribuisce a me e allo staff e a Regione Liguria comportamenti scorretti o addirittura intimidatori – dichiara Bucci -. Nulla c’è di tutto questo. Non ci sono dossieraggi, non ci sono black list  di giornalisti, nemmeno vademecum occulti o attività organizzata volta a condizionare l’informazione. Esiste un puro confronto, quotidiano, tra istituzioni e organi di informazione, un confronto in una democrazia matura. Un confronto che rientra nell’articolo 21 della costituzione, che tutela libertà stampa e diritto di ogni cittadino, anche del presidente, di esprimere il proprio pensiero e rappresentare osservazioni e critiche”. 

Il governatore della Regione passa poi all'attacco. “Noi siamo la parte lesa di questa vicenda – afferma -. lo sono i cittadini liguri, la regione, lo staff e il presidente, noi siamo la parte lesa, quando si parla di dossieraggio si parla di attività oscura clandestina, un abuso di potere, un comportamento incompatibile con le istituzioni. Mai accaduto tutto questo. Il mio staff, come qualsiasi ufficio stampa, monitora ciò che viene pubblicato, segnala eventuali inesattezza, anche quando provengono da privati cittadini, che riferiscono. Questo non è reato, non è sopruso, ma normale esercizio di ruolo istituzionale".

Poi la parte più politica dell'intervento del presidente della Regione che ricostruisce in rapporti con il giornale. “Il punto politico è molto chiaro - sottolinea Bucci - se segnalare un articolo non equilibrato diventa dossieraggio, allora qualsiasi amministrazione di questo paese sarebbe colpevole. Con la direzione del Secolo XIX, per oltre un anno c'è stato un rapporto diretto, a parte le trenette arricchite al pesto che rappresentano una caduta di stile. Abbiamo discusso, ci siamo scambiati opinioni e critiche reciproche, anche alla presenza dell’editore. Sempre in modo trasparente, senza pressione indebita; è singolare che  per mesi ci sia stato un confronto legittimo, persino sollecitato, scrivendomi ‘avvisami subito quando c’è qualcosa’, oggi reinterpretato come opaco a distanza di 4 mesi: non si può descrivere una realtà a posteriori”.

Sui documenti e messaggi Bucci spiega: “Non ci sono liste. È un caso mediatico creato apposta su presupposti che non trovano riscontro sui fatti. Dal nostro punto di vista non esiste modo di gestire la stampa. Io ho sempre avuto un carattere diretto, non sono diplomatico e non avrei avuto nessuna carriera in diplomazia, ma la franchezza non è intimidazione, la critica non è censura, il confronto non è pressione. In quest’aula spesso si criticano scelte giunta, a volte con toni duri, è democrazia. Allo stesso modo è legittimo che il Presidente della Regione porti critiche su articoli non equilibrati o comunichi commenti critici dai cittadini ma sempre nel rispetto dell’autonomia della stampa”. 

Il presidente della Regione smentisce ogni attività che possa essere illecita e ricorda il lavoro della sua amministrazione. "Se fosse un'attività illecita, sarebbero emersi dati a riguardo, ma non c’è nulla di tutto questo. C’è invece la nostra amministrazione, che ha lavorato nell’interesse esclusivo della Liguria, non c'è nulla da nascondere. Politicamente oggi io voglio affermare una cosa semplice: non permetterò, e invito tutti a non permettere, che venga infangata l'immagine di Regione liguria e dei suoi cittadini: non permetteremo che ciò accada”. 

La libertà di stampa è un pilastro della democrazia – prosegue Bucci - così come lo è la critica. Lo è altrettanto la presunzione di correttezza delle istituzioni, fino a prova contraria. Il caso di cui discutiamo non è un caso, ma solo polemica e la politica deve distinguere tra polemica e realtà. Io continuerò a svolgere il mio ruolo con trasparenza, determinazione e rispetto regole. Chi ha responsabilità pubbliche, faccia altrettanto, evitando processi mediatici basati su presupposti che non esistono”. 

Bucci chiude poi ricordando nuovamente la Costituzione. “Riprendendo l'articolo 21 della costituzione - chiude - tutti i cittadini hanno libertà di criticare nel rispetto leggi, idem il Presidente della Regione, potendo presentare anche le osservazioni dei suoi cittadini. Libertà vuol dire anche criticare, cosa che in quest’aula si fa spesso, a volte bene”.

Elena Romanato - Federico Antonopulo

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