Tre persone a processo con al centro un'accusa di riciclaggio con frode informatica.
Ad essere vittima di un raggiro un uomo che credeva di fare un bonifico di 37mila euro ad un'azienda di Torino per l'acquisto di pezzi di ricambio che però non ha mai ricevuto.
Da lì la denuncia ai carabinieri e le successive indagini che avrebbero svelato il raggiro.
La mail della ditta torinese era stata infatti clonata (era stata modificata con minimi dettagli) e dopo aver ricevuto il pagamento era stata effettuata una falsa fattura.
I soldi in realtà erano stati versati sul conto di un ex titolare di un bar di Savona, D. F. (assistito dall'avvocato Lucrezia Novaro) e gli stessi poi smistati su un conto corrente della Lituania con la cifra poi a sua volta bonificata agli altri due imputati, C. S., assistito dal legale Stefano Luca Rizzo e S.F., difeso dagli avvocati Alberto Caselli Lapeschi e Giuseppe Furfaro.
In aula sono state ascoltate le testimonianze del Vice brigadiere Riccardo Di Quinzio e del Luogotenente Nikos Mercuri oltre a Sujata Karunaratne, ex consigliere comunale di Savona e madre dell'ex proprietario di un'attività collocata in Corso Italia.
Quest'ultimo tramite il suo avvocato si è dichiarato estraneo ai fatti specificando di non sapere che la somma ricevuta sul conto fosse provento di un'attività illecita specificando che fosse in attesa di un finanziamento.













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