Il Nazionale

Cronaca | 12 marzo 2026, 07:21

Caso Nessy Guerra, sette giorni decisivi prima dell’appello: “Se confermano la condanna finirò in carcere in Egitto”

La madre sanremese lancia un appello al Governo italiano durante “Chi l’ha visto?”. La speranza in un audio che potrebbe pesare nel processo

Caso Nessy Guerra, sette giorni decisivi prima dell’appello: “Se confermano la condanna finirò in carcere in Egitto”

Si avvicina una settimana decisiva per il caso di Nessy Guerra, la giovane madre sanremese bloccata in Egitto e condannata in primo grado a sei mesi di reclusione per adulterio. Martedì prossimo è infatti in programma l’udienza d’appello, un passaggio cruciale che potrebbe cambiare il destino della donna e della figlia di tre anni oppure confermare la condanna pronunciata nei mesi scorsi. Proprio per questo la donna ha deciso di lanciare un appello pubblico al Governo italiano durante la trasmissione “Chi l’ha visto?”, andata in onda ieri sera su Rai 3. Collegata dall’Egitto insieme al padre Gianpaolo Guerra, Nessy ha raccontato ancora una volta la sua vicenda e le difficoltà che sta affrontando. “Martedì ci sarà l’udienza d’appello. Se sarà confermata la condanna a sei mesi per adulterio sarò portata direttamente in carcere”, ha spiegato la donna durante il collegamento. “Sono tutte menzogne. Tamer mi ha accusato solo per ottenere l’affido della bambina. Vi prego, aiutatemi”.

La vicenda ripercorsa in televisione. Nel corso della puntata la trasmissione ha ricostruito la complessa vicenda giudiziaria che da mesi coinvolge la donna sanremese. Al centro della disputa c’è il procedimento avviato in Egitto per adulterio, ma anche la battaglia legale legata all’affidamento della figlia. Durante il collegamento televisivo, accanto a Nessy Guerra era presente anche il padre Gianpaolo Guerra, che da mesi segue da vicino la vicenda e sostiene la figlia nella battaglia legale e mediatica. L’audio che potrebbe cambiare il processo. Nel frattempo, nelle ultime ore è emerso anche un elemento che la difesa ritiene potenzialmente rilevante per il procedimento. Si tratta di un audio attribuito alla moglie dell’uomo coinvolto nella vicenda, la cui relazione con Nessy Guerra è proprio la circostanza su cui si fonda l’accusa di adulterio nel processo egiziano. Un elemento che potrebbe incidere sulla ricostruzione dei fatti e che la difesa starebbe valutando con attenzione in vista dell’udienza d’appello. Il materiale, secondo quanto emerge, potrebbe rappresentare un tassello importante nella strategia difensiva, tanto da poter cambiare rovesciare la sentenza, anche se il quadro giuridico resta complesso e tutto dipenderà dalle valutazioni della corte egiziana.

La posizione dell’ex marito. Nei giorni scorsi l’ex marito della donna, Tamer, era tornato a intervenire pubblicamente inviando una lunga lettera a diverse redazioni e istituzioni italiane. Nel documento l’uomo sostiene di essere stato assolto in Egitto da tutte le accuse e denuncia quella che definisce una campagna diffamatoria nei suoi confronti. Nella lettera l’uomo ha inoltre avanzato alcune richieste alle autorità italiane per un eventuale rientro nel nostro Paese, tra cui la traduzione e legalizzazione delle sentenze egiziane, la restituzione del passaporto e garanzie per evitare conseguenze giudiziarie in Italia. Richieste che, secondo la legale italiana di Nessy Guerra, l’avvocata Agata Armanetti, non troverebbero però fondamento giuridico. “Tra Italia ed Egitto non esiste alcuna convenzione di reciprocità – aveva spiegato –. Le decisioni assunte in un Paese non incidono automaticamente sull’altro. Sono ordinamenti completamente autonomi”. La legale ha inoltre ricordato che l’uomo ha riportato una condanna a tre anni passata in giudicato in Italia, circostanza che renderebbe impossibile garantire preventivamente l’assenza di conseguenze giudiziarie in caso di un suo eventuale rientro nel nostro Paese.

Una settimana decisiva. Il caso Nessy Guerra resta quindi sospeso tra la battaglia legale in Egitto, l’attenzione mediatica e la richiesta di un intervento politico da parte del Governo italiano. Intanto la petizione online per riportare la donna e la figlia in Italia ha superato le 45mila firme. Tutto ora ruota attorno all’udienza di martedì: se la corte dovesse confermare la condanna, la donna rischierebbe infatti di essere portata direttamente in carcere. Una prospettiva che rende i prossimi giorni particolarmente delicati per la giovane madre sanremese e per tutta la sua famiglia.

Andrea Musacchio

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